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Quelle ricette “bocconiane” per abbattere il debito pubblico

5 Agosto 2012

di Paolo Cirino Pomicino
(da “Il Tempo”, 5 luglio 2012)

Ha ragione Francesco Giavazzi quando scrive che il governo dovrebbe trovare subito 100 miliardi di liquidità per evitare di ricorrere al mercato per rinnovare titoli del debito pubblico a medio e lungo termine che scadono nei prossimi otto mesi (100 miliardi appunto di qui alle elezioni). Questi cento miliardi di euro li potrebbe trovare la Cassa depositi e prestiti «scontando » presso la Banca Centrale Europea le quote di società pubbliche già possedute (Terna, Snam Rete Gas e così via) in conti vendita e utilizzare la liquidità per comprare, per l’appunto, cento miliardi di Btp che scadono nei prossimi mesi. L’economista bocconiano (l’Italia è ormai «bocconizzata ») riporta in realtà una proposta già avanzata dalla sezione londinese di Mediobanca con una variabile non di poco conto. Mentre Mediobanca spingeva a una mera operazione finanziaria indebitando la Cassa depositi e prestiti per 200 miliardi e con quella liquidità alleggerire lo stock del debito pubblico italiano di 13-14 punti di Pil, Giavazzi riduce a 100 miliardi l’impegno della Cassa non vendendo quote di società pubbliche. Una differenza non di poco conto tra le due proposte unite, però, da una comune convinzione che bisogna dare un colpo secco al nostro debito pubblico come da circa un anno predichiamo inascoltati. L’urgenza di questo intervento è tale da poter utilizzare pro quota entrambe le proposte nel breve periodo aggiungendo poi, e questa è la nostra vecchia proposta, nuove entrate «una tantum » chiedendo a quel 10 per cento di italiani che controllano circa il 50 per cento della ricchezza nazionale un contributo volontario alle casse dello Stato con un premio per quanti lo dovessero versare. Senza scendere nel dettaglio peraltro più volte illustrato non è possibile in un momento così grave per l’economia del Paese sotto attacco della speculazione finanziaria lasciare indenne dai sacrifici la parte più ricca del Paese mentre abbiamo chiesto di tutto e di più a milioni di famiglie del ceto medio e della parte più debole del Paese. Un po’ di vendite secondo la proposta Giavazzi, un po’ di operazioni finanziarie della Cassa depositi e prestiti attraverso un suo parziale indebitamento e un po’ di sacrifici chiesti a quella ricchezza nazionale che dovrebbe essere la più interessata a difendere le sorti dell’economia nazionale perché facendolo difende anche se stessa sarebbe quel mix capace di far uscire il Paese dall’angolo in cui si può trovare nei prossimi mesi senza sacrificare parte della sua sovranità nazionale. All’emergenza si risponde con rigidità, senza andare troppo per il sottile, così come si risponde alla speculazione finanziaria attivando, in sintonia con altri paesi dell’Unione, delle task force miste tra servizi d’informazione, guardia di finanza e carabinieri, per colpire chi da tempo sta giocando sporco sui mercati internazionali. A brigante, brigante e mezzo, diceva Sandro Pertini e mai come questa volta c’è bisogno che il governo risponda per le rime ai banditi dal colletto bianco di fuori e marcio di dentro.


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Bart