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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Racconto: I figli di Ludovico #5/7

22 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

I figli di Ludovico #5

Si era in piena estate. Sulla veranda, seduta nella sedia a dondolo, Rachele guardava i suoi due ragazzi. Un velo di malinconia la sorprese.
  Era giunta l’ora che i grilli cominciano a cantare, e anche le rane nei fossi gracidano, e l’estate si fa prodiga di incantamenti. Sandrino stava immobile davanti al pollaio e osservava le galline dormire. Margherita gli si accostava ogni tanto e gli prendeva la mano.
  Pensavano ai cari lontani, e soprattutto alla piccola Chiara, che chissà dov’era andata.  

  Si raccontava di Ludovico quest’altra leggenda.
  Un anno in paese accadde un fatto molto strano. Una donna, capitata a “La rondine” per delle compere, era stramazzata al suolo e il medico prontamente accorso ne aveva solo potuto constatare la morte. Qualche tempo dopo, un’altra donna, giovane e molto bella, già promessa sposa, durante la mietitura era piombata a terra tra le grida delle compagne, e questa volta la morte era sopraggiunta dopo terribili spasimi. Si era contorta tra il fieno, ed erano uscite dalle sue labbra bestemmie terribili.
  Toccò poi a un bambino, travolto dalle ruote di un carro. Infine una ragazza fu trovata affogata nel rio, vicino alla casa di Ludovico.
  Così, una sera, gli uomini, radunatisi alla locanda, convennero che bisognava fare qualcosa, perché in paese viveva una strega.
  «Finché non la troviamo, nessuno di noi può stare in pace. »
  Andò anche Ludovico, ed espose un piano. Certi uomini dovevano vigilare, raccogliere confidenze, sapere e vedere tutto.
  Seguirono, però, altre morti improvvise.
  Alla locanda non se ne poteva più. Uno degli uomini incaricati, di nome Selvatico, sbraitava più degli altri. Una sera, montato sul tavolaccio, persa la testa, fece il nome di una donna. Disse che si doveva bruciare. Era lei la strega. Intorno a Selvatico si formò una pattuglia di scatenati che uscì dalla locanda per andarla a cercare.
  La sua casa era nel bosco. Brutta, col naso adunco, aveva avuto chissà da chi una figlia, e questa, al contrario della madre, era la creatura più bella e delicata che si trovasse in quei luoghi, ed era davvero tanto singolare la sua bellezza che forse non se ne trovava l’eguale per molte e molte miglia all’intorno.
  «Come si spiega che una donna così brutta abbia potuto generare una fata? » dicevano tra loro quelli che stavano seguendo Selvatico.
  «Selvatico sente lo zolfo dell’inferno, e se dice che quella donna è una strega, gli si deve credere. »
  Oltrepassarono la casa di Ludovico. Berto era ancora piccolo e stava sull’uscio accanto alla mamma. Guardava il suo papà che gli veniva incontro per abbracciarlo.
  Giunsero al bosco e scesero al rio dove, in un punto oscuro, viveva la donna.
  Selvatico la chiama. La donna è in cucina. Avverte che c’è qualcosa nell’aria che è contro di lei. La figlia è consapevole di quel disagio, esce lei, invece della mamma, e Selvatico se la vede davanti, bella e ammaliatrice come una regina del bosco.
  «Vattene » le grida.
  «Fai venire tua madre » urlano anche gli altri, mostrando i fucili.
  E la donna compare sull’uscio.
  Sparano, e lei muore.
  Gli uomini si aspettano un qualche evento eccezionale, magari che il diavolo, uscito da quel corpo ormai inutile, si mostri a loro e li irrida.
  Stanno in attesa; tengono i fucili puntati sul corpo che non dà più segni di vita, affogato nel sangue.
  Selvatico si avvicina; punta le canne della doppietta sul viso della morta; con un brusco spintone allontana la ragazza, che è chinata sulla madre. La rovescia a terra.
  «Esci, satana! » grida.
  Ludovico è lì, ammutolito.
  Selvatico afferra la ragazza.
  Gridano gli altri:
  «È strega anche lei. È figlia del diavolo! »
  Selvatico la solleva per la gola; e mentre la guarda negli occhi preme la canna del fucile contro il suo ventre.
  È a questo punto che grida Ludovico. E il suo urlo squassa il cielo. Gli uomini si voltano verso di lui. Ma Ludovico ha già sollevato Selvatico; come un fuscello lo scaraventa in aria.
  Allora gli sparano contro. Ma non lo feriscono le pallottole, e Ludovico afferra i loro fucili e li accartoccia.
  Selvatico è disteso a terra. È svenuto.
  Gli uomini se ne vanno; solo Ludovico resta accanto a lui.  

  Berto ragazzo aveva dimestichezza col fiume. Andava coi compagni, e qualche volta v’incontrava il padre. Ludovico, già in mezzo alla corrente, lo chiamava. Subito   Berto lasciava gli amici. Smessi i pantaloni, si tuffava.
  Anche quando il fiume era gonfio andavano.
  Se non c’era il babbo, Berto non aveva rivali tra i compagni.
  Rachele lo aveva incontrato proprio sul fiume. Non era la prima donna che si invaghiva di lui. Ma fu Berto che avvertì la novità nel cuore, e fremette e palpitò. Risalito l’argine, parlò con lei.  

  Sotto la luna, Rachele, ancora seduta sulla sedia a dondolo, era pervasa da una sottile malinconia.
  Il bosco disegnava ombre cupe e profonde.
  Chiamò i figli, li volle accanto a sé.
  «Mamma, dov’è il babbo? » domandò Sandrino senza piangere.
  Allora Rachele – senza sapere perché – narrò ai figli di quella disperazione, tanti anni prima, di nonno Ludovico, e della morte di Selvatico, che dal giorno che aveva ucciso la strega non aveva avuto più pace, come se la sua anima si fosse definitivamente dannata.
  «Videro galleggiare il suo corpo nel fiume. Girava su se stesso, impigliato sotto gli archi del ponte, e la corrente non riusciva a staccarlo da lì. »
  «E che avvenne della ragazza? » domandò Margherita.
  E Rachele, quasi le parole le venissero suggerite da quelle ombre che si affacciavano dal bosco, cominciò a narrare questa storia.
  Erano trascorsi molti anni dalla morte della strega, e tutto cominciò proprio al tempo che fu ritrovato il corpo di Selvatico.
  Certe notti, dei viandanti, ma soprattutto cacciatori che s’inoltravano nel bosco, giunti nei pressi della vecchia casa abbandonata, dicevano di udire un canto. Contro la loro volontà, si avvicinavano, e così vedevano la figlia della strega, la bella ragazza che aveva incantato Selvatico. Se ne stava seduta sull’erba, proprio sulla riva del rio, e sembrava non accorgersi di chi si avvicinava. Continuava il canto, ed era così dolce la melodia che tutti ne restavano affascinati. Qualcuno, dopo quella sera, non era più ritornato a casa, sparito come fosse stato inghiottito dalla foresta; altri al mattino erano corsi alla locanda e avevano gridato bestemmie; infine, accasciati dietro il banco, erano morti.
  «È tornata la strega » cominciò a dire qualcuno.
  E Amelio rammentava ciò che aveva raccontato suo padre della furia di Ludovico.
  «Non si deve andare » raccomandava.
  «Quel luogo è maledetto! » dicevano altri.
  Ma c’era tra loro un nuovo Selvatico; e così, una sera, la luna piena, partirono. Davanti alla casa di Berto, lo chiamarono.
  «Ammazziamo la strega » gli dissero.
  Udito il frastuono, anche Ludovico si affacciò, e parve la sua vecchiezza mostrarsi tutta intera. Il giovane Selvatico si ritrasse allorché lo vide comparire sull’uscio.
  Non disse nulla, Ludovico, e quando Berto gli passò accanto per unirsi ai compagni, nemmeno allora fiatò. Guardò il figlio, e pensò che qualcosa della sua vita stava per ricominciare.
  La casa della strega era disabitata da quel tempo. I muri erano caduti; il tetto in parte aveva ceduto e si vedevano sparsi all’intorno tegole e calcinacci.
  Udirono il canto della ragazza.
  «Com’è bella! » commentarono quando apparve.
  La ragazza questa volta li sentì, e si voltò a guardarli.
  Continuò il canto.
  Scendevano i lunghi capelli dietro la schiena.
  Il giovane Selvatico, avvicinatosi, le appoggiò la doppietta sul viso e sparò.
  Allora ebbe Berto il sussulto del padre. Ma, questa volta – incredibile a dirsi – a terra non videro il corpo della ragazza. E neanche il giovane Selvatico c’era più, entrambi svaniti nel nulla. Restarono increduli; e i cani che avevano portato fuggirono nel bosco. Non ne tornò indietro nemmeno uno: morti, si disse, e di come e di che cosa non si seppe mai.
  Cominciarono a frugare in cerca della donna; anche Berto s’inoltrò nel bosco. I compagni non riuscivano a stargli dietro. Nel camminare, non sembrava più un uomo.


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Bart