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Raccontatela ai gonzi

8 Settembre 2010

Questi qui ci vogliono infinocchiare. Ma chi si credono di essere? I padroni del vapore? Hanno sbagliato elettorato. Non hanno più un elettorato composto da gonzi. Questo poteva succedere nella prima Repubblica. Ma da quando gli elettori scelgono maggioranza e premier è assai più difficile dargliela a bere.

Cominciamo dai comportamenti di Fini quale terza carica dello Stato.

L’altra sera un costituzionalista, di cui non ricordo il nome, diceva che la possibilità di richiedere le dimissioni del presidente di una delle due Camere era possibile con lo Statuto Albertino, roba dell’Ottocento, ossia.

Oggi non lo è più e citava ad esempio un discorso di Fausto Bertinotti del dicembre 2007 (e qui), con il quale egli criticava aspramente il governo di Romano Prodi. Con questo precedente, il superficiale costituzionalista assolveva Fini.

I casi sono molti differenti. Non si possono paragonare due eventi non contestualizzati allo stesso modo.
Bertinotti  a fine  2007 avanzava critiche ad un governo che stava per lasciare il suo incarico (di lì a poco ci sarebbero state le nuove elezioni che premiarono l’attuale maggioranza).

Nel caso di Fini, egli ha messo in crisi, con uno stillicidio critico durato due anni, un governo nel pieno dei suoi poteri e con una maggioranza mai vista nella storia della nostra Repubblica.

Fini si è adoperato a disfare la governabilità. Bertinotti prendeva atto della non governabilità.
Chi non capisce la differenza si accontenti di portare le mucche all’alpeggio e non pretenda di interessarsi di cose più grandi di lui. Costruire teorie e raffronti quali ho sentito in questi giorni, significa contraffare la verità.

Fini è un disfattista. Bertinotti non lo è stato. Il caso di Fini non ha alcun precedente ed è perciò importante che Napolitano intervenga nei modi che riterrà opportuno per salvare il Paese da una deriva istituzionale, che non riguarda affatto il governo, ma la terza carica dello Stato. Se Berlusconi e Bossi saliranno al Quirinale lo faranno in qualità di leader di una maggioranza che è stata scelta dagli elettori, una maggioranza che va ben oltre l’importanza di Napolitano. La supera, perché espressione della volontà popolare. Napolitano non può snobbarla e lavarsene le mani alla Ponzio Pilato.

Veniamo ora, e di nuovo, a Napolitano.

Se si legge la Costituzione, da nessuna parte sta scritto che Napolitano è il garante delle Istituzioni. Eppure una Costituzione materiale ha tramandato questo principio che nessuno ha mai messo in discussione.

Se qualcuno sventolasse la Costituzione, come Fini ha sventolato il Regolamento della Camera, tutti ne riderebbero, perché ormai la Costituzione materiale che vuole il Capo dello Stato garante delle Istituzioni è sul punto consolidata.

Così vale per il presidente della Camera. Una Costituzione materiale vuole che egli si mantenga sempre super partes e non intervenga nelle questioni di partito. Può anche parlare di politica, ma guai ad esternare sulla vita interna di un partito e addirittura sull’attività di governo. In questo errore è caduto più volte lo stesso Napolitano, a dimostrazione che la Costituzione non l’hanno ancora imparata neppure i vertici dello Stato. Napolitano può intervenire e criticare il governo,come ha fatto più di una volta,  ossia un potere istituzionale distinto dal suo, e si rifiuta di intervenire su di un potere istituzionale, quello della terza carica dello Stato, altrettanto distinto dal suo? E perché contro il governo Berlusconi sì, e nei confronti del presidente della Camera no? Non è degno di rispetto costituzionale anche il governo?

Essendo intervenuto sul governo, egli può benissimo intervenire anche sulle irregolarità clamorose commesse dalla terza carica dello Stato. Ben più gravi di quelle relative agli indirizzi economici del governo.

Che non si pensi di infinocchiarci. Che questa cosa la si vada a raccontare ai gonzi, sempre pronti all’ossequio del potere. Come è il caso, per esempio, e senza offesa, di Sergio Romano, che scrive:

“Esiste un «caso Fini »? Non sembra che nel sistema politico italiano vi siano norme a cui ricorrere in queste circostanze (anche se nel momento in cui fondasse un nuovo partito dovrebbe riflettere sul suo ruolo).”

Vorrei chiedere, a Sergio Romano e ai costituzionalisti lecchini del Quirinale, come riempiono, lui e loro, di significato l’espressione “garante delle Istituzioni”.

Come le garantisce le Istituzioni, Napolitano? Lavandosene le mani come Ponzio Pilato?

Egli è un primus inter pares. La sua qualifica di garante si può esercitare in un solo modo: assicurare i cittadini che le cariche istituzionali super partes, lo siano per davvero e non surrettiziamente.

Ora non vi è alcuno, opposizione compresa, che non sappia che Fini l’ha fatta fuori dal vaso da molto tempo, e pure con una certa arroganza; che sfida le Istituzioni e, a mio avviso, nel momento in cui sventola il regolamento della Camera, sfida pure il garante delle Istituzioni, ossia il capo dello Stato. Rinchiudendosi dentro un recinto nel quale nessuno ha diritto di entrare, il presidente della Camera si dichiara intoccabile e con le mani libere. Pretende, ossia, una immunità superiore a quella del capo dello Stato!

Invece, proprio perché la Costituzione non ne ha fatto oggetto di un articolo specifico, come ha fatto, al contrario,  per la prima carica dello Stato, significa che il presidente della Camera non può stare al di sopra di Napolitano, e può essere giudicato e rimosso pure lui e per questioni meno importanti che l’alto tradimento. Non ci piove. Se Napolitano, massima carica dello Stato, non gode dell’intoccabilità, non possono goderne neppure la seconda e la terza carica istituzionale.

Attenzione, dunque, giacché l’intoccabilità conclamata da Fini e protetta da costituzionalisti troppo ossequienti (e magari domani pronti ad esprimersi all’incontrario) a questo conduce: ossia: nulla sta scritto e perciò tutto è lecito. Perfino, magari, trafficare in proprio, avvalendosi della carica istituzionale, come sembra sia accaduto.

Le opposizioni stiano attente pure loro a ciò che fanno. Nei comportamenti tanto di Fini che, ahimè,  di Napolitano si nascondono gravi e profonde lacerazioni della prassi costituzionale, che aprono precedenti assai pericolosi.

Il capo dello Stato ha, dunque, il dovere di intervenire. Scelga lui i modi. Ben vengano anche un colloquio con il presidente della Camera e un tentativo di persuasione nei suoi confronti a lasciare la carica istituzionale per dedicarsi con piena libertà a quella di leader di partito. Può essere pure un semplice consiglio. Ma i cittadini devono sapere se questo consiglio glielo ha dato e se Fini lo ha respinto. È la stessa cosa che i cittadini chiedono per il noto scandalo che coinvolge sempre, e ancora, la terza carica dello Stato.

Non faccia, dunque, Napolitano, il Ponzio Pilato.   Altrimenti saremmo costretti a non riconoscerlo più come garante delle Istituzioni. Non per partito preso, ma perché sarebbe stato lui a tirarsene fuori.

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“Ecco cosa chiedere al tesoriere di An” di Camilla Conti. Qui e qui.Casa di Montecarlo. Dimissioni di Fini e altro. Qui.


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