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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Racconto: I figli di Ludovico #6/7

23 Settembre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
;[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

I figli di Ludovico #6

II  

¬† Ludovico veleggiava nell’aria come se vi fosse stato da sempre.
¬† Quando Chiara aveva qualche incertezza, o s’impauriva, Ludovico correva da lei con quella destrezza del volo che lo faceva somigliare proprio alla poiana che avevano incontrato. Il pi√Ļ delle volte, andava con ritmo lento e quasi si fermava, e si guardava intorno. Era giunto ad una tale altezza che non scorgeva laggi√Ļ in basso pi√Ļ niente.
¬† Dov’era finita la Terra? ¬†

¬† Stringa era uno dei tanti frequentatori de “La rondine”, dove trascorreva molte ore del giorno. Buon giocatore di carte, faceva coppia fissa con il vecchio Frullana.
  Andava in collera facilmente, e così accadde un giorno che, durante una partita, Frullana sbagliò a calare la carta.
¬† ¬ęOra s’√® perso, bischero! ¬Ľ gli disse Stringa.
  Frullana si morse le labbra, e ci fu anche chi gli batté la mano sulla spalla e lo canzonò:
¬† ¬ęMeglio la frullana nel campo, d√†i. ¬Ľ
  Intorno ai tavoli da gioco, che diventavano numerosi appena scendeva la sera, si radunava molta gente. Si levava sempre il mormorio quando qualche giocatore sbagliava.
¬† Amelio era pi√Ļ che soddisfatto; gli affari andavano a gonfie vele, e lui girava tra i tavoli a mescere vino.
¬† ¬ęPrendo il tuo posto ¬Ľ disse a Frullana Tonio, che, da poco entrato, moriva dalla voglia di battere la coppia che era riuscita a spodestare il Guercio e Buzzino.
¬† Frullana s’alz√≤ a malincuore al cenno di quel gigante.
  Stringa non disse nulla.
  Si ricominciò; e la fortuna e la destrezza vennero a premiare i due.
  Tonio trincava forte, ma anche Stringa non era da meno.
¬† Partite si giocavano anche sugli altri tavoli, ma quella di Stringa e Tonio da una parte e Ciortellora e Chiodo dall’altra era senza dubbio la pi√Ļ interessante, e tutti pressappoco stavano intorno a loro.
  Ad un certo punto il momento si fece delicato; scese nella locanda un gran silenzio. Recandosi a servire gli altri tavoli, Amelio lo faceva in punta di piedi per non disturbare.
  Calò Tonio e sbagliò la carta.
¬† ¬ęSei un bischero anche te! ¬Ľ grid√≤ Stringa, che di errori a carte ne faceva pochissimi.
  Tonio non stava agli scherzi; avvampò.
¬† ¬ęDa quando hai perso Berto, sei una schiappa ¬Ľ rincar√≤ la dose un altro tra gli spettatori.
  Tonio si alzò in piedi, alto e massiccio come un elefante, e non capì Stringa, quando si ritrovò disteso a terra, quel che gli fosse accaduto.
  Scosse il capo.
¬† ¬ęBrutto maiale! ¬Ľ grid√≤, con l’occhio tutto ammaccato, e a testa bassa gli si gett√≤ contro. Ma Tonio gli assest√≤ un tale gancio che si sent√¨ schioccare la mandibola di Stringa. Ripiomb√≤ a terra mezzo morto.
¬† ¬ęAvanti a chi tocca ¬Ľ si mise a gridare Tonio, e guardava ora uno ora l’altro degli spettatori, e attendeva una nuova sfida.
¬† ¬ęQuel maiale, ci vorrebbe Rachele a domarlo ¬Ľ brontol√≤ Stringa, che ormai non poteva temere di peggio.
  Tonio si voltò. Sbavando dalla bocca, si avventò su di lui, e come se tenesse una bottiglia tra le mani, lo scaraventò contro il bancone.
¬† ¬ęOra basta, Tonio ¬Ľ grid√≤ finalmente Amelio, levandosi il grembiule.
¬† E Tonio parve riconoscere in lui l’avversario che poteva liberarlo dalla furia che lo dannava.
¬† ¬ęFatti sotto, coglione ¬Ľ gli grid√≤.
  Quindi preparò le braccia e serrò i pugni come fa un pugile di professione, e attese che Amelio gli venisse incontro.
¬† Amelio fu davanti a lui; e la calma che riusciva ancora a mostrare sembr√≤ insinuarsi come una miccia dentro la mente di Tonio, e provocarvi un’esplosione. Rapido Amelio lo afferr√≤ per la vita, e mentre Tonio sferrava violenti pugni a destra e a manca senza trovare il bersaglio…
¬† ¬ęAncora una mossa e ti spezzo in due ¬Ľ gli disse, digrignando i denti.
  Si afflosciò la violenza di quel bestione.
¬† Amelio, che era abituato a liti come quelle, lo accompagn√≤ infine al tavolo pi√Ļ vicino e l’aiut√≤ a sedersi.
¬† Tonio non parl√≤ pi√Ļ. ¬†

¬† L’inverno piomb√≤ sul paese all’improvviso, e fu rigidissimo. Ai primi di dicembre, anzitempo, cadde la prima neve. Dapprima carezz√≤ i campi, prese confidenza coi tetti e i viottoli della collina, poi, dopo una pausa di qualche giorno, il cielo sin dal mattino di nuovo si fece bianco, basso e pesante. I paesani di continuo lo spiavano. Divennero pensierosi.
¬† Infine nevic√≤ a pi√Ļ non posso. Dalla porta e dai finestroni della locanda la gente stava con le punte dei nasi sui vetri a guardare il cielo.
¬† ¬ęSar√† un brutto inverno ¬Ľ s’azzardava a pronosticare qualcuno.
¬† La strada si riemp√¨ presto di neve, e tutto il paesaggio divenne d’un colore bianco immacolato.
  Poi, sulla sera, passarono alcuni carri, e comparve qualche cane, che prese a guaire davanti alla porta della locanda. Le donne stavano tappate in casa.
¬† Nei giorni seguenti continu√≤ a nevicare forte. La gente cominci√≤ a soffrire di pi√Ļ.
¬† Rachele non s’era pi√Ļ vista in giro. Stava coi figli e badava alle bestie come poteva.
  Vicino Natale, il villaggio dove abitava Rachele con altre poche famiglie si trovò isolato dal paese. La strada era gonfia di neve, e anche andando a piedi non si riusciva a fare che pochi passi, tanto si sprofondava.
  Alla locanda, gli uomini non sapevano che fare.
¬† ¬ęMai visto un inverno cos√¨ ¬Ľ diceva ogni tanto qualcuno.
¬† Il gioco delle carte s’era fatto raro.
¬† La vigilia di Natale si sparse la voce che intorno alla casa di Rachele la notte s’erano visti i lupi. Rachele aveva preso il fucile e sparato qualche colpo, ma i lupi, arrivati lo stesso fino alla porta, erano saliti sui davanzali delle finestre, digrignando i denti, ululando.
  Rachele ne temeva il ritorno. Stava coi figli e attendeva.
  Infatti i lupi tornarono.
¬† Qualcuno port√≤ la notizia alla locanda, dov’era anche Tonio. Stava in silenzio appoggiato al muro, lo sguardo rivolto alla finestra e alla neve, che veniva gi√Ļ a fiocchi grandi.
¬† Sente. Ascolta. Va incontro all’uomo che parla.
¬† ¬ęChe dici, bestia! ¬Ľ
¬† ¬ęQuesta volta Rachele se la mangiano i lupi. ¬Ľ
  La furia di Tonio è ora contro la natura che gli porta una sfida.
¬† Spalanca la porta ed √® in strada. Prende il sentiero che conduce al villaggio. Passa le prime case. Sente l’ululato dei lupi.
  Li vede. Sono davanti alla casa di Rachele; graffiano la porta. Altri arrivano usciti dal bosco.
¬† Rachele spara qualche colpo. I lupi l√¨ per l√¨ fuggono, ma subito dopo ricomincia l’assalto alla porta e ai vetri delle finestre. Alcuni tentano di forzare l’ingresso del porcile e del pollaio. Rachele spara ancora.
  Quando compare Tonio, i lupi si voltano verso di lui. Anche il grosso capobranco. Tutti si fermano, però, e solo quel bestione corre verso Tonio. Fa il salto, ora. Tonio ha in mano il coltello, si china appena, e il lupo gli è sopra la testa, il ventre e le zampe sono tese sopra di lui. Tonio è svelto, con il coltello lo colpisce, lo apre, e la bestia stramazza alle sue spalle già morta.
¬† Rachele ha sentito. √ą dietro la porta e cerca di capire cosa sta accadendo l√† fuori. Il branco ha visto; la febbre della fame incalza i lupi. Ed ecco che tutti insieme partono e corrono nella direzione di Tonio. Uno dopo l’altro balzano su di lui. Tonio agita il coltello; qualche lupo cade, rantola a terra. Ma altri ancora giungono. Si piega Tonio, si protegge con le braccia intorno al collo. Un lupo lo azzanna alla gola.
¬† √ą disteso a terra, ora, Tonio, e i lupi si sfamano a morsi.


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Bart