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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Racconto: Margherita #1/13

3 Ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Margherita  #1

Romano Bilenchi: “In definitiva sappiamo bene che lo scrittore non ha che un fine: esprimere se stesso.” (“La fiera letteraria”, 5 ottobre 1967)

I

Durante il corso dei suoi pensieri, Jacopo aveva intravisto una mosca, posata sulla parete bianca del suo studio. Era l√¨, immobile; pareva non infastidire nessuno. Ma quell’immobilit√† era una sfida. Si alz√≤ piano piano, si avvicin√≤ all’insetto, e fu fulminea la presa. Della mosca pi√Ļ alcun segno. Svanita. Avvicin√≤ il pugno chiuso all’orecchio. Desiderava ascoltare il ronzio di quella vittima senza pi√Ļ speranza. Ma non sent√¨ niente. Si guard√≤ intorno. Non vedeva tracce di lei. Dunque era proprio nel suo pugno. Coi polpastrelli cerc√≤ di tastarla. Niente. Apr√¨ allora un piccolo, piccolissimo, invisibile varco per spiare. Lo fece con mille attenzioni. Ma la mosca, rapida pi√Ļ del fulmine, zac, sgusci√≤ tra le sue dita, e vol√≤ libera per la stanza. La vide posarsi sul soffitto. Restava immobile, lass√Ļ. Perch√©? E di nuovo avvert√¨ la sfida. And√≤ a prendere nel ripostiglio la scala, attravers√≤ il corridoio camminando in punta di piedi. Rientr√≤ nello studio. Era ancora lass√Ļ sul soffitto bianco, in attesa. Lo stava guardando? Pose la scala proprio sotto l’insetto nero, e piano piano sal√¨. Si ferm√≤ prima dell’ultimo gradino. Allung√≤ il braccio, e infine scatt√≤. Anche questa volta l’aveva imprigionata, ne era certo. Ronzava e si muoveva dentro il suo pugno chiuso. La sentiva, finalmente, che aveva paura di lui. Scese la scaletta, contento di s√©.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Ma volle fare di pi√Ļ. Attento a non farsi fregare un’altra volta, sollev√≤ una delle quattro dita piegate sul palmo della mano, adagio, adagio; gi√† gustava la visione, quando all’improvviso, zac, la mosca, allo stesso modo di prima, rapidamente guizz√≤ via. Aperta la mano, non c’era pi√Ļ. Dov’era ora? Abbass√≤ lo sguardo sul suo computer. Era l√¨, proprio davanti a lui, posata sul piccolo schermo luminoso. Stava immobile, e pareva non curarsi della sua presenza. Se avesse fulmineamente fatto la mossa, senza pensarci su, l’avrebbe presa? E cos√¨, quando intu√¨ che non c’era modo di sottrarsi, come una molla pass√≤ la sua mano su quell’insetto insignificante. Ma lanci√≤ un urlo di disperazione allorch√© vide coi suoi occhi sgranati che la mosca se n’era gi√† volata via, prima che lui muovesse quell’attacco inutile. ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† La sera venne a chiamarlo Margherita. Parcheggi√≤ l’auto in giardino e sal√¨ su quella di Jacopo. Andavano verso il mare, a Viareggio o a Tonfano. Avrebbero deciso durante la corsa. Margherita si portava addosso una giornata terribile. In ufficio, il telefono non aveva mai smesso di squillare. Un inferno. Meno male che la sera sarebbe uscita con lui. Questo solo pensiero le aveva dato la forza di sopportare. Jacopo stava ad ascoltarla, ma non riceveva tutte le parole. Come sempre, ogni tanto svagava.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Avevano preso la strada che attraversa la pineta di Migliarino. Le prostitute spuntavano dappertutto. C’erano anche dei viados mescolati con le donne. Jacopo si ferm√≤ davanti ad una di loro, che indossava una vistosa minigonna e mostrava le belle gambe. La donna si avvicin√≤ al finestrino ma, accortasi di Margherita, fece una smorfia e si allontan√≤ brontolando. Margherita s’infuri√≤ con Jacopo. Lui ingran√≤ la marcia e pigi√≤ al massimo l’acceleratore. Alle porte di Torre del Lago, lo ferm√≤ la Stradale. Cerc√≤ delle scuse, prov√≤ anche a dire che Margherita stava male e correva all’ospedale di Viareggio. Il poliziotto si abbass√≤ a guardare Margherita, che invece disse: ¬ęNon stia a guardarmi. Sto bene. √ą un bugiardo. ¬Ľ Il poliziotto volle vedere la patente e il libretto di circolazione. Fece un paio di giri intorno alla macchina, e trov√≤ anche che c’era un fanalino posteriore che non andava. ¬ęPaga e andiamocene ¬Ľ disse Margherita. E Jacopo invece invent√≤ che non aveva uno straccio di lira con s√© e attese che redigesse il verbale. L’altro poliziotto intanto, che era rimasto sulla strada, aveva fermato un’auto, e poco dopo la lasci√≤ andare. ¬ęE a quella non gliela fate la contravvenzione? ¬Ľ disse subito Jacopo. ¬ęPensi ai cavoli suoi ¬Ľ rispose il poliziotto. Espletate le formalit√†, Jacopo salut√≤ con una smorfia, e pigi√≤ di nuovo a tutto gas l’acceleratore.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Decisero di cenare a Torre del Lago, invece che a Tonfano. Alla chiesa voltarono a destra e andarono sul lago. Le acque erano quiete, e nell’istante in cui spense il motore si fece un gran silenzio. Il mondo parve all’improvviso allontanarsi, e Jacopo esit√≤ ad uscire dalla macchina, ed anche Margherita se ne rest√≤ ferma ad aspettare.
                Ma che cosa?  

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Dopo gli sconvolgimenti sociali di quegli ultimi anni, in Italia non si delineava ancora quel nuovo che doveva rassicurare le coscienze, e si era diffuso piuttosto il convincimento che ciascuno doveva badare a s√© ed arrangiarsi meglio che poteva. Dagli altri e dalle Istituzioni soprattutto non ci si doveva attendere che fregature. Era una nuova e pericolosa anarchia che si stava diffondendo nel Paese e faceva proseliti specialmente tra i giovani, i quali dalla delusione provata, che aveva dato il colpo mortale alle loro speranze, ricavavano la lezione che stando fermi a sopportare gli eventi si era proprio dei perfetti idioti; invece ci si doveva muovere in tutte le direzioni ed arraffare quanto pi√Ļ si poteva.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Per questi ed altri motivi, stentava a formarsi nel Paese una nuova classe dirigente che sostituisse la vecchia, e tutti ormai la pensavano allo stesso modo, e cio√® che era assai meglio badare ai fatti propri, piuttosto che alla politica, e non ci si faceva meraviglia pi√Ļ di tanto se l’Italia era ridotta a una jungla.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Per campare, Jacopo si arrangiava con qualche traduzione dall’inglese, e scrivendo ogni tanto degli articoli sui giornali. Dei soldi, di averne tanti o pochi, gli interessava solo in parte; gli piacevano le donne e una buona fetta del suo guadagno prendeva quella via. Si era guastato, diceva sua madre, col vizio delle donne, e frequentare, come faceva lui, prostitute raccolte dalla strada, non c’era possibilit√† ormai che si salvasse. ¬ęIntossicano il sangue ¬Ľ gli grid√≤ una volta.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Margherita, infatti, l’aveva conosciuta in quel giro. L’aveva sentita subito speciale pi√Ļ delle altre, e se l’era portata a casa. Piano piano, ci si era affezionato. A suo modo, naturalmente. Tanto che, quando non lo trovava in casa, e magari s’erano anche dati appuntamento, accadeva a Margherita di restare ad attenderlo davanti al cancello di casa fino alle due, alle tre, e pure fino alle quattro di notte; voleva vedere la sua faccia quando ritornava, e restava l√¨, non si muoveva, chiusa nella sua macchina. Se lo avesse potuto indovinare dove s’era ficcato quella faccia da schiaffi, quel donnaiolo, non ci avrebbe pensato su due volte e sarebbe stata capace di andarlo a scovare fin dentro il letto della sua nemica, e ci si sarebbe messa anche lei sotto le stesse lenzuola, tanto la gelosia la sconquassava.
                Stare con Jacopo era diventata la sua ragione di vita. Sentiva che vivere con lui era come legarsi ad una speranza. E lei aveva bisogno di sperare.
                Stavano ancora cenando.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Si sent√¨ all’improvviso il fragore di un tuono, e subito segu√¨ un furioso temporale. Durante tutto quel tempo, Jacopo e Margherita non pronunciarono una sola parola. Margherita avvertiva che se si fosse messa a parlare e avesse tirato fuori dai suoi recessi le migliaia e forse i milioni di parole che non aveva mai dette, niente avrebbe potuto appagarla come quel silenzio.
                Sfogò il temporale. Da qualche finestra socchiusa entrò un refolo di aria umida, e portò con sé molti profumi.
                Mentre stavano sorseggiando il caffè, si udirono delle grida provenire dalla strada, e anche delle bestemmie e degli insulti.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęDue magnacci ¬Ľ bofonchi√≤ Jacopo.
                Seguì un urlo bestiale.
                Molti clienti corsero alla finestra.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęSi uccidono. Hanno i coltelli. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Qualcuno usc√¨ fuori. C’era altra gente intorno ai due. Anche Jacopo e Margherita uscirono, ed era lei questa volta a trascinarlo.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęCorri, non voglio perdermi niente. ¬Ľ
                La gente stava a guardare come se stesse assistendo ad uno spettacolo da circo. Muoveva le teste a destra e a sinistra e seguiva i vari assalti. Nessuno interveniva. I due gridavano parolacce, e si capiva che si litigavano per questioni di donne e di sconfinamenti.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ę√ą cos√¨ tutti i giorni. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęQuesta volta si ammazzano. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNon ci perdiamo niente. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęLe puttane per√≤ ci fanno comodo, a noi uomini ¬Ľ disse uno, che dopo aver parlato si volt√≤ a guardare Margherita, riconoscendola.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęLasciami in pace ¬Ľ disse subito lei.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Ad un tratto, con un calcio scaraventato in mezzo al petto, il pi√Ļ piccolino dei due atterr√≤ l’altro e gli fu sopra. Rapido tagli√≤ la gola. Quindi scapp√≤ verso il lago e non si vide pi√Ļ, inghiottito dalla notte. Anche la gente se ne and√≤. Dopo pochi minuti non ci fu pi√Ļ nessuno. Rest√≤ il morto, solo come un cane.


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Bart