di Bartolomeo Di Monaco
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Margherita #10
Stella veniva a trovarlo sempre più spesso, contenta di lui, ma Jacopo pensava ora a Margherita. Tra le fiamme della propria perversità scorgeva i lineamenti della donna svanita nel nulla, la quale aveva avuto per lui le sole parole di tenerezza che fossero riuscite a penetrare la sua ruvida scorza di uomo.
Tornò alla Costanza, e una sera che era pieno di livore, se la prese con una prostituta che non aveva saputo rispondergli, e la sbatté sull’asfalto. Stava per pestarla coi piedi, mentre lei aveva gli occhi sbarrati dal terrore, quando accorsero gli uomini nascosti nella pineta, e uno lo afferrò per le spalle. Jacopo si divincolò e lo colpì con una testata, e quello cominciò a sanguinare e a bestemmiare. Fecero infine una cintura intorno a lui, e Jacopo pareva una belva, e urlava parole che non avevano senso per nessuno, e levava calci e pugni in tutte le direzioni.
Tornò a casa disfatto, e fu una notte terribile quella che trascorse in cerca, nei suoi deliri, di Margherita.
Da qualche tempo sono ritornati i preti a difendere gli ultimi della Terra. Sono in prima linea in ogni parte del mondo, e sono quasi sempre giovani coloro che si gettano nella mischia, mettendo a repentaglio la vita. Hanno tempi lenti, spesso secolari, i processi che portano ai mutamenti in seno alla Chiesa, e ciò che accade oggi è frutto delle lotte di ieri, del coraggio soprattutto di alcuni temerari che si mossero in mezzo ad un mare di difficoltà, e furono quasi sempre umiliati. Ma è storia conosciuta e qui serve solo il breve richiamo. Dopo l’ultima grande guerra, quelle poche forze si sono moltiplicate. L’ideale ha messo gambe e braccia, e oggi sono visibili i mutamenti.
Contro le croci dei ladroni continuava la protesta della Chiesa. Jacopo non capiva perché ci si opponesse alla punizione esemplare di canaglie di quella risma, e un giorno se la prese con uno di questi sacerdoti venuto, come ora spesso accadeva, fin sotto le due croci, a pregare e supplicare la folla, dicendo che quella era una nuova barbarie che avrebbe prodotto danni peggiori nelle coscienze. La gente rideva, in principio. Qualche prete fu anche malmenato, ma continuava a levare la voce. Jacopo spiegava al prete che quei ladroni erano come la gramigna del vangelo, e andava estirpata.
«La violenza stende tappeti al dolore e alla umiliazione » rispondeva il prete, abbassando ogni volta il tono della voce, quasi che desiderasse che le sue parole fossero tutte per Jacopo, e gli entrassero dritte nell’anima.
«Occhio per occhio e dente per dente, prete. Solo questo va bene per loro! » disse una sera pieno di rabbia Jacopo, e sputò sulle due croci, e la gente lo applaudiva, e urlava al prete che avevano patito abbastanza, e ora era tempo di rivincite, e anche Gesù Cristo stava dalla loro parte.
«Cristo è in mezzo a noi, e non con quei ladroni! » gridavano.
Il prete restava lì a pregare. Dopo le urla dei più scalmanati, si mise in ginocchio e non parlò più. Restò sotto le croci per ore e ore, anche quando tutti se ne furono andati e lassù stavano i due ladroni soli con la loro disperazione. Jacopo si era allontanato, ma non aveva voluto andarsene. S’era fermato sotto gli archi di palazzo Pretorio, e da lì spiava il prete. Che cosa passava nella mente di quel piccolo uomo, che stava lì, sotto le croci, a pregare, in mezzo ad una piazza divenuta deserta, dove non c’era più nessuno a cui potesse mostrare il suo coraggio? Jacopo, invece, ci stava bene in mezzo alla violenza. Erano tempi di crudeltà, e lui sentiva che i sensi ne venivano ristorati, e scaricare la propria vendetta era come rispondere ad un’insolita ma irresistibile chiamata dei sentimenti; essi salivano dal profondo della sua coscienza, e si mettevano ad urlare, ed allora egli li sbatteva in faccia ad un altro uomo. Che cosa c’era di più grande? Jacopo non se ne andava. Stava a guardare il prete. Il quale, ancora inginocchiato, pregava. A sera tarda, venne una squadra di incaricati e controllarono i due ladroni. Il prete non li guardò, ma stette col capo chino, chiuso nei pensieri.
«Sono morti » disse uno di loro. Poggiarono una scala alla croce e un altro vi salì e sciolse i legacci, prima ai piedi e poi alle mani, e il corpo si allungò quando furono slegati i piedi e parve cadere, scivolò lungo il legno; poi si arrestò bloccato dai lacci delle mani. Così allungato nella morte, non sembrava più un uomo, ma lo stesso legno della croce era diventato. L’uomo se lo caricò sulle spalle e discese i gradini. Gli altri lo raccolsero, e tenendo il corpo per le gambe e per le braccia, lo caricarono sul camion. Così fecero per il secondo ladrone. Quando si furono allontanati, si alzò anche il piccolo prete. La poca gente che aveva assistito alla scena rimaneva lì a confabulare. Il prete invece s’incamminò per andarsene; svoltò dietro la chiesa. Jacopo uscì da sotto gli archi e per istinto si mise a seguirlo. Si teneva a pochi passi di distanza. Il prete procedeva spedito. Jacopo gli stava attaccato alle costole come fosse una sua preda. Il prete entrò in via Buia, voltò nel Fillungo, e giunto in piazza San Frediano, girò per l’Anfiteatro. Non c’era nessuno per strada, ed era buio abbastanza. Jacopo, senza pensarci su due volte, si affrettò, lo raggiunse, lo afferrò per le spalle, lo girò verso di sé e gli sferrò un cazzotto tra i denti. Cadde a terra il prete, e Jacopo non si fermava. Non si sentiva ancora pago. Lo riempì di calci e pugni, finché non fu pieno di sangue.
«Dov’è il tuo Dio, prete! » gridò allora, e quell’uomo aveva le mani abbandonate a terra, e lo guardava senza parlare, e anche gli occhi aveva pieni di sangue.
Jacopo di corsa si allontanò, passò di nuovo davanti alla piazza di San Frediano, e avvertiva che erano tempi di rivolta, e lui non ci poteva fare niente, se li sentiva addosso come una nuova pelle, e un giorno sarebbe arrivato il tempo della pietà, e solo allora, forse, egli avrebbe potuto cambiare.
Tutte le società, qualsiasi forma assumano, hanno un privilegio bizzarro che le accomuna, ed è quello di sapersi far detestare. È difficile star bene dentro una società. Essa è capace, per un atroce sortilegio, di rimescolare le coscienze, di rivoltare le convinzioni, di distruggere gli affetti e costruirne di nuovi, di fare ogni cosa insomma che l’uomo da solo non saprebbe nemmeno immaginare. Se fosse stato solo al mondo, senza compagni, e quindi senza società, l’uomo sarebbe potuto diventare facilmente lo specchio di Dio. Nella moltiplicazione della specie s’è insinuato invece il germe devastatore. La Chiesa ha una risposta a tutto questo: sostiene che la causa del male va ricercata nel peccato originale. Ma ciò che resta inspiegabile è il perché la sofferenza dell’uomo debba accompagnarlo per l’intera esistenza della sua specie. Una tale crudeltà può mai appartenere al Dio dei cristiani? Jacopo non ci stava bene al mondo, si sentiva continuamente lacerato, oppresso, qualche volta vinto, pur tuttavia intuiva di essere in sintonia con la vita perché era in sintonia con la società. C’era della cattiveria nella società che gli apparteneva, e considerava la propria violenza un’espressione naturale della sua specie, che nasceva dal più profondo della coscienza, e quindi non il prete, ma lui, era il figlio legittimo di questa Terra.