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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Racconto: Margherita #11/13

13 Ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Margherita  #11

Gli inglesi erano ritornati alla villa. Si era ai primi di marzo. La madre gli aveva telefonato, pregandolo di fare un salto da lei. Si raccomandava che non portasse nessuna delle sue donne, questa volta. Non sapeva niente della scomparsa di Margherita, e nemmeno chiese notizie di lei. Non vedeva il figlio da quei giorni, e non lo avrebbe nemmeno chiamato se non ci fosse stata un’esplicita richiesta dei suoi amici inglesi. Arthur aveva portato un libro uscito da poco nel suo Paese e voleva farne omaggio a Jacopo.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Alla villa sembrava di essere in un altro mondo. Prima di entrare, Jacopo si diresse al piccolo laghetto. C’era qualche rana posata sulle foglie. Appena lo sentirono, saltarono nell’acqua. Le guard√≤ nuotare e sparire con quel loro movimento bizzarro. I grandi platani che circondavano il laghetto erano gi√† pieni di germogli. Pi√Ļ lontano stava il bosco dei lecci; ombroso e cupo per tutto l’inverno, solo in estate s’illeggiadriva. Vi trovavano rifugio stormi di uccelli, e nella bella stagione dai suoi rami uscivano canti a pi√Ļ voci, e ogni uccello s’ingegnava a prevalere sugli altri, ed era una sfida senza quartiere. Certe volte, Jacopo s’era alzato prima dell’alba per ascoltarli, quand’era ancora ragazzo e trascorreva alla villa le sue vacanze. All’insaputa della mamma, si metteva sul pigiama una maglietta pi√Ļ pesante e usciva nel parco, aspettava lo spuntare del sole. Sapeva che il quel momento, cadute le tenebre, quando appariva il primo chiarore, gli uccelli, tutti insieme, ovunque si trovassero, si mettevano a cantare, ed egli avvertiva una magia dentro quel canto. Gli uccelli sembravano presi da un’improvvisa frenesia, si scatenavano, e s’intuiva l’impeto, l’ostinazione, la sfida. Ma a chi? Questo mistero lo stregava, e lui stava l√¨, muto, attonito, e si guardava intorno, e cercava l’oggetto o la causa di quel canto. Ci doveva essere qualcosa di straordinario in quel risveglio, in quell’appuntamento che li riguardava tutti. E Jacopo andava l√¨ certe volte convinto di poter fare una grande scoperta. Si muoveva sotto le fronde, li cercava, li osservava, li vedeva saltare da un ramo all’altro, e di nuovo riprendere il canto. La sua presenza non li infastidiva, ed essi addirittura parevano non accorgersi di lui. S√¨, c’era qualcosa di sorprendente in quell’ora, che egli chiamava “l’ora degli uccelli”.
                Arthur lo aveva sentito e stava sui gradini ad attenderlo. Jacopo risalì lentamente il prato, e quando gli fu vicino, vide che era pensoso. Nel suo accento inglese, Arthur esclamò:
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęMio caro amico, l’Inghilterra √® perduta. ¬Ľ
                Jacopo era abituato ad uscite come questa.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęCome sta Rachel? ¬Ľ domand√≤ invece.
                Rachel lo attendeva con la mamma nel salone, sedute entrambe sotto un grande quadro che raffigurava una scena di Dafne e Apollo, e Dafne aveva già i capelli trasformati nelle piccole foglie di alloro. Anche Rachel non aveva il consueto sorriso.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęQuesto libro √® uscito da poco in Inghilterra ¬Ľ disse subito Arthur, andandolo a raccogliere dal piccolo tavolo dove lo aveva posato.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęL’Inghilterra √® perduta, credimi. ¬Ľ E cominci√≤ a raccontare che la devastazione che aveva presa l’Italia, riguardava ora non solo tutto il Continente, dove si era inasprita traendo vigore da ci√≤ che accadeva nel nostro Paese, ma pure la solida Inghilterra ne era stata contaminata.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęChe cosa sta succedendo, Jacopo? Non reggeremo a lungo in un mondo che non riconosciamo pi√Ļ. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęVoi italiani ¬Ľ disse Rachel con una calma che contrastava l’agitazione di Arthur ¬ęsiete diversi da noi. Voi sopravviverete. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Jacopo s’era messo a sfogliare il libro e dava un’occhiata qua e l√†. Era uscito da poco, gli disse Arthur sedendosi accanto a lui, e gli inglesi si stavano sforzando di capire quegli avvenimenti che ora li colpivano direttamente.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Rachel lasciava parlare il marito, interveniva di rado per mettere nella discussione una calma che mancava ad Arthur, e Jacopo riusc√¨ ad intuire da quelle poche parole che Rachel era stata sedotta dagli avvenimenti, ed ella per istinto avrebbe voluto immergervisi, e perfino distruggersi, per provare l’ebbrezza di una nuova rinascita. Da quei sentimenti di Rachel, capiva che ci√≤ che stava avvenendo in Italia era qualcosa che aveva a che fare con le stesse origini della specie, e dentro vi era il medesimo seme, la stessa energia che aveva dato all’uomo il principio della vita, e forse era un altro big-bang che esplodeva sulla Terra.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Vi era un cos√¨ ingiustificato spavento in Arthur, quanto in Rachel vi era il desiderio di tuffarsi anima e corpo in quell’avventura. ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Alla villa, uno di quei giorni, sul fare dell’alba, si sentirono dei rumori insoliti. Jacopo ed Arthur furono i primi a udire. Si trovarono uno di fronte all’altro nel largo corridoio dove erano sistemate le camere. Si guardarono senza dirsi nulla. Scesero le scale e insieme uscirono sugli scalini dell’ingresso. Avevano indossato in fretta e furia la veste da camera, ma avvertivano ugualmente il freddo pungente di quelle prime ore.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęChi saranno? ¬Ľ domand√≤ Arthur, con il suo accento forestiero.
                Gente saliva lungo il viale lentamente, vestita di stracci.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęMa sono i baraccati, perdio! ¬Ľ esclam√≤ Jacopo, e corse subito in casa a prendere il fucile. Arthur lo insegu√¨ lesto lesto:
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęMa che fai. Sei impazzito? ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęCi vuole solo il fucile con quelli l√†. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęMa non puoi sparare. Ascolta prima ci√≤ che vogliono. ¬Ľ Jacopo pos√≤ allora il fucile dietro la porta e torn√≤ sugli scalini.
                Erano in maggior parte donne, fanciulli, vecchi, e li accompagnavano tre energumeni. Una ventina di persone in tutto.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęChe volete? ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęPrendiamo la villa. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęSiete matti. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęTi consiglio di farti da parte ¬Ľ disse uno di quei tre, alzando la voce.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęCon quale autorit√† fate questo? ¬Ľ domand√≤ Arthur, che era esterrefatto.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ę√ą la forza la sola autorit√† che riconosciamo. Questa casa ce la prendiamo con la forza, inglese, e tu non puoi farci niente. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęQuesta √® bella! ¬Ľ rise Jacopo, e fu lesto a rientrare per afferrare il fucile, ma il secondo dei tre tir√≤ fuori la pistola, sghignazzando, e quando Jacopo fu di nuovo davanti a loro per mostrare il fucile, si trov√≤ sotto tiro.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęFacciamola finita con questi due signorini ¬Ľ url√≤ una donna che aveva in braccio un bambino. ¬ęNon abbiamo dove dormire, e ci siamo stufati di stare nelle baracche. O ci fate passare con le buone o passeremo con le cattive, e peggio sar√† per voi. ¬Ľ
                Era scesa la signora Ada, e le altre due donne con lei: Rachel e Caterina. Stavano dietro Jacopo, ma la signora Ada avanzò, dopo aver udito quelle parole.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęPossono restare i vecchi e i bambini ¬Ľ disse. ¬ęMa gli altri se ne devono andare. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęAllora non avete capito niente ¬Ľ mugugn√≤ uno di quei tre. ¬ęEntriamo tutti, tutti dico, e sarete voi ad andarvene nelle baracche. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Jacopo fece per alzare di nuovo il fucile, ma l’altro fu pi√Ļ svelto, e spar√≤. Colpito di striscio al braccio, Jacopo lasci√≤ cadere l’arma, e ora inveiva contro tutti, e urlava che avrebbero dovuto ammazzarlo per scacciarlo dalla sua casa.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęSe non farete presto a lasciarci entrare, vi ammezzeremo sul serio. Badate, che non ci pensiamo su due volte. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† La signora Ada allora parl√≤ di nuovo, e cos√¨ fu raggiunta un’intesa che al principio pareva impossibile. Con i suoi, avrebbe occupato due stanze della villa, e tutto il resto sarebbe andato agli altri.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęMa per quanto tempo? ¬Ľ domand√≤ Jacopo, che non riusciva a mandare gi√Ļ quella prepotenza rivolta proprio a lui, mentre Caterina faticava a fasciargli il braccio.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęFinch√© ci parr√†. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęLa pagherete. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNessuno paga pi√Ļ, oggi, e voi lo sapete bene come noi. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNon sciupate niente ¬Ľ raccomand√≤ la signora Ada, e quel gruppo di sventurati, inteso che quello era il segnale, entr√≤ nella villa. Appena misero piede nell’ampio ingresso, le bocche si spalancarono nel vedere tutti quegli affreschi sui soffitti e alle pareti, e qualcuna delle mamme depose a terra il proprio bambino, e gli indicava questo e quel disegno sui muri. I piccoli erano tutti scalzi, ma anche molti degli adulti lo erano. I vecchi cercavano dove sedere.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNon possiamo restarcene qua ¬Ľ disse Jacopo rivolto ai suoi. ¬ęAndremo tutti a casa mia. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNon mi muovo da qui ¬Ľ rispose la mamma.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęSe ve ne andrete, distruggeranno ogni cosa ¬Ľ aggiunse Arthur.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęLo faranno lo stesso, prima o poi ¬Ľ intervenne Rachel, alla quale usciva a stento la voce per la sorpresa di quegli avvenimenti.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Nel giro di poche ore, tutto fu disposto secondo gli accordi. Nel pomeriggio, Jacopo prese la decisione di restare alla villa, facendo contenta la madre, che con il figlio in casa si sentiva pi√Ļ protetta. Anche Arthur e Rachel chiesero il permesso di prolungare il loro soggiorno, poich√© non intendevano andarsene in quelle circostanze straordinarie, e lasciarli soli. La signora Ada ringrazi√≤ tutti, e sugger√¨ di non allontanarsi dalle due stanze, e di non mischiarsi con quella gentaglia.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęAl contrario, dobbiamo stare in mezzo a loro, o quelli ci sfasciano ogni cosa ¬Ľ protest√≤ Jacopo.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† I baraccati s’erano accomodati dappertutto. Avevano occupato le camere restanti, e poi con divani e poltrone avevano fatto del salone principale, dell’ingresso e dello studio altrettanti dormitori. I bambini avevano cominciato a correre per le stanze e a riempirle dei loro schiamazzi. Infine, qualcuno era uscito in giardino, e anche l√† fuori si udivano le grida. Le donne presero subito possesso della cucina. Dopo aver rovistato nel frigorifero e nei due grandi congelatori, s’erano messe a cucinare, sfregandosi le mani per tutto quel ben di Dio trovato. Jacopo e Arthur non si davano pace. Giunta la sera, tentarono di allontanarsi dalla villa, ma dovettero rendersi conto di essere dei sorvegliati speciali. Uno di quei tre energumeni, infatti, li raggiunse alle spalle e punt√≤ il fucile.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęDa qui non se ne va nessuno ¬Ľ disse.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęPrigionieri in casa nostra ¬Ľ comment√≤ Jacopo che, voltandosi, riconobbe il suo fucile.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęHo paura che anche in Inghilterra succederanno queste cose, prima o poi. Ma che cosa sta mai accadendo nel mondo, Jacopo? ¬Ľ domandava Arthur.
                Arthur stentava a capire quello che invece passava per la testa di Jacopo, e cioè che i grandi mutamenti, quelli che modificano sul serio il corso della storia, producono nel loro avvilupparsi delle apparenti aberrazioni, ma esse sono già i prodromi del nuovo futuro, e vi andranno ad incastrarsi a perfezione. La loro lettura, quando potrà avvenire a cose concluse e definitive, le collocherà a guisa di avvenimenti eroici, e, ad esempio, quel gruppo di miserabili che ora stava occupando con tanta protervia la villa paterna di Jacopo, con molta probabilità sarà ricordato come un avamposto della rivoluzione.
                Quella notte stessa Rachel fu stuprata, e anche Caterina.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† A nulla valsero le ire di Jacopo e Arthur, i quali la mattina dopo furono legati fuori della villa, a due alberi che stavano proprio uno di fronte all’altro. In quello stato, vi passarono tre giorni e tre notti, durante i quali non seppero mai nulla di ci√≤ che poteva accadere alle loro donne all’interno di quelle mura. Arthur si rimproverava di avere esposto Rachel a troppi rischi, e che era stata sua la colpa di ci√≤ che le era accaduto. Jacopo lo stava a sentire, ma non rispondeva, e forse aveva la testa altrove, e di sicuro covava dentro una rabbia che non aveva avuto l’eguale da che l’uomo stava sulla terra.


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ÔĽŅ

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart