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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Racconto: Margherita #12/13

14 Ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Margherita  #12

Quando un ordine nuovo non si affretta a delinearsi e soprattutto ad imporsi, lascia un vuoto che pu√≤ essere colmato in qualunque modo, e spesso con una dittatura. Che cosa accade mai nella mente collettiva quando si accetta una dittatura? Jacopo guardava quella gente andare e venire a casa sua. Arthur era distrutto. Sebbene li avessero slegati, lui non voleva rientrare, aveva paura di incontrare gli occhi terrorizzati di Rachel. Sentiva tutta intera la colpa di essere un uomo simile a coloro che si erano gettati su di lei. Lo stupro √® il segno della nostra peggiore bestialit√†. Se avesse avuto a disposizione una pistola, anche Arthur, che non avrebbe fatto male ad una mosca, si sarebbe avventato su quella marmaglia senza anima, e su tutti avrebbe fatto fuoco. E non gli sarebbe importato distinguere tra uomini e ¬† bambini, tra vecchi e donne, e avrebbe desiderato ammucchiare ai suoi piedi quei corpi straziati, e calpestarli, e se avesse avuto una scure, anche con quella avrebbe infierito, e tutto ci√≤ non gli sarebbe parsa pi√Ļ una crudelt√†.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Jacopo stette per giorni senza parlare, seduto per la maggior parte del tempo sui gradini della casa. Pensava. Non riusciva a fermare la mente. Si vedeva per la prima volta com’era. Ma davvero l’uomo √® il perno della Creazione?
                Una sera, Arthur e Rachel non si presentarono a tavola. Jacopo andò a chiamarli. Bussò, non rispondevano. Spalancata la porta, li trovò morti.  

                Era una resa o una sfida, quella di Rachel e Arthur? La morte che conosciamo è sempre quella degli altri, ed è impossibile comprendere. Si crede di capire, ma nessun contatto è ammissibile con questa scelta estrema. I baraccati si liberarono in fretta dei cadaveri. Li sotterrarono vicino al lago. Uno degli energumeni chiamò Jacopo a scavare la fossa.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNoi non c’entriamo, ricordalo ¬Ľ minacciava.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęQualcuno ve la far√† pagare. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęScordatelo. Il mondo √® cambiato, amico, e non c’√® posto neanche per i tipi come te. ¬Ľ
                Teneva la pistola infilata nella cintola dei pantaloni, e ogni tanto, parlando con Jacopo, la toccava, e lasciava intendere che non ci avrebbe pensato su due volte a ucciderlo, se avesse tentato qualcosa.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęPrendersela per cos√¨ poco ¬Ľ diceva. ¬ęSono proprio matti questi inglesi. Caterina ci ha pianto su al principio, ed ora non se lo ricorda nemmeno quel ch’√® successo. Cose tra uomini e donne. Non √® la prima volta, n√© sar√† l’ultima. Caterina s√¨ che √® una donna. Cos√¨ si deve fare. Ieri √® ieri, passato, e non torna pi√Ļ. Oggi √® un altro giorno, e c’√® da viverlo il meno peggio possibile. Bravo chi ci riesce. Tutta qui, la vita. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† C’era in quelle ruvide parole un po’ dello Jacopo che conosceva, e mentre egli scavava, non sapeva che rispondere. Non ci poteva credere che in qualche modo, figli evidentemente dello stesso ceppo malvagio, si somigliassero.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† La mattina dopo, vennero a chiamarlo di buon’ora. Qualcuno era salito alla villa a cercarlo. Scese e si trov√≤ davanti Stella. La tenevano, due degli energumeni – uno di qua e l’altro di l√† – per le braccia.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęDice che ti conosce. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęChe ci fai qui, Stella. ¬Ľ
                Stella dette uno strattone, divincolandosi, ma uno dei due le strinse il braccio e lo torceva, finché Stella si mise a gridare.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęBada che non fugga, signorino, o saranno guai anche per te. ¬Ľ
                La lasciarono e si allontanarono.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNon sapevo dove trovarti. Perch√© non ti sei fatto pi√Ļ vedere? Ma che cosa sta succedendo qui? ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęCi ammazzeranno tutti. Non dovevi venire. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ę√ą Margherita che mi manda ¬Ľ disse la donna, che lo guard√≤ fisso negli occhi come se volesse sapere, e c’era del risentimento in quello sguardo, che mandava ancora bagliori di un’antica fierezza.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęChe ne sai tu di Margherita? ¬Ľ
                Jacopo aveva davanti a sé Stella, ma vedeva in lei Margherita.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNon sta bene ¬Ľ disse Stella, e aggiunse: ¬ęAspetta un bambino. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† La signora Ada si rifiut√≤ di vedere Stella. Gli avvenimenti di quei giorni l’avevano talmente frustrata che rest√≤ rinchiusa nella sua stanza, e Jacopo ogni tanto saliva da lei e cercava di consolarla. Anche Caterina, non era vero che aveva dimenticato. Parlava poco, e quando incontrava Jacopo, si vergognava. Una violenza la sanno dimenticare solo i santi, o i morti.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Non trascorreva giorno che Jacopo non si adoperasse per fuggire. Finalmente vi riusc√¨, di notte. Prese la via del bosco. Stella non ce la fece, e fu raggiunta e picchiata a sangue. Jacopo non torn√≤ indietro, l’udiva gridare, e pi√Ļ gridava, pi√Ļ lui correva. Sentiva che un’occasione come quella non si sarebbe ripresentata mai pi√Ļ.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Quando infine fu certo della salvezza, usc√¨ dal bosco. Prosegu√¨ lungo la strada, giunse a Sant’Anna, ed entr√≤ nella citt√†. Cerc√≤ gli amici, e raccont√≤ loro ci√≤ che gli era successo. Non si meravigliarono. Era gi√† accaduto da qualche altra parte, dissero. Sapevano come sistemare le cose. L’indomani sarebbero tornati con lui alla villa, e poteva star sicuro che l’avrebbero fatta pagare a quei miserabili. Fissato l’appuntamento, Jacopo li lasci√≤, e senza pensare a riposarsi, in fretta si diresse a casa di Margherita.


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Bart