di Bartolomeo Di Monaco
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Margherita #12
Quando un ordine nuovo non si affretta a delinearsi e soprattutto ad imporsi, lascia un vuoto che può essere colmato in qualunque modo, e spesso con una dittatura. Che cosa accade mai nella mente collettiva quando si accetta una dittatura? Jacopo guardava quella gente andare e venire a casa sua. Arthur era distrutto. Sebbene li avessero slegati, lui non voleva rientrare, aveva paura di incontrare gli occhi terrorizzati di Rachel. Sentiva tutta intera la colpa di essere un uomo simile a coloro che si erano gettati su di lei. Lo stupro è il segno della nostra peggiore bestialità. Se avesse avuto a disposizione una pistola, anche Arthur, che non avrebbe fatto male ad una mosca, si sarebbe avventato su quella marmaglia senza anima, e su tutti avrebbe fatto fuoco. E non gli sarebbe importato distinguere tra uomini e bambini, tra vecchi e donne, e avrebbe desiderato ammucchiare ai suoi piedi quei corpi straziati, e calpestarli, e se avesse avuto una scure, anche con quella avrebbe infierito, e tutto ciò non gli sarebbe parsa più una crudeltà.
Jacopo stette per giorni senza parlare, seduto per la maggior parte del tempo sui gradini della casa. Pensava. Non riusciva a fermare la mente. Si vedeva per la prima volta com’era. Ma davvero l’uomo è il perno della Creazione?
Una sera, Arthur e Rachel non si presentarono a tavola. Jacopo andò a chiamarli. Bussò, non rispondevano. Spalancata la porta, li trovò morti.
Era una resa o una sfida, quella di Rachel e Arthur? La morte che conosciamo è sempre quella degli altri, ed è impossibile comprendere. Si crede di capire, ma nessun contatto è ammissibile con questa scelta estrema. I baraccati si liberarono in fretta dei cadaveri. Li sotterrarono vicino al lago. Uno degli energumeni chiamò Jacopo a scavare la fossa.
«Noi non c’entriamo, ricordalo » minacciava.
«Qualcuno ve la farà pagare. »
«Scordatelo. Il mondo è cambiato, amico, e non c’è posto neanche per i tipi come te. »
Teneva la pistola infilata nella cintola dei pantaloni, e ogni tanto, parlando con Jacopo, la toccava, e lasciava intendere che non ci avrebbe pensato su due volte a ucciderlo, se avesse tentato qualcosa.
«Prendersela per così poco » diceva. «Sono proprio matti questi inglesi. Caterina ci ha pianto su al principio, ed ora non se lo ricorda nemmeno quel ch’è successo. Cose tra uomini e donne. Non è la prima volta, né sarà l’ultima. Caterina sì che è una donna. Così si deve fare. Ieri è ieri, passato, e non torna più. Oggi è un altro giorno, e c’è da viverlo il meno peggio possibile. Bravo chi ci riesce. Tutta qui, la vita. »
C’era in quelle ruvide parole un po’ dello Jacopo che conosceva, e mentre egli scavava, non sapeva che rispondere. Non ci poteva credere che in qualche modo, figli evidentemente dello stesso ceppo malvagio, si somigliassero.
La mattina dopo, vennero a chiamarlo di buon’ora. Qualcuno era salito alla villa a cercarlo. Scese e si trovò davanti Stella. La tenevano, due degli energumeni – uno di qua e l’altro di là – per le braccia.
«Dice che ti conosce. »
«Che ci fai qui, Stella. »
Stella dette uno strattone, divincolandosi, ma uno dei due le strinse il braccio e lo torceva, finché Stella si mise a gridare.
«Bada che non fugga, signorino, o saranno guai anche per te. »
La lasciarono e si allontanarono.
«Non sapevo dove trovarti. Perché non ti sei fatto più vedere? Ma che cosa sta succedendo qui? »
«Ci ammazzeranno tutti. Non dovevi venire. »
«È Margherita che mi manda » disse la donna, che lo guardò fisso negli occhi come se volesse sapere, e c’era del risentimento in quello sguardo, che mandava ancora bagliori di un’antica fierezza.
«Che ne sai tu di Margherita? »
Jacopo aveva davanti a sé Stella, ma vedeva in lei Margherita.
«Non sta bene » disse Stella, e aggiunse: «Aspetta un bambino. »
La signora Ada si rifiutò di vedere Stella. Gli avvenimenti di quei giorni l’avevano talmente frustrata che restò rinchiusa nella sua stanza, e Jacopo ogni tanto saliva da lei e cercava di consolarla. Anche Caterina, non era vero che aveva dimenticato. Parlava poco, e quando incontrava Jacopo, si vergognava. Una violenza la sanno dimenticare solo i santi, o i morti.
Non trascorreva giorno che Jacopo non si adoperasse per fuggire. Finalmente vi riuscì, di notte. Prese la via del bosco. Stella non ce la fece, e fu raggiunta e picchiata a sangue. Jacopo non tornò indietro, l’udiva gridare, e più gridava, più lui correva. Sentiva che un’occasione come quella non si sarebbe ripresentata mai più.
Quando infine fu certo della salvezza, uscì dal bosco. Proseguì lungo la strada, giunse a Sant’Anna, ed entrò nella città. Cercò gli amici, e raccontò loro ciò che gli era successo. Non si meravigliarono. Era già accaduto da qualche altra parte, dissero. Sapevano come sistemare le cose. L’indomani sarebbero tornati con lui alla villa, e poteva star sicuro che l’avrebbero fatta pagare a quei miserabili. Fissato l’appuntamento, Jacopo li lasciò, e senza pensare a riposarsi, in fretta si diresse a casa di Margherita.