di Lorenzo Bocchi
[dal “Corriere della Sera”, lunedì 12 maggio 1969]
NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE
Parigi, maggio.
Tutti coloro che posseggono una tela, un acquarello, un di segno di Kisling sono pregati di inviarne una riproduzione fotografica a suo figlio Jean. Il celebre pittore delle adole scenti dagli occhi tristi è mor to nel 1953. Da allora il figlio si dedica, con una pazienza da certosino e una tecnica da agente segreto, al censimento delle sue opere. Jean è pilota della Air France. Da quindici anni approfitta di tutti i suoi scali attraverso il mondo per visitare gallerie d’arte e col lezionisti. Pone sempre la stes sa domanda: «Avete qualcosa di mio padre? ». Se sì, tira fuo ri la macchina fotografica, re gistra e se ne va. E’ quasi giunto al termine di questo capolavoro di pietà filiale. Gli mancano soltanto le opere sfuggite alle sue investigazio ni. Da ciò il suo appello nello stile delle ricerche di scompar si. Vuol pubblicare il catalo go completo delle opere di suo padre. Ha già trovato il fi nanziatore, Alex Maguy, l’ex sarto diventato proprietario di una galleria d’arte. Jean, che continua a fare il pilota per ché non vuole disfarsi delle preziose opere ereditate, sarà tranquillo soltanto quando avrà compiuto il suo « dove re ».
Un’impresa non facile: come ritrovare, infatti, tutta la pro duzione di un pittore che ha sempre ignorato i mercanti d’arte e che, per di più, aveva l’abitudine di regalare tele agli amici e agli ammiratori squattrinati? Kiki, come lo chiamavano gli intimi, aveva un cattivo carattere (si batté più volte a duello), ma un grande cuore.
Mosé Kisling, nato a Craco via nel 1891, sbarcò a Parigi diciannovenne. Ma a differen za di Soutine, Chagall, Pascin, Modigliani, Marcoussis e gli altri grandi nomi della legione straniera dell’arte di stanza a Parigi, non conobbe mai la miseria. Gli rimproverarono, del resto, questo strappo alla regola. Subì l’influenza di Derain, che doveva aiutarlo a tro vare un compromesso fra le esperienze moderne e la tradi zione. Dopo aver dipinto a Audierne, in Bretagna, andò a passare l’estate del 1912 a Céret, una graziosa cittadina pi renaica dove numerosi artisti, attirati dallo scultore catalano Manolo, andavano a lavorare o a riposarsi. Vi incontrò Picas so, Derain, Braque, Dufy, Max Jacob ed altri. Appena tornato da quel soggiorno nella culla del cubismo (senza esserne stato «contaminato ») gli giun se una straordinaria notizia da Mosca: un collezionista, che il pittore non conosceva ma al quale il noto scrittore Shalom Asch aveva parlato di Kisling, gli annunciava una pensione di 300 franchi. Fu un avvenimento, salutato da ab bondanti libagioni collettive. Non avendo più da risolvere veri problemi materiali il gio vane non doveva mai essere incline a porsi domande sulla propria arte. Mangiava quan do voleva. Si ubriacava senza pericolo. Ignorava la minima tortura morale. Amava la vi ta. Ne approfittò. Il suo atelier di rue Joseph-Bara diventò il punto di ritrovo di tutti gli ar tisti, le modelle, i poeti e gli sfaccendati di Montparnasse. L’amico più vicino era Modi gliani, che andava spesso a di pingere da lui per ore intere, per non usare i propri colori e i propri pennelli come insinua vano i maligni. Poi i due se ne andavano a bere. Ma se la sbornia di Kisling era gaia, quella di « Modi » era terribile. Essa portava spesso il livorne se al commissariato per schia mazzo notturno, mentre il compagno barcollante offriva fiori, rubati nei giardini del Lussemburgo, alle prime pas santi dell’alba.
Nel 1913 Kisling partecipò al Salone degli Indipendenti nel la stessa sala di Dufy, Lhote, Van Dongen, Suzanne Valodon. Qualche mese dopo, al Salone d’Autunno, i suoi quadri ap parvero ad Apollinaire troppo influenzati da Derain. Ambroise Vollard, fermandosi davanti ad essi, chiese quanti anni avesse il loro autore. « Venti due? – sentenziò il mercante – Crepi di fame per qualche altro anno e poi si vedrà ». Il giovane si trovò nell’impossi bilità di seguire il consiglio. Continuò a far la bella vita. Venne la guerra del 14. Il pit tore si arruolò nella Legione Straniera con Blaise Cendrars, partecipò all’attacco che dove va costare un braccio allo scrittore, rimase ferito anche lui e tornò a Montparnasse da eroe. Nel ’17 sposò la figlia di un capitano della guardia re pubblicana che frequentava il quartiere come pittrice e che attirava l’attenzione per la vo luminosa capigliatura rossa e le stravaganze vestimentarie (portava una scarpa di un co lore e una di un altro, come Severini). Al Banchetto di nozze, vedendo Modigliani ubriaco fradicio fare il fantasma av volto in un suo lenzuolo, la spo sa gli diede un pugno gridan do: «Mi sciupi la dote! ». Ki sling aveva ereditato una bella somma (venticinquemila fran chi si diceva) da un amico, lo scultore americano Chapman Chandler, caduto in un duello aereo.
Finita la guerra Kisling po teva considerarsi un pittore af fermato. La sua prima perso nale, nel ’19, alla galleria Druet, ottenne un grosso successo. Unica ombra di quel periodo una ferita che non si rimargi nò mai. Una sera del gennaio 1920, salito nell’atelier di Mo digliani in rue de la Grande Chaumière, a due passi dal suo, trovò l’amico livido e treman te disteso sul letto con vicino Jeanne, la compagna diventata da poco madre. Kisling fece trasportare il malato all’ospe dale della Carità. « Modi » vi si spense qualche giorno dopo, il 24, e Jeanne si uccise gettan dosi dalla finestra. Kiki fece un disegno del compagno sul letto di morte e organizzò una colletta in tutto il quartiere perché il povero Amedeo aves se un bel funerale.
La vita di bohème non fu più che un ricordo. Continuò il successo, difficilmente perdona bile. Lo accusarono di una cer ta volgarità e di una troppo grande facilità. «La pittura è una battaglia – diceva – e in una battaglia non si è sem pre molto distinti ». Le belle donne si succedettero nell’atelier pieno di ricordi di rue Jo seph-Bara. Fra le altre Alice Prin, la piccola borgognona che doveva passare alla storia come Kiki de Montparnasse. Il loro amore fu tumultuoso, ma sen za tragedie. Kisling le fece pa recchi ritratti prima che ella passasse dalle sue braccia a quelle di Foujita, di Man Ray e di altri. Uomo e pittore felice egli partecipava a tutte le fe ste, a tutte le baldorie, a tutti i balli in maschera di Mont parnasse. Lo invitavano anche alle feste della riva destra. Era sulla cresta dell’onda. Una gran de esposizione nel 1924, da Paul Guillaume, consacrò definitiva mente il suo nome.
Nel ’41 riuscì a lasciare la Francia per gli Stati Uniti. Arri vando a Nuova York ebbe la sorpresa di leggere sui giornali la notizia della sua morte ac compagnata da articoli necrolo gici. Con essi tappezzò le pareti del suo atelier di Greenwich Village.
Il successo continuò a sorri dergli anche nel Nuovo Mondo. Ma nel ’47 volle rientrare in Francia, dove aveva continua to ad aiutare gli amici in diffi coltà. Lo rividero nei caffè di Montparnasse, elegante, disin volto ma ormai disincantato. Qualcuno gli fece incontrare Kiki. La bella degli anni folli non era più che un relitto gras so e volgare, esageratamente truccata e impregnata d’alcool. I due Kiki si abbracciarono ma restarono muti per molti minu ti. Non dovevano più rivedersi. Kisling si ritirò con la moglie a Sanary, sulla Costa Azzurra.
Una crisi cardiaca lo folgorò il 29 aprile 1953. Un mese prima era morta, povera e sola, in un ospedale parigino, l’altra Kiki. Nel ’55 André Salmon inaugurò a Sanary il boulevard che por ta il nome di Kisling.
Commenti
2 risposte a “Kisling, l’amico fortunato di Modigliani”
ho avuto la fortuna di incontrare le opere di kisling, alcuni anni fa a como. non mi è mai capitato di restare letteralmente folgorato dalla sua intensita’. ho provato a rintracciare qualche opera da altre parti ma senza succeso e mi piacerebbe avere notizie su come e dove poter ammirare le sue opere, inoltre c redo che sia doveroso pubblicare le sue opere perche’ sono patimonio di tutti che amano il bello. come hanno fatto un film su modì credo che si potrebbe realizzare anche un’opera su kisling, anche teatrale, ho la sensazione che gli si adica di piu’,perche tutto cio’ che lo riguarda bisogna respirarlo.
Ho trovato qui, questa indicazione, che spero possa esserti utile:
“La più ampia collezione delle opere di Kisling è esposta al Musée du Petit Palais di Ginevra.”