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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Racconto: Margherita #8/13

10 Ottobre 2008

di Bartolomeo Di Monaco
[Per le altre sue letture scorrere qui. Il suo blog qui.]

Margherita  #8

Di l√¨ a qualche giorno cominci√≤ a piovere. Non si trattava dei soliti temporali estivi; si cap√¨ subito che c’era nell’aria una minaccia, e pareva che il cielo volesse scaricarsi di un’altra maledizione, e trasferirla sulla Terra. La pioggia prese a cadere piano piano, e dopo il secondo giorno la gente cominci√≤ a preoccuparsi. Il terzo giorno gonfiarono i corsi d’acqua. La Freddana, a Monte San Quirico, saliva e saliva verso la strada, ma anche a San Macario, la Contesora e la Cerchia e la Certosa, tre torrenti indiavolati, pronti all’offesa, inquietavano. Alcuni abitanti si erano appostati sugli argini a sorvegliare. Le acque erano divenute limacciose, brontolavano. Dal cielo cadeva sempre pi√Ļ fitta la pioggia.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęQuesta volta rompe gli argini, il fiume ¬Ľ disse qualcuno.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Il Serchio ricopriva gi√† le arcate dei ponti, ma pareva indugiare, aspettare ancora. Chiss√† se non pensava, il fiume, all’ultima volta che, un secolo prima, aveva atterrito i lucchesi ed era arrivato fin sotto le Mura; ed ora forse aveva per la sua gente un po’ di piet√†. Lo guardavano dalle spallette dei ponti, sporgendosi, e non c’era persona che non si ritraesse spaventata.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęSe il Serchio rompe, questa volta non si salva nessuno. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Si videro passare tronchi d’albero, rami, detriti che testimoniavano la violenza delle acque. Sparivano e ricomparivano, travolti dalla corrente, che increspava e incupiva il fiume.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęQuelle acque farebbero pulizia di tante cose ¬Ľ disse un anziano, restando appoggiato al parapetto.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Invece ruppero all’improvviso i quattro torrenti, e la Contesora dilag√≤ nei campi, gonfi√≤, raggiunse i primi piani delle case, e la gente scappava, e cos√¨ accadeva per la Cerchia, per la Certosa, per la Freddana. In un attimo, la campagna lucchese fu squassata, violentata, predata dalle acque. Si rovesciarono sulle strade e travolsero ponti e auto, e cedettero alcuni tratti di asfalto, e le vie divennero fiumi. Sopra la testa della gente volavano ora gli elicotteri della Protezione Civile. Ma non c’era pi√Ļ niente da salvare. In quei pochi minuti, molto era andato distrutto, e da lass√Ļ si poteva soltanto vedere che le acque si erano quietate, e sazie dello scempio coprivano e nascondevano ogni cosa.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Come sempre accade in queste occasioni, poco dopo la rottura degli argini e il disastro compiuto, cess√≤ la pioggia e comparve il sole. Si annunciava una giornata di nuovo radiosa e torrida, simile alle molte di quell’estate. La gente si mise a dorso nudo e a piedi scalzi, e cominci√≤ l’opera di recupero. Furono trasportati fuori dell’uscio armadi, sedie, credenze, divani, cucine, ancora grondanti d’acqua. Qualcuno prese a bestemmiare a voce alta. Intorno alla scuola, si vedevano spuntare i tetti delle auto semisommerse. Pi√Ļ tardi, una jeep attrezzata venne a recuperarle, e ad una ad una le rimorchiava e le portava su di una piccola altura.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ę√ą andata peggio alle case. ¬Ľ
                Nessuno se ne restò con le mani in mano, e dagli usci andavano e venivano familiari con le braccia piene di cose. Le stendevano al sole, e ogni volta levavano il cupo brontolio della disperazione.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęLo si diceva che prima o poi sarebbe successo. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęChi ci rimborser√† dei danni. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNessuno ha pi√Ļ guardato i fiumi. Se li sono messi in tasca i nostri soldi. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęSiano stramaledetti. ¬Ľ
                Non ci furono tuttavia morti, e questo fu un vero miracolo.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† Jacopo era stato coi pi√Ļ sopra Ponte San Pietro, ma appena si sparse la notizia che la Contesora era straripata ed aveva invaso i primi piani delle case, si diresse a piedi in quel punto, camminando in mezzo all’acqua. Giunto alle prime famiglie, senza dire nulla, si rimbocc√≤ le maniche per aiutare.
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęNon si pu√≤ andare avanti cos√¨ ¬Ľ disse una donna. ¬ęSono i sacrifici di tutta una vita. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęSi sono arricchiti alle nostre spalle. Non gliene importa niente di noi. ¬Ľ
¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬ęFanno bene ad ucciderli tutti, ¬Ľ disse un ragazzo ¬ęe prima o poi ne uccider√≤ uno anch’io. ¬Ľ ¬†

¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† ¬† I giorni in cui Jacopo restava a casa, nella sua villetta coi pini, nella quale riusciva a volte a dimenticare il mondo e a sognare, avvertiva la mancanza di Dok, il pastore tedesco che i ladri si erano portati via, per venderlo chi sa a chi e dove. Quando Stella veniva a trovarlo, lui non si sentiva mai come sul fiume, e a casa sua era pi√Ļ esposto ai sentimenti, e Stella a volte non lo riconosceva. Gli mancavano tanto le corse forsennate di Dok intorno alla casa, e quel fiato grosso che avvertiva quando il cane veniva a sdraiarsi accanto a lui, vicino alla panchina. Il rapporto con Dok era stato talmente corrisposto e tenero che bastava offrire una carezza al cane perch√© riaffiorassero in superficie i sentimenti, e quella semplice carezza riusciva a ricongiungerlo con il ragazzo che era stato, e finanche a restituirgli tutte le emozioni della sua vita lontana.


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Bart