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Ragioniamoci su. Berlusconi decade e poi?

4 Ottobre 2013

Stamani ho visto in tv la breve udienza pubblica della commissione chiamata a decidere sulla decadenza di Berlusconi da senatore, in seguito alla famigerata sentenza Esposito.

Ne ho tratto anch’io l’impressione comune che la sentenza sia stata già scritta e che tutto coinciderà con le esternazioni che alcuni membri della commissione espressero nelle settimane scorse e che possono riassumersi nel mantra: “le sentenze si applicano e non si discutono”, che è alla stesso tempo la dichiarazione di subalternità del parlamento alla magistratura.

Una schifezza siffatta   non era mai emersa con tanta evidenza, e bisognerà ricordarcene il giorno in cui – per convenienza di parte – qualcuno del Pd (o chi sa come si chiamerà in futuro, quando si sarà ricostituita la balena bianca) rivendicherà le gerarchie istituzionali e tornerà a mettere il parlamento al primo posto. Chi ha la responsabilità di guidare il Paese e di fare, a tal fine, le leggi, non può abdicare, infatti, al controllo equo della loro applicazione, e quindi a prendere posizione su sentenze le quali confliggano con le regole istituzionali.
Una commissione siffatta è tenuta a riunirsi non per prendere atto delle sentenze della magistratura e provvedere alla loro cieca applicazione (da questa posizione trae alimento il potere della magistratura), bensì ad esaminarne la eventuale conflittualità con le esigenze della politica, che sono le esigenze del Paese.

Il contraddittorio previsto (a cui stamani non abbiamo assistito per avere Berlusconi, in segno di protesta, negato la sua presenza), fa parte di una procedura che dà testimonianza di una netta distinzione tra potere legislativo e magistratura, distinzione che, proprio con la previsione del dibattito e di una sua conclusione, riconosce alla commissione parlamentare il potere e il diritto di esprimersi diversamente dalla sentenza della magistratura e di non doversi mai reputare un organo esecutivo di dette sentenze.
Una commissione che si comportasse come organo esecutivo delle sentenze della magistratura diventerebbe complice di un violazione costituzionale, oltre che di una patente offesa delle prerogative della massima istituzione repubblicana, quale è appunto il parlamento.

Con sorpresa invece, e per motivazioni di infimo ordine, l’attuale maggioranza presente nella commissione giudicante si reputa un organo meramente chiamato a servire la magistratura e a mandare in esecuzione le sue sentenze che riguardino i parlamentari.

Non sta scritto da nessuna parte che il parlamento debba sottomettersi a chicchessia e l’atto che oggi il Pd imporrà alla commissione sarà una ferita di gran lunga peggiore di quella che Berlusconi procurò alla sua funzione pubblica con gli scandali della sua vita privata. Anzi direi che il paragone è impossibile per l’evidente supremazia dello sfregio che oggi si consuma nei confronti del parlamento.

Dunque, la decadenza di Berlusconi è scontata, e niente fa prevedere, al momento, il recupero della dignità di quei membri che riducono il parlamento a semplice lacchè della magistratura. E allora? Allora succederà che dopo che la commissione avrà sancito il servaggio, la stessa ne trasferirà l’onta al parlamento che vi si uniformerà, portando l’ignominia al suo massimo livello.
E dopo?

Dopo, anzi è più corretto dire: subito, Berlusconi sarà cancellato dalla lista dei senatori e al suo posto subentrerà il primo dei non eletti del Pdl nel suo collegio, vale a dire quel bel tipino che, pur di conquistarsi il posto di Berlusconi, ha inviato in commissione il suo avvocato allo scopo di demolire le tesi contenute nella memoria difensiva presentata dai legali di Berlusconi.
La mia impressione è che questo prossimo neo senatore del Pdl, avrebbe fatto meglio a dedicarsi ad un altro mestiere e lì scaricare le sue ambizioni, che appaiono poco dignitose visto l’accanimento che pone nell’arraffare il seggio di colui che magari lo incluse nella lista elettorale.
Ma così va il mondo.

Andiamo avanti.
Sappiamo che Berlusconi ha fatto ricorso alla Corte europea affinché annulli la sentenza Esposito che, anche a mio avviso – come i miei lettori sanno – è scandalosa e costituisce un vulnus al diritto di dimensioni costituzionali talmente stratosferiche da suscitare perplessità quando la si sente difendere. E se la Corte europea desse ragione a Berlusconi?
Dovrebbe essere reintegrato come si fa con un lavoratore licenziato ingiustamente? Ho l’impressione che manchi un precedente al riguardo e che comunque ciò non avverrebbe, visto che l’attuale maggioranza parlamentare è ostile a colui che è stato considerato il nemico n. 1 del Pd.

Domando: Può essere accettato che la magistratura si permetta di abusare delle sue prerogative – sapendo anche, aggiungo, di andare contro la legge – per eliminare dalla scena politica un avversario scomodo, e questa sua cattiva azione non possa essere, non dico solo sanzionata, ma resa inefficace?
Il Pd risponderebbe, con la solita faccia tosta, che un nuovo senatore del Pdl ha giurato davanti al capo dello Stato e dunque non è possibile ritornare indietro.
Vi sembrerebbe giusta la situazione che si verrebbe a creare?
A me pare proprio di no.
E allora, come ripristinare un diritto violato, se chi lo ha violato continua, nella pratica, a difendere la violazione?

Questo è solo uno dei motivi che consiglierebbero ai membri della commissione di trovare il modo di evitare una tale situazione incresciosa. E come? Aspettando che, in presenza di un ricorso alla Corte di giustizia europea, questa emetta la sua sentenza di conferma o di annullamento.

Si risponde che in Italia i gradi di giudizio sono soltanto tre e che a Berlusconi non può certo essere regalato un quarto grado. Allora mi domando del perché sia stato costituito questo ulteriore grado di giudizio sovranazionale. La risposta è lapalissiana: al fine di controllare se in un determinato Paese europeo, per le ragioni più svariate, si siano applicate le leggi nazionali in modo erroneo e in contrasto con i diritti di ogni cittadino ad un giusto ed imparziale processo.

Comportandosi come oggi stanno facendo quelli del Pd, ossia con una fretta degna di uno stato di polizia, ove la Corte di giustizia europea dichiarasse errata la sentenza Esposito – su cui i dubbi dei giuristi si moltiplicano ad ogni giorno che passa – per restituire il seggio a Berlusconi non ci sarebbe che una strada obbligata: nuove elezioni.

La troppa fretta potrebbe dunque procurare un ingente danno economico allo Stato (la spesa per organizzare le elezioni). Chi dovrebbe pagare? Per me non vi è alcun dubbio: il Pd in primis, e, nelle dovute proporzioni, i partitini che gli hanno tenuto bordone.

 

P.S. Sentite costui che sciocchezze dice a riguardo dei diritti di difesa di Silvio Berlusconi, per darvi un esempio di quali idee confuse circolino in Italia. E’ veramente una disperazione. Nello specifico, costui sostiene che Berlusconi si è difeso in tutti i modi, e dunque di checosa mai   parla Violante quando sostiene che davanti alla commissione parlamentare Berlusconi ha il diritto di difendersi. Da ciò, la sua conclusione che Violante sarà anche competente, ma non è integro.

Ora, carissimo dispensatore di stupidaggini (ma che l’hanno intervistato a fare?), davanti alla commissione parlamentare si apre un esame nuovo, tanto è vero che sono previsti determinate procedure e determinati percorsi. Tra questi anche il diritto di Berlusconi di difendersi, al quale, come si è visto stamani, non è ricorso per ricusazione di alcuni membri che si sono già espressi per la condanna prima ancora che cominciasse il giudizio. Dunque, se è previsto un percorso di difesa e Berlusconi chiede che la legge Severino sia inviata all’esame della consulta per verificarne la legittimità costituzionale, che cosa c’è che non va? La richiesta di Berlusconi non fa forse parte dei diritti della difesa, sia con riguardo alla sua persona che con riguardo a qualunque altro parlamentare?


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Bart