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Repubblica da che parte sta?

31 Luglio 2012

Sta dalla parte dell’insabbiamento delle indagini riguardanti la trattativa Stato-Mafia o vuole la verità, come hanno diritto ad averla i familiari delle vittime delle stragi e hanno diritto ad averla i cittadini?

A Repubblica do il merito di occuparsi ogni tanto della losca vicenda che ultimamente ha lambito anche il Colle, al contrario di quanto fanno tutti gli altri giornali, compresi quelli di destra che alla verità dovrebbero essere attaccati.

Solo il Fatto Quotidiano, però, porta ragionamenti e prove ineccepibili a sostegno della sua tesi secondo la quale anche il capo dello Stato potrebbe essersi reso responsabile di un qualche intervento a favore dell’indagato Nicola Mancino. Quando invece interviene Repubblica, sembra che lo faccia per gettare fumo negli occhi.

È stato il caso di Eugenio Scalfari che si è permesso domenica scorsa di scoraggiare i pm che indagano avvertendoli che ormai non sarà più possibile scoprire la verità, mentre avrebbe dovuto spronarli a sciogliere uno dei misteri più inquietanti della nostra Repubblica, ed è il caso stamani sempre del quotidiano antiberlusconiano per eccellenza che fa un altro tentativo dello stesso segno, riprendendo una tesi che la cronologia degli avvenimenti ha da tempo smentito.

Scrive infatti Attilio Bolzoni:

“Dopo le bombe il 41 bis è stato effetti ­vamente cancellato per centinaia di ma ­fiosi e «alleggerito » per altri. Una nuova legge sui collaboratori di giustizia c’è sta ­ta. E intanto è arrivato a governare l’Italia Silvio Berlusconi con il suo fedele amico Marcello Dell’Utri. È in quel momento che gli attentati sono finiti. Ed è questa l’ultima parte dell’inchiesta sulla trattati ­va dei pm di Palermo: capire perché la ma ­fia non ha seminato più terrore come nei due anni precedenti. I magistrati di Firen ­ze si trovano in qualche modo d’accordo con quelli di Palermo anche su questo punto. Scrivono nelle motivazioni della sentenza sulla strage dei Georgofili: «Non ha trovato consistenza l’ipotesi secondo cui la nuova “entità politica” (Forza Italia ndr) che stava per nascere si sarebbe ad ­dirittura posta come mandante o ispira ­trice delle stragi ». Ma i giudici sospettano anche «che una svolta nella direzione po ­litica   del paese fosse stata vista dalla ma ­fia come una chance per affrancarsi dalla precedente classe dirigente in declino ». Tutto sommato Cosa Nostra era contenta di come stavano andando le cose in Italia in quell’inizio del 1994, quando Berlusco ­ni si preparava a diventare premier per tre volte in quindici anni.”

Come vedete, ci risiamo. Allo scopo di confondere le idee, si cerca di attribuire la responsabilità delle stragi a Silvio Berlusconi, quando ormai è stato acclarato dalle rivelazioni dell’ex ministro della Giustizia Conso che tutto è avvenuto negli anni tra il 1992 e il 1993, quando Berlusconi non era ancora sceso in politica e non poteva certo avere alcun potere nei confronti né di Conso né di Ciampi, né di Oscar Luigi Scalfaro, suo acerrimo nemico.

Di che parla allora Attilio Bolzoni, e per mano sua, Repubblica?
Se questo non è un tentativo di alleggerire, se non addirittura di nascondere, le responsabilità delle alte cariche dello Stato, sia passate che presenti, allora io non mi chiamo come chiamo.

Suggerisco a Scalfari di non preparare il suo quotidiano ad essere ricordato malamente per questi atteggiamenti che hanno tutta l’apparenza di voler coprire o quanto meno allontanare la verità su uno dei periodi più innominabili della nostra Storia. Sia allora che oggi, infatti, alte cariche dello Stato si sono credute e si credono dei monarchi assoluti con diritto di agire come meglio credono, anche ponendosi al disopra delle leggi e della legalità.

Questa macchia può essere lavata in un solo modo: esortando chi è vicino alla verità di continuare ad indagare contando sull’appoggio sincero e forte di tutti.
Ciò non sta avvenendo, e ha ragione Salvatore Borsellino quando fa capire che coloro che fingono oggi di onorare il fratello, sono in realtà coloro che ne hanno causato la morte.

Invito di nuovo i giornalisti de il Fatto Quotidiano a continuare nella loro opera meritoria e a non farsi intimidire da coloro che si stanno rivelando, tanto a destra che a sinistra, protettori di colpevoli indegni delle funzioni che la nostra democrazia ha loro affidato in buona fede, credendo nella loro onestà e nel loro più assoluto rispetto delle leggi.


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Bart