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Riapriamo i manicomi

9 Settembre 2011

Il viareggino e scrittore Mario Tobino, che visse i suoi ultimi anni nella mia città di Lucca, si oppose strenuamente, anche dalle pagine del Corriere della Sera, alla chiusura dei manicomi come conseguenza della Legge Basaglia del 1978, che porta il nome del più convinto assertore di tale necessità, Franco Basaglia.
Lasciare ‘i matti’ liberi di circolare in un mondo caotico e violento come il nostro avrebbe avuto, secondo Tobino, gravi ripercussioni su di una mente già debole e impaurita.

Ma i manicomi sono stati chiusi, anche quello di Maggiano, a due passi da casa mia, in cui sono state ambientate tante storie di Tobino, a partire da quel “Per le antiche scale” che tanto successo ha avuto nel mondo e da cui fu tratto l’omonimo bel film di Mauro Bolognini del 1975.

Oggi dobbiamo dire (almeno io dico) che Tobino aveva ragione. Aver lasciato circolare liberamente ‘i matti’ ha significato perderne il controllo e perfino moltiplicarli, come se la pazzia si fosse trasformata, con quella specie di nefasta liberalizzazione, in un virus contagioso.
Lo si vede da ciò che avviene nella società e massimamente da ciò che accade in politica.

Ancora nel bel mezzo di una crisi economica mondiale spaventosa, anziché affrettarsi a varare una manovra finanziaria attesa e favorevolmente giudicata dall’Europa, si stanno preparando alla Camera trappole per ritardarne l’approvazione.

Non è tempo di tergiversare, lo dicono e lo diciamo in molti. Ma i politici non se ne accorgono, soprattutto quelli dell’opposizione a cui sta a cuore un solo obiettivo, abbattere il governo. Muoia Sansone con tutti i filistei è il loro motto.

Bersani, Di Pietro, Bindi, Franceschini sembrano impazziti. Recitano ormai lo stesso mantra da mesi, ignorando che una crisi di governo in questo momento, provocherebbe il fallimento dell’Italia.

Di Bersani ho già ricordato il ritratto scherzoso, ma tanto vicino alla realtà, disegnato dal programma satirico Gli sgommati, che va in onda su Sky. Lì è proprio considerato un ‘matto’ irrecuperabile.
Ma presto, quel varietà dovrà interessarsi, e mostrarli agli italiani, anche dei corifei summenzionati, che debbono aver perso la testa pure loro.

Leggendo i giornali di sinistra vediamo titoloni che riguardano Berlusconi per cose che sono punture di zanzara rispetto al veleno di vipera che impregna gli scandali in capo a uomini del Pd, e in specie a Penati.

Bersani non riesce ancora a rendersi conto (alimentando il dubbio che possa rispondere alla realtà l’immagine dell’uomo ricoverato in clinica tratteggiato dagli Sgommati) che lo scandalo che coinvolge il suo partito è lo scandalo paro paro di Mani Pulite.

Con vent’anni di ritardo pare che la magistratura stia scoprendo che questo partito non ha mai smesso di finanziarsi illecitamente. Prima ci pensava la Madre Russia, ora, esaurito quel filone d’oro con la caduta del muro di Berlino, gli uomini del partito non ci ha pensato due volte a mettere le mani in tasca agli italiani.

Poiché, se nel caso Penati fossero confermati i sospetti dei magistrati, ciò significherebbe che il Pd si sarebbe finanziato in tutti questi anni, zitto zitto e facendo la morale agli altri, a carico dei cittadini. Si tratterebbe, mettendoli uno sull’altro, di una montagna di quattrini.

Eppure Bersani fa lo gnorri e critica Berlusconi per aver messo le mani nelle tasche degli italiani, nonostante avesse promesso ai suoi elettori di non farlo mai.
Lascia intendere, ossia, di non sapere che gli uomini di potere del Pd, peraltro a lui vicini, è da anni che succhiano il sangue ai cittadini, a loro insaputa.

Se questo è il Pd nel ruolo di opposizione, se questo è il senso del rispetto della legge che esso nutre, immaginiamoci quale ragnatela di interessi pro domo sua potrebbe imbastire (lo vediamo dalle regione rosse) se riuscisse a impadronirsi dello Stato.

Concludo consigliando la lettura di questo articolo interessante intitolato “L’Europa può fare qualcosa per evitare l’islamizzazione della Libia?”, apparso su l’Occidentale, a firma di Nino Orto.

Altri articoli

“Ma lui: “Le inchieste non mi fanno paura” di Enrico Paoli. Qui.

“Il muro del debito divide l’Europa” di Mario Sechi. Qui.


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