Il problema degli italiani non sono mai stati i presidenti della Repubblica che, una volta eletti dal parlamento, non sono mai stati cambiati da quest’ultimo nel corso del loro mandato. Il problema riguarda invece, eccome, i presidenti del Consiglio che, pur gestendo la governabilità del Paese, possono essere cacciati per volontà anche di una sola delle Camere facendo loro mancare la fiducia e sostituendoli con altri, senza dover passare di nuovo dal corpo elettorale. Fino ad oggi ciò è accaduto in modo abnorme e patologico, e quasi sempre a causa di mere congiure di palazzo.
È qui che si deve intervenire. Poiché il presidente del Consiglio gestisce il bene prezioso della governabilità, è al popolo sovrano che ne deve essere lasciata la scelta.
Ascolto troppi interventi di esponenti politici della maggioranza che danno per scontato l’elezione diretta del presidente della Repubblica, il quale poi indicherebbe il presidente del Consiglio al quale affidare il governo del Paese.
Lo stesso Berlusconi dice:
«Allo stato – dice il Cavaliere – il semipresidenzialismo è il modello più opportuno. Non c’è nessun radicamento su questo posizione, siamo assolutamente aperti a qualsiasi discussione »
Ho già scritto che questa soluzione non mi piace. In pratica non cambia di molto le cose e sostituirebbe la zuppa con il pan bagnato.
La vera svolta sta nel legare l’esercizio della sovranità popolare alla scelta di colui al quale è consegnata la governabilità del Paese. Il filo deve essere diretto. A fine mandato i conti si devono fare tra elettore e chi ha governato il Paese. La legge elettorale n. 270 del 2005 tende già a questa soluzione (che se ne ricordi anche Fini!). Basterà semplicemente costituzionalizzare tale tendenza con una norma apposita.
Tutto il resto son chiacchiere. Anzi: una fregatura per il popolo sovrano. Sovrano perché? Per aver eletto uno (il presidente della Repubblica) che conterebbe come il due di briscola?
Sarà il caso perciò di ricordare a Berlusconi l’impegno che ha preso qualche settimana fa con i suoi elettori, ma anche con gli italiani tutti: far decidere ad essi se ci si debba indirizzare verso il semipresidenzialismo o verso il premierato.
Siccome io sono decisamente per il premierato, vorrei che questa consultazione ci fosse. Qualche giorno fa mi sono registrato al sito Forza Silvio, dove potevo esprimere il mio pensiero, e l’ho fatto a favore del premierato.
Ma ricordo che Berlusconi ha parlato anche di gazebo diffusi in tutte le piazze d’Italia.
E allora perché si sta prendendo la direzione del semipresidenzialismo?
Chi lo ha deciso? Non il popolo.
Il popolo vuole assai di più. Il popolo vuole contare.
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“Bossi: con l’opposizione tratto io” di Michele Brambilla. Qui.
“Calderoli corre, Fini frena e il Cav. lavora davvero per fare le riforme” di Lucia Bigozzi. Qui. Da cui estraggo con gioia:
“In queste settimane il Pdl dedicherà al processo riformatore più di un appuntamento: un convegno di studi (agli inizi di maggio) e una serie di riunioni degli organi deliberativi ed esecutivi del partito, in modo da assicurare il più ampio sostegno alla proposta. Quanto al modello, non sarà basato sull’importazione di formule straniere ma verrà elaborato sulla base dell’esperienza storica e costituzionale del Paese, come ha ricordato il vicepresidente dei senatori Pdl Gaetano Quagliariello (favorevole al premierato) nell’intervista all’Avvenire quando spiega che non ci si deve impiccare a modelli prefissati.”
Commenti
6 risposte a “Ricordo a Berlusconi”
Ho spedito attraverso Facebook questo articolo a Palmieri. Spero che ne prenda atto, ma non mi fermerò.
Bisogna darsi una svegliata, ogni lasciata è persa.
Grazie, Ambra.
L’elezione diretta del premier è indubbiamente la riforma prioritaria ed obbligata se vogliamo che chi deve dare impulso allo sviluppo del nostro paese sia messo in condizione di svolgere al meglio la propria fondamentale funzione. Sono convinto che questa sia la scelta condivisa dalla larga maggioranza degli italiani. Purtroppo, per una parte dei politici, sussiste ancora il condizionamento rappresentato dall’incombente figura di Berlusconi, che impedisce loro di schierarsi a favore di scelte più coraggiose per una più efficiente governabilità.
Ciò però non basterà a colmare la deprecabile debolezza del potere dell’esecutivo.
Occorrerà intervenire, come dicevo ieri, anche sui lacci e lacciuoli che frenano l’azione del governo.
Si dovrà ad esempio rimettere mano alla materia delle competenze regionali, dopo la confusione creata a bella posta dalla sinistra, poco prima delle elezioni del 2001 con la revisione del titolo v della Costituzione, per interferire sull’azione del futuro governo che, com’era ampiamente previsto, fu assegnato al centrodestra. Non devono più verificarsi conflitti fra Stato e regioni che paralizzano il paese, com’è successo di recente per i lavori per l’alta velocità e per le norme varate per agevolare la ristrutturazione delle abitazioni.
Bisognerà intervenire anche sull’iter previsto per il varo delle leggi proposte dal governo, per renderlo più spedito e più rispondente ai bisogni dei cittadini.
Ma preferisco terminare qui perché l’elenco sarebbe lunghissimo e rischio di annoiare.
Ma, se
1. il parlamento è eletto dal popolo,
2. il capo del governo è eletto dal popolo,
entrambi hanno la stessa identica legittimazione.
Quindi, come si può pensare che uno prevalga sull’altro?
Nessuno prevale sull’altro. La riforma che penso io dovrebbe limitarsi a far eleggere il presidente del consiglio dal popolo, seguendo le indicazioni della legge 270. Ossia il popolo decide maggioranza e premier.
In questo modo (così come è di fatto oggi con la 270) decide anche la composizione del parlamento.
Il parlamento continua ad essere l’organo legislativo (ti pare poco?) e può sfiduciare il governo, come oggi.
Se sfiducia il governo significa che la maggioranza che lo sosteneva non c’è più, è cambiata.
In questo caso si torna alle elezioni.
La scelta della maggioranza in parlamento, infatti, (nessuno quindi può passare da uno schieramento all’altro facendo ribaltoni) e la scelta del premier restano in capo soltanto al popolo sovrano.
Di nuovo sarà il popolo a scegliere la maggioranza e il premier attraverso nuove elezioni.
Non saranno più possibili gli intrighi di palazzo e solo il popolo è autorizzato a stabilire chi deve governarlo (tanto come maggioranza quanto come premier)
Spero di riuscire a vedere coronato questo mio sogno, per vedere realizzato il quale mi sto battendo, con tutti i miei limiti, ovviamente.
L’elezione diretta del premier creerà un vincolo ancora più stringente fra parlamento e governo che permetterà di sfruttare al meglio le sinergie che si determineranno da una più fattiva collaborazione fra le due istituzioni.