di Bartolomeo Di Monaco
Sulla Riforma della giustizia, pur avendo le mie idee chiare e solide a favore del SÌ, grazie anche alla mia età e alla mia esperienza, non desideravo intervenire, essendo, credo, in sintonia con la maggioranza degli italiani, ma in questi giorni FB (e credo anche gli altri social, che non frequento) sono tempestati di post che riportano il giudizio di un personaggio pubblico molto conosciuto, il professor Alessandro Barbero, il quale, dopo essersi dichiarato di sinistra (perché c’è stato bisogno di questa precisazione?), assume il giudizio che questa riforma mette la magistratura alle dipendenze e al servizio della politica e di chi in quel momento governa il Paese.
Nulla di più falso.
La separazione delle carriere è presente in tutte le più importanti democrazie occidentali e il pubblico ministero (l’accusatore) e l’avvocato difensore del cittadino (gli avvocati sono per il SÌ) sono finalmente messi sullo stesso piano, riparando uno squilibrio che attualmente è a tutto vantaggio dell’accusatore (partecipe del sistema magistratura) e a tutto svantaggio del difensore del cittadino.
Sembra che il professor Barbero, alle prese con i suoi studi, non abbia attentamente osservato ciò che una parte della magistratura ha combinato e combina in Italia da molto tempo, rovinando la vita di molti cittadini, i cui danni nemmeno sono risarciti dagli stessi che sbagliano, ma, quando e se succede, sono risarciti dallo Stato.
In campo sanitario, se un medico sbaglia e produce danni al paziente, ha una propria assicurazione che provvede al risarcimento dovuto al paziente sfortunato. Facciano così anche i magistrati, in modo che sia la loro polizza di assicurazione a risarcire il danno e non lo Stato, ossia noi cittadini. Anche in magistratura, come nella vita ordinaria di ciascuno di noi, chi sbaglia deve pagare.
Attenzione, quindi, alle voci che di qui al giorno del referendum si leveranno, anche molto forti e forse perfino arroganti, sui social per dirsi contrari ad una riforma che anche la sinistra voleva insieme col centrodestra, ma che i poteri forti interni alla magistratura sono sempre riusciti ad impedire.
Questa è l’occasione buona, e voglio sperare che gli uomini e le donne della sinistra migliore, che vogliono una giustizia irreprensibile e responsabile (ce ne sono, e lo si vedrà dai risultati del referendum), non si facciano ingannare da una propaganda volta a lasciare (per evidenti deplorevoli convenienze) le cose così come stanno.