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Ruby bis. Ma davvero è così?

31 Maggio 2013

«”Il toccamento erotico concupiscente tra una parte del corpo e un’altra è un atto sessuale. Non lo dico io lo dice la legge”. Significa che per arrivare alla condanna degli imputati secondo i pm non è indispensabile dimostrare che ci furono rapporti sessuali completi tra Berlusconi e le ospiti delle serate. Già il “bunga bunga” per la Procura era un atto di prostituzione. » (qui: ore 14,31)

Come ho già scritto più volte, il processo Ruby si caratterizza   e continua a caratterizzarsi per la sua anomalia. Ossia, in mancanza di prove, i pm si arrampicano sugli specchi e chiedono aiuto alla psicanalisi, alla filosofia, e alla ermeneutica. Che vuol dire ricorrere a scienze che non producono mai certezza ma ipotesi.
E questo in un tribunale che deve decidere della condanna di un cittadino è inammissibile.

Berlusconi potrebbe aver fatto sesso con l’allora minorenne Ruby, potrebbe aver conosciuto la sua età minorile, ma se non ci sono prove, e se addirittura quella che si vuol dipingere come la vittima, nega tutto ciò, il tribunale non è autorizzato a derogare dalle regole del giusto processo.

In Italia, ciò è avvenuto già tante volte, e cito l’ombrello sotto cui pm e giudici hanno dato riparo  alle loro sentenze, quel “concorso esterno” e quel “non poteva non sapere”, che sono quanto di meno probatorio possa esistere. Anzi, allorché si cita per condannare un cittadino una di queste ipotesi, si offende il giusto processo, che necessita di una cosa sola: la prova. Che non può che essere concreta e certa, ossia non può oscillare rispetto ad una tesi contraria. Quando la tesi contraria abbia una qualche equivalenza e accrediti qualche dubbio, non si può condannare, e chi lo fa viola il giusto processo, voluto dalla costituzione.

Seguo il processo Ruby perché è uno degli esempi più eclatanti di una tale italica anomalia.
Stamani, il pm Sangermano (braccio destro della Boccassini) ha tirato fuori dal cilindro una definizione del rapporto sessuale che non conoscevo. Le sue parole sono quelle che ho riportato tra virgolette in avvio di questo articolo, e che mi pare non siano state riferite dai giornali antiberlusconiani. Non le ho trovate, ad esempio, né sul Corriere della Sera né su la Repubblica né su il Fatto Quotidiano.

Non sto a cercare l’articolo della legge che recita una tale definizione. Se c’è, esso autorizzerebbe a mettere in galera tutti i frequentatori di quei locali notturni dove avvenenti ballerine si fanno toccare dai clienti che assistono “concupiscenti” alla loro esibizione, infilando, in certi spettacoli, perfino le mani piene di soldi nei succinti slip delle ragazze.
Per non parlare poi delle stesse ragazze che scendono dalla piattaforma e girano per i tavoli per farsi toccare.

Secondo la definizione di Sangermano, in tali locali si praticherebbe la prostituzione in quanto si ha “il toccamento erotico concupiscente tra una parte del corpo e un’altra”.
Siccome il pm giustifica la necessità del processo facendosi queste domande: “E cosa avrebbero dovuto fare i pm davanti a cotanta notizia di reato? Cestinarla, archiviare senza indagare? Chi sostiene questa tesi ricorda che in Italia esistono la obbligatorietà dell’azione penale e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge?” (ore 10,56), bene, perché allora il pm Sangermano e i pm milanesi non agiscono nei confronti di questi locali dal toccamento facile e “concupiscente” e non arrestano ballerine e clienti toccatori?

Perché non danno a questi locali, dove secondo la definizione di Sangermano si commettono atti sessuali, il nome di nuove case di tolleranza vietate dalla Legge Merlin e non ne dispongono la chiusura, visto che i cittadini sotto tutti eguali davanti alla legge?

 


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Bart