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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Visco: “Paese indietro di 25 anni, ora riforme privilegiando il lavoro”

31 Maggio 2013

di Redazione
(da “La Stampa”, 31 maggio 2013)

«Non siamo stati capaci di rispondere agli straordinari cambiamenti geopolitici, tecnologici e demografici degli ultimi 25 anni ». È l’analisi di Ignazio Visco secondo cui ora «l’aggiustamento richiesto e così a lungo rinviato ha una portata storica che necessita del contributo decisivo della politica,ma anche della società ».

L’aggiustamento richiesto, mette in evidenza Visco nella relazione annuale di Bankitalia, «ha implicazioni per le modalità di accumulazione del capitale materiale e immateriale, la specializzazione e l’organizzazione produttiva, il sistema di istruzione, le competenza, i percorsi occupazionali, le caratteristiche del modello di welfare e la distribuzione dei redditi, le rendite incompatibili con il nuovo contesto competitivo, il funzionamento dell’amministrazione pubblica ».

«L’Italia – spiega Visco – non deve avere paura del cambiamento e deve abbandonare la cultura della difesa delle rendite, perchè su questo non si costruisce niente. Non bisogna aver timore del futuro, del cambiamento, non si costruisce niente sulla difesa delle rendite e del proprio particolare, si arretra tutti. Occorre consapevolezza, solidarietà, lungimiranza«. «Interventi e stimoli ben disegnati – ha aggiunto il governatore – anche se puntano a trasformare il Paese in un arco di tempo non breve, produrranno la fiducia che serve per decidere che già oggi vale la pena di impegnarsi, lavorare, investire ».

«Riduzioni di imposte, necessarie nel medio termine,pianificabili fin d’ora,non possono che essere selettive, privilegiando il lavoro e la produzione ». Visco spiega ancora come il cuneo fiscale sul lavoro «frena occupazione e attività d’impresa » e l’evasione è «concorrenza sleale » e «ostacola la crescita ». «Il tasso di disoccupazione, pressoché raddoppiato rispetto al 2007 e pari all’11,5% lo scorso marzo, si è avvicinato al 40% tra i più giovani, e ha superato questa percentuale nel Mezzogiorno ».

Il governatore, affrontando il tema fiscale, pone l’accento su capitoli diversi rispetto a quelle che sembrano fino ad ora aver monopolizzato il dibattito, come la riduzione dell’Imu. L’accento è invece su lavoro e produzione.

Lungo è poi il passaggio dedicato all’evasione fiscale che, spiega , «distorce l’allocazione dei fattori produttivi, causa concorrenza sleale, è di ostacolo alla crescita della dimensione delle impresa, aumenta il carico tributario per i contribuenti in regola. Va contrastata anche nella dimensione sovranazionale ». Visco indica anche la strada da seguire. «Un contributo importante a migliorare la correttezza fiscale può derivare da interventi di semplificazioni e razionalizzazione delle imposte e degli adempimenti. La certezza delle misure fiscali e il loro attento ed equilibrato disegno possono incidere sulle aspettative , quindi sulla domanda, più e meglio di sgravi immediati ma dall’incertezza sostenibilità.


La fiammata dei Cinque Stelle
di Luca Ricolfi
(da “La Stampa”, 31 maggio 2013)

Quando votano in pochi, come è successo alle recenti amministrative, c’è sempre il rischio di sovrainterpretare, di vedere nel voto più di quello che contiene. A me i segnali chiari sembrano solo due: gli elettori di sinistra che avevano votato Grillo stanno cominciando a tornare a casa, il movimento di Grillo ha subito un tracollo d’immagine. Gli italiani saranno pure ingovernabili, come pensava Mussolini e ora ripete il commissario europeo Günther Oettinger, ma non sono ciechi.

Se per qualche motivo le cose precipitano, come è successo in vari passaggi della storia nazionale, può succedere che una parte dell’elettorato improvvisamente divenga pronta a votare una forza politica nuova, che promette un cambiamento radicale, o anche semplicemente rappresenta un modo d’essere diverso, una qualche rottura con il passato o con il presente. Ma altrettanto improvvisamente i medesimi elettori che hanno scommesso sul nuovo o sul diverso sono pronti a ritirare il loro consenso. Nella storia elettorale italiana degli ultimi 70 anni è già successo due volte, con il movimento dell’Uomo Qualunque (fra il 1946 e il 1948) e con la mai veramente nata Alleanza democratica, che subito prima della discesa in campo di Berlusconi era arrivata (nei sondaggi) a sfiorare il 20% dei consensi. Vedremo presto se il caso del Movimento Cinque Stelle somiglierà più a quello dei movimenti-fiammata (come Uomo Qualunque e Alleanza democratica), o a quello dei movimenti-incendio, che nascono all’improvviso ma durano nel tempo, come sono stati la Lega e Forza Italia.

Personalmente propendo più per la prima ipotesi, quella di un raffreddamento del consenso al Movimento di Grillo, e questo non tanto per la batosta elettorale dei giorni scorsi, quanto per i comportamenti e gli equivoci che l’hanno preceduta e per molti versi preparata.

Primo equivoco. Beppe Grillo pare non aver capito che la maggior parte degli elettori non sono né fanatici, né militanti. Sono sì disgustati dalla politica, vorrebbero sì mandare a casa una classe dirigente che li ha profondamente delusi, ma al tempo stesso vorrebbero che un governo ci fosse. E che fosse un governo decente. Non è evidente, o almeno non lo è ancora, o non lo è alla maggioranza dei cittadini, che il governo Letta-Alfano sia un governo indecente. Mentre è del tutto evidente che il Movimento Cinque Stelle ha ostacolato in ogni modo la nascita di un governo compatibile con il risultato elettorale.

Secondo equivoco. Il Movimento Cinque Stelle pare non aver capito che molti elettori danno una notevole importanza a due virtù: la competenza e lo stile. Molti elettori (la maggioranza, a mio parere) non si accontentano affatto di essere governati da gente «semplice e onesta », ma vorrebbero anche che i politici che li rappresentano fossero competenti, esperti, e persino educati. Soprattutto quest’ultima cosa. Gli elettori possono anche perdonare la volgarità del capo, che può mascherarsi dietro l’alibi della satira, ma apprezzano molto di meno la volgarità dei sottoposti, sia quando si manifesta come amore per il vil denaro (vedi il surreale dibattito sugli scontrini e gli emolumenti dei parlamentari) sia quando si manifesta con le offese e il turpiloquio (giusto ieri le parole «merda » e «stronzo » erano al centro delle profonde riflessioni politiche di due grillini molto in vista, la capogruppo alla Camera Roberta Lombardi e l’uomo-streaming del movimento Salvo Mandarà; per non parlare delle offese di Grillo a Stefano Rodotà).

Terzo (e fatale) equivoco. Il Movimento Cinque Stelle pare non aver compreso né la natura della Rete né la natura della democrazia. La Rete, che qui scrivo in maiuscolo perché qualcuno la considera una divinità, è uno strumento comodissimo e utilissimo (posta elettronica, Wikipedia, migliaia di servizi gratuiti, velocizzazione delle comunicazioni, ecc. ecc.), ma è anche fonte di innumerevoli effetti collaterali negativi. Grazie alla Rete può risultare più facile violare la privacy, umiliare le persone, indurre al suicidio un ragazzo o una ragazza, mettere in circolazione informazioni false o pericolose, truffare il prossimo, dare voce agli incompetenti, permettere l’espressione dei peggiori sentimenti, o anche semplicemente sottrarre tempo a chi potrebbe usarlo assai meglio. Il Movimento Cinque Stelle non solo deifica la Rete, ma sogna un mondo in cui tutti possano partecipare a un innumerevole insieme di decisioni grazie al voto elettronico. Un mondo in cui la democrazia diretta, che qualche volta ha funzionato in piccole comunità, trionfa sulla democrazia rappresentativa, inventata per governare comunità grandi e complesse.

E’ una sciocchezza, se non altro perché la maggior parte di noi non vuole affatto mettere becco nell’innumerevole giungla di leggi e norme che vengono emanate ogni giorno da ogni sorta di consesso, ma preferirebbe potersi dedicare alle cose che ama con la serenità che deriva dal fatto di avere dei decenti rappresentanti in parlamento e nelle istituzioni. E’ a questo che serve la democrazia rappresentativa. Ed è questo il motivo per cui, nelle democrazie che funzionano, a votare vanno in pochi, non in molti: perché sanno che, chiunque vinca, non sarà una catastrofe.


Processo Ruby bis
di Luca Fazzo
(da “il Giornale”, 31 maggio 2013)

16:46
Forno nella fase finale della sua requisitoria ha citato (venendo rimbrottato dal tribunale) Veronica Lario, ex moglie di Silvio Berlusconi: “La signora Lario nel 2009, molto prima che emergessero i fatti di cui ci occupiamo, ebbe a fare una dichiarazione che poi è stata ampiamente ripresa dai giornali in cui, spiegando i motivi per cui decideva di effettuare una separazione dolorosa, diceva che per la sua dignità non poteva tollerare un sistema in cui le vergini venivano date in pasto al drago per la loro ambizione e per i loro interessi”. Il giudice Gatto gli ha risposto secco: “Il tribunale non legge i giornali”.
16:44
Dichiarare Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti colpevoli di entrambi i capi d’accusa, per avere reclutato le ragazze da portare a casa di Silvio Berlusconi a fare sesso a pagamento. Questa la richiesta che il procuratore aggiunto Piero Forno ha presentato al tribunale di Milano pochi istanti fa, al termine della requisitoria nel cosiddetto processo Ruby 2. Pesanti le richieste di pena: sette anni per Mora, Fede e Minetti. I tre imputati secondo la Procura sono responsabili sia di avere organizzato il giro delle ” Olgettine” e delle altre maggiorenni che frequentavano Arcore, e che facevano parte del “sistema prostitutivo” creato per soddisfare le “concupiscenze sessuali dell’allora presidente del Consiglio”; sia, in specifico, di avere collaborato ad inserire anche Ruby, allora minorenne, nel circuito del sesso a pagamento, ed è per la Procura il reato più grave. La procura chiede anche la interdizione perpetua dai pubblici uffici e da ogni incarico in ogni scuola di ordine e grado.
16:33
Ancora Forno: “Oggi Ruby è maggiorenne solo dal punto di vista anagrafico perchè si è portata dietro tutte le problematiche minorili che si trascina fin dalla più tenera età”. “Ruby è naturale quando racconta, rigida e coartata quando ritratta. Tutte le volte in cui le viene contestato qualcosa dice: erano cavolate. Sono risposte fatte col ciclostile, senza neanche uno sforzo per convincere l’interlocutore. Eppure quel poco che Kharima ha detto evidenzia comunque un contesto che non è quello descritto dalle testi smaccatamente false. Dal racconto di Ruby vengono fuori ad Arcore ragazze sensuali ed ammiccanti che non hanno nulla a che fare con le famose cene eleganti che inizialmente si era cercato di contrabbandare come caratteristica di quelle serate. Con questa concessione Kharima ha cercato di salvare la propria dignità”.
16:20
“Ambiente orgiastico, orgia bacchica che si verificava nelle sale di Arcore”: così il procuratore aggiunto Forno ha descritto le serate nella villa di Silvio Berlusconi.
16:16
Dice Forno, affrontando il tema delle dichiarazioni di Ruby, che ha sempre negato ai pm di avere avuto rapporti sessuali con Berlusconi: “Ruby non è una simulatrice, è una dissimulatrice, ha paura di dire la verità perché è troppo brutta. È una ragazza dall’età mentale inferiore a quella anagrafica, la senti parlare due minuti e ti accorgi che è una ragazzina sofferente. Io credo che questa reticenza abbia una precisa lettura: “Che vergogna”. Di fronte a noi, a delle persone autorevoli e che si pongono con lei in modo accogliente e comprensivo era difficile presentarsi come una giovane prostituta, o – per usare un termine espunto dal nostro sistema – come minore moralmente corrotto. Questa è la lettura da dare alle dissimulazione di Ruby”. “Con Caterina Pasquino era più facile aprirsi. E alla Pasquino Ruby dice di essere stata a casa di Berlusconi, di avere cenato, ballato e fatto sesso con lui. La Pasquino Desso in aula ci dice che Ruby parlava in tono ironico, e che lei non le aveva creduto. Certo, chiunque di noi se trova una ragazzina che dice di essere andata a letto con il presidente della Repubblica dice: sì, e io sono andata con il Papa. Questa affermazione però è assolutamente credibile per il contesto in cui la rivelazione fu fatta, a una persona che non faceva una vita diversa da Ruby”
16:16
La parola passa al procuratore aggiunto Piero Forno, che inizia spiegando che il “sistema prostitutivo” era destinato a soddisfare soprattutto Silvio Berlusconi, ma non soltanto lui: “Non è l’amante privata che uno foraggia, riempie di regali, e che resta però l’amante privata. È un sistema che ha potenzialità anche nei confronti di altri soggetti e ne abbiamo prova concreta, si parla di interazioni sessuali cui partecipava lo stesso Fede, e questo non esclude – anche se non ce n’è assolutamente la prova – che il sistema potesse rivolgersi, ove il dominus ne avesse dato la autorizzazione, anche ad altre persone”.
16:16
Pesante il pm contro Emilio Fede : “Fede va in giro a presiedere concorsi di bellezza e lo fa perché ciò serve a reperire persone adatte”.
15:35
Dopo avere premesso stamattina che nella sua requisitoria non si sarebbe occupato della posizione di Silvio Berlusconi, “imputato in un altro processo”, adesso però il pm spiega che “la correttezza non può essere scambiata per una forma di riguardo”. E quindi bisogna parlare di Silvio Berlusconi. “Ho avuto attenzione a non riprocessare Berlusconi ma adesso devo analizzare i fatti. Nelle intercettazioni Ruby dice di avere negato la verità ai pm e di avere lasciato fuori la verità su Berlusconi; nei verbali nega gli atti sessuali ma vi allude nelle intercettazioni con riferimenti espliciti”. Ed è in quelle intercettazioni, dice il pm, che Ruby dice come son davvero andate le cose.
15:34
Il pm ironizza sul fatto che secondo tutti i testimoni delle feste Ruby venisse considerata maggiorenne: “La descrivono come una specie di marmoreo gigante, hanno detto che dimostrava 24 anni, potevano dire anche 50 o 80, così sarebbero stati ancora più credibili”.
15:09
Le ragazze che hanno negato un lato porno degli incontri a casa Berlusconi, per il pm non sono credibili. “Il blocco dichiarativo avverso è fatto di testimonianze inattendibili. Rifiutano di ammettere la evidenza dei fatti, di avere esercitato a favore di Berlusconi attività di prostituzione e di essere a conoscenza di quanto accadeva.La tracotante negazione dell’evidenza finisce con l’avvalorare la consistenza dell’impianto probatorio profuso dall’accusa”
14:31
“Non ci interessa il lato estetico o morale delle serate”, dice il pm, “ci interessa dimostrare i reati”. E qui Sangermano offre un dettaglio importante sulla linea processuale della Procura: “Il toccamento erotico concupiscente tra una parte del corpo e un’altra è un atto sessuale. Non lo dico io lo dice la legge”. Significa che per arrivare alla condanna degli imputati secondo i pm non è indispensabile dimostrare che ci furono rapporti sessuali completi tra Berlusconi e le ospiti delle serate. Già il “bunga bunga” per la Procura era un atto di prostituzione. (il grassetto è mio. bdm)
14:26
Il pm ricorda che la teste Melania Tumini ha descritto cene che degeneravano in spogliarelli e toccamenti fin dalle prime fasi. “La modalità descritta dalla Tumini costituisce una plastica rappresentazione della realtà”. Invece il “blocco dichiarativo avverso”, cioè l’intera serie dei testimoni portati in aula dalla difesa degli imputati, avrebbe offerto secondo il pm una “ricostruzione radicalmente smentita dalle emergenze processuali.”
14:26
Il pm sfiora una gaffe colossale parlando di Melania Tumini, ospite solo una volta delle serate di Arcore e considerata il più attendibile dei testimoni d’accusa: “Non si può considerare la Tumini un cavallo di …”. Poi fortunatamente il rappresentante della Procura si ferma in tempo.
14:22
Dopo la pausa pranzo, il pm Sangermano ha ripreso la sua parte di requisitoria, la cui conclusione sarà affidata al procuratore aggiunto Piero Forno. Sangermano si sta soffermando sull'”orribile episodio” del 6 ottobre 2010, quando prima ancora che la vicenda esplodesse sui giornali Ruby sarebbe stata interrogata da Luca Giuliante, avvocato milanese e tesoriere del Pdl. Si trattò secondo il pm di una “gravissima attività di inquinamento probatorio attivata per consentire agli imputati di precostituire una versione difensiva”. L’obiettivo secondo la Procura era di sapere cosa Ruby avesse detto ai pm. “Evidentemente si aveva paura di quello che Ruby poteva dire”.
13:00
Anche in base alle immagini del concorso di bellezza in Sicilia cui partecipò Ruby, e dove Fede faceva parte della giuria, il pm sostiene che “Fede ha introdotto Ruby in un sistema che la poteva pascere e rendere ricca. Non si limitò alla solidarietà morale. È evidente che rilevò la gradevolezza estetica e per la sua vulnerabilità la ritenne perfetta per essere inserita nel sistema”. Alle cene, anche dopo la comparsa di Ruby, l’andazzo rimase immutato: “Pensare che Ruby santificasse e sterilizzasse l’ambiente con la sua stessa presenza è difficile da credere anche con il massimo del garantismo”
12:59
Anche Emilio Fede e Lele Mora per il pm hanno dato un “apporto causale” al sistema. “Fede era preposto alla individuazione di nuovi soggetti pescando tra le giovani donne con cui intratteneva rapporti professionali”, dice il pm, e cita il caso di Roberta Bonasia che “chiedeva preventivo assenso al suo mentore Fede per accedere alla frequentazione di Berlusconi, ricevendone non solo il nulla osta ma anche indicazioni sui comportamenti da assumere. Fede era consapevole della natura degli eventi per esserne un organizzatore. Le ragazze vengono introdotte in un contesto caratterizzato da una finalità sessuale nella consapevolezza che chi sarà disponibile sarà retribuito”. Per la Procura, sia Fede che Mora erano pienamente consapevoli che quanto accadeva era roba da codice penale, e ne approfittarono per spingere Berlusconi a regalare un milione e mezzo a Mora. Non un ricatto, ma il pm parla di “valenza pressoria” del rischio per Berlusconi che Mora parlasse. “Mora era in difficoltà economiche, e un uomo rovinato è un uomo pericoloso, è un uomo pronto a tutto”. Tra i vantaggi di Fede ci sarebbe stata invece la permanenza alla direzione del Tg4 “nonostante l’età avanzata” “Fede e Mora hanno bisogno per mantenere il loro potere che quel sistema continui a funzionare”
12:34
Sangermano lascia aperta la porta all’ipotesi che Berlusconi non si rendesse conto della gravità di quanto accadeva a casa sua. “Non vale la pena di inserire il concetto di percezione soggettiva del disvalore dei fatti e della loro rilevanza penale. C’era sicuramente la colpevolezza del potere esercitato sulle persone. Non so che percezione avesse Berlusconi nella sua introiezione soggettiva dei fatti”. Il disinteresse del Cavaliere per la riservatezza delle serate potrebbe spiegarsi proprio con questa “mancata percezione”. Mentre invece “Fede aveva una chiara percezione della rilevanza penale, in una intercettazione dice “non andiamo ad aggiungere casini a casini”. E racconta di avere pagato per fermare delle fotografie, emerge in lui la preoccupazione che non trapelasse all’esterno il contenuto delle serate”
12:34
Per quanto riguarda il ruolo di Nicole Minetti, secondo il pm sono decisive le intercettazioni in cui la stessa Minetti temeva che il fermo di Ruby facesse saltare fuori che era lei a gestire le case di via Olgettina. “Appare come un amministratore di condominio, si occupa integralmente della gestione delle case. Si può anche superare la barra del suono ovvero il limite del ridicolo, ma negare che Minetti gestisse le case è impossibile. E lei sapeva bene che le ragazze erano quelle che partecipavano alle cene, il nucleo storico di cui parla anche Ruby. Si può dire che il consigliere regionale Minetti ambiva anche a fare l’amministratore di condominio? Ma lei lo faceva solo per le ragazze che partecipavano alle serate in ruoli sessuali e venivano retribuite in contanti. La verità è che la Minetti garantiva la partecipazione di giovani donne disponibili a compiere atti sessuali retribuiti e si attivava anche a individuare nuovi soggetti. Nicole Minetti aveva chiara consapevolezza di avere commesso reati di istigazione e favoreggiamento della prostituzione: “Io gli ho parato il culo e lui non può permettersi di fare così”
11:33
Il pm spiega perché secondo la procura le uniche testimoni attendibili sono quelle che parlano di un lato hot delle serate “Il diritto penale non è fatto di uno contro uno, la mia parola tra la tua. Le dichiarazioni delle testimoni dell’accusa che descrivono determinati eventi sono asseverate dalle intercettazioni. Le testimoni della difesa che hanno escluso certi eventi invece sono smentite” dalle stesse intercettazioni. Metterle sullo stesso piano è una ” equivalenza risibile perché destituita di fondamento. Nessuno vuole santificare le persone offese, nei testimoni possono avere agito moventi diversi. L’istinto utilitaristico di conoscere una persona potente le può avere guidate. Ma utilitarismo e opportunismo non vuole dire disponibilità alla prostituzione”.
11:33
“Le prove convergono univocamente ad attestare la penale responsabilità degli imputati”, riprende Sangermano dopo una breve pausa. E torna a affrontare la sequenza delle cene tenute nella residenza di Arcore dell’allora presidente del Consiglio: sia quelle raccontate da Ruby, e confermate dall’analisi dei tabulati telefonici, sia quelle successive all’inizio dell’inchiesta e seguite in diretta dagli inquirenti. ” É falso che le cene fossero ordinari convivi arricchiti al più da qualche goliardica scenetta di burlesque. Non rifarò il processo a Berlusconi. Qui Berlusconi è la persona a favore della quale viene apparecchiato un sistema. Le prove dimostrano irrefutabilmente come le cene di Arcore fossero espressione di un sistema prostituivo organizzato per il soddisfacimento del piacere di una persona, Silvio Berlusconi, abbia potuto funzionare grazie alla intermediazione fornita da Fede, Minetti e Mora. Era un sistema, un apparato complesso volto a individuare, reclutare, compattare e remunerare un nucleo di giovani donne dedito al compimento di atti sessuali a pagamento con Berlusconi che elargiva direttamente o tramite Nicole Minetti esborsi in denaro”. “La Minetti svolgeva un ruolo particolarmente delicato, compiendo ella stessa atti sessuali retribuiti e partecipando alle tre fasi delle cene , svolgendo un fondamentale ruolo nella corresponsione di corrispettivi economici alle partecipanti alle serate”.
10:56
Il pm Sangermano torna a ribadire la genuinitá dell’inizio dell’inchiesta. “Cosa avrebbero dovuto fare i pm? La minore risultava fuggita dalla comunità di accoglienza cui era stata destinata dal tribunale dei minori: perchè in uno stato di diritto i minori vengono collocati dai tribunali. La stessa minore che a 14 anni si esibiva davanti ai bambini simulando rapporti sessuali orali con una bottiglia, e questo che in una logica maschilista si potrebbe considerare l’espressione di una minore debosciata è invece sintomo di un disagio profondo”. L’inchiesta, dice il pm, nasce dalla esigenza di tutelare Ruby. “La minorenne rimane tale anche quando ha i seni sviluppati. Non sono gli aspetti fisici che denotano l’età, e d’altronde parlando con Ruby si percepiva chiaramente che era una minore. E cosa avrebbero dovuto fare i pm davanti a cotanta notizia di reato? Cestinarla, archiviare senza indagare? Chi sostiene questa tesi ricorda che in Italia esistono la obbligatorietà dell’azione penale e l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge?” (il grassetto è mio. bdm)
10:46
A dimostrare quanto il sistema fosse organizzato, secondo il pm, c’è quanto accade dopo il fermo di Ruby il 27 maggio 2010, quando Lele Mora interviene e sua figlia Diana si candida a prenderla in affido: “ecco l’abbraccio mortale di Mora; l’apparato militare che si scatena per salvare il soldato Ryan e accudirlo è enorme. Anche Luca Risso, che poi allaccerà con lei una relazione, è una proiezione di Lele Mora, che gli mette una sentinella, e come un segugio la segue e la protegge”.
10:41
Il sistema delle feste di Arcore era sempre lo stesso, dice il pm: “Si individua una persona, si verifica la sua rispondenza a determinati criteri, e la si inserisce in un determinato contesto. Ruby non sfugge a questo meccanismo.Come un assaggiatore di vini pregiati, Emilio Fede saggia la beltà estetica di Ruby, la presenta a Lele Mora che la tiene in caldo per poi immetterla nel circuito”
10:34
Il pm ammette che nel processo pesano le dichiarazioni rese in aula da Ruby, che nega praticamente tutto, e smentisce le ammissioni fatte durante le indagini preliminari. “Ruby ha mescolata verità e menzogna. Perché lo ha fatto? Hanno agito diversi impulsi, tra cui la prospettiva utilitaristica di ritrattare secondo le conseguenze e trarne un vantaggio economico. Ha sempre negato talune costanza, sempre affermato altre, e si è contraddetta su altre. Ha sempre negato dichiaratamente di avere avuto rapporti sessuali tanto meno a pagamento con Silvio Berlusconi, ha sempre negato di essersi prostituita. Come in un videogame Ruby ha calato persone vere e immaginarie,tentando una impresa ragguardevole: discreditare se stessa miscelando verità e bugie, poi riconducendo a un furore esibizionistico, a una sofferenza psicologica che la portava a inventare cavolate”.
10:27
Sotto accusa, sostiene Samgermano, non ci sono i comportamenti privati delle persone. “Il potente, il ricco, sa perfettamente che la disponibilità sessuale viene solo dai vantaggi che egli può offrire. Questo è lecito. Ciò che non è lecito e che un terzo si intrometta.. La legge non impedisce il gioco di concedersi inseguendo dei vantaggi. È la interposizione del terzo che diventa reato”. È questo, spiega il pm, il ruolo di Fede, Mora e Minetti nelle cene di Arcore. E sia Fede che Mora “sapevano perfettamente che Ruby era minorenne”.
10:21
Subito dopo però il pm ha contestato la campagna politica e giornalistica che ha descritto il processo sostenendo che “la morbosità dei pm ha finito nell’insinuarsi nella vita privata dell’essere umano, che la morbosa curiosità dei pm si sarebbe spinta sino a fare domande sconvenienti alle persone offese, e che le indagini avrebbero costituito un espediente per spiare una persona dal buco della serratura, non senza una logica antagonistica o moralistica. Questi argomenti possono essere sostenuti solo da chi è in malafede o non conosce le leggi”.
10:10
“Qui non vi è alcuna volontà di colpire la storia e la figura di Silvio Berlusconi. La vicenda di quest’uomo la giudicheranno le urne e la storia. Qui si valutano solo i reati contestati a Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti”. Così il pm Antonio Sangermano ha esordito nella sua requisitoria nel processo Ruby 2, iniziata questa mattina davanti al tribunale di Milano.


Santanché: Letta stia attento a Renzi
di Salvatore Dama
(da “Libero”, 31 maggio 2013)

«Io capisco che c’è una smania giornalistica nel guardare la pagliuzza del Pdl… ».

…ma?

«Ma qui il problema vero è la trave che c’è nel Pd. E si chiama Renzi ».

Matteo Renzi.

«È la delusione più grande che ci sia stata negli ultimi anni della politica ». Daniela Santanchè invita a guardare altrove. La miccia che rischia di far deflagrare il governo non è da cercare nello scontro, all’interno del Popolo della libertà, tra l’area governativa e gli ultrà berlusconiani, i falchi e le colombe. La vera minaccia è un’altra.

Il sindaco di Firenze?

«Lui ».

Ma non era il pupillo di Berlusconi?  

«È vero che a un certo punto aveva acceso delle simpatie anche nel centrodestra. Ma oggi sta rivelando il suo vero volto ».

Quale?

«È un egoista. Che pensa solo a se stesso ed è devastato dall’invidia per Letta ».

Il premier è un avversario interno più ostico di Bersani.  

«Letta è coetaneo di Renzi quindi non è rottamabile ».

Addio sfida generazionale.

«E Renzi  che era partito per rottamare Bersani adesso invece sta rottamando il Paese. Il suo è  rancore. Non è  riuscito a diventare  il leader del partito né il capo del governo ».

E ora prova a sgambettare l’esecutivo con la sua truppa parlamentare?

«Fa di tutto. Ma se fa cadere Letta, fa crollare il Paese ».

Letta non deve temere voi?  

«Il mio appello al premier  è che non si metta all’inseguimento del sindaco di Firenze. Non stia dietro alle sue contraddizioni. Renzi era il “berlusconiano”, era quello che chiedeva alla sinistra di avere un programma politico e di lasciar perdere l’antiberlusconismo. Tutto ciò ai tempi delle primarie. Poi è successo che il Pd ha fatto il governo con il Pdl. E lui ha cambiato strategia ».

Un accordo che però  crea imbarazzi anche da voi. O no?

«Non è vero che ci siano divisioni nel Pdl ».

Come le chiama?  

«Quando il Pdl fa sentire la sua voce al governo non è per polemizzare.  Lo facciamo noi perché non vogliamo lasciare da soli i nostri ministri. Anzi, vogliamo dare più forza alla loro azione. Per questo pungoliamo il governo, perché vogliamo imporre le nostre posizioni ».

Finora siete stati poco incisivi?

«Non direi.  Ricordo che  Letta, nel suo discorso di insediamento, ha citato tutti i nostri punti programmatici. Ma perché il premier non venga tirato troppo per la giacca dal suo partito –  un esercizio che un Pd in crisi di leadership fa quotidianamente –  anche il Pdl deve attuare una pressione uguale e contraria affinché la barra rimanga al centro ».

 Però i vostri elettori non hanno apprezzato le larghe intese. Le Amministrative sono andate male per il Pdl.  

«Paghiamo una cosa sola ».

Quale?

«I voti li prende Silvio Berlusconi. Alle Politiche  c’è in campo  lui. Ma quando non è direttamente impegnato paghiamo dazio.   Ecco perché dobbiamo strutturarci meglio ».

 Cominciando dal doppio incarico del segretario?

«Alfano è una persona di responsabilità e di buon senso. Sarà lui stesso a capire se sia un bene che il segretario del partito sia anche vice premier e ministro dell’Interno. O  se invece c’è bisogno di più separazione tra partito e governo. Per la fiducia che ha – sia quella di Berlusconi che la nostra – è una scelta che dovrà valutare solo lui ».

Alfano e Schifani hanno «tradito » Berlusconi? Speravano nella sua uscita di scena?

«Guardi, io faccio la vita di partito, poi ci sono tante cose che gli altri vedono dal di fuori e che raccontano in un altro modo. Non mi appassiono e non condanno. Ma è gente che non vive il partito ».

 Berlusconi è il campione della campagna elettorale. Ma se un giorno arrivasse l’interdizione dalle cariche pubbliche?

«Io mi auguro che tutti capiscano che ci vuole pacificazione in questo Paese. L’aggressione giudiziaria è ormai ridicola, pesante e sofferente per Berlusconi. Ma è anche la gente che non ne può più. Che non capisce i motivi di tanta pervicacia da parte di alcuni giudici. Neanche Al  Capone ha avuto tanti processi e tante intercettazioni ».

 Ma se fosse condannato? Il governo sopravviverebbe?

«È un’eventualità a cui non voglio pensare,  vorrebbe dire condannare a morte questo Paese ».


Qui i funeralai di Franca Rame.

Qui la ricorda Maria Grazia Gregori.

Dario Fo la ricorda qui, video.


Letto 1718 volte.


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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart