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Scacciate le colombe

27 Settembre 2010

Ora più di prima occorre fare molta attenzione. Non so se Fini abbia letto la nuova conferma venuta ieri mattina da Saint Lucia da parte dell’avvocato Michael Gordon che registrò l’atto   costitutivo della Timara Ltd, secondo il quale il titolare delle società era, almeno al momento della sua costituzione, Giancarlo Tulliani: “Quel che ha detto venerdì il ministro della giustizia Lorenzo Rudolph Francis corrisponde a verità. E non solo  perché si tratta della dichiarazione ufficiale di un uomo di governo. Le cose stanno esattamente in quei termini” (Libero, pag 9 del 26 settembre 2010). Giancarlo Tulliani è quindi l’occulto proprietario iniziale della casa di Montecarlo. È uno scoop notevole, passato colpevolmente un po’ sotto silenzio dalla stampa pro Fini. Ma si tratta della dichiarazione dell’uomo che ha provveduto alla registrazione dell’atto costitutivo. La prova delle prove, perciò. Alla luce di ciò, spero che Fini abbia maturato il convincimento che non può sedere alla guida di Montecitorio, non avendone più i requisiti di moralità e di imparzialità, e rassegni finalmente le sue dimissioni, mantenendo l’impegno assunto con tutti gli italiani nel suo videomessaggio. Ma se ancora prevalesse in lui il desiderio di mantenere lo scranno prestigioso, consiglio a Berlusconi di non farsi incantare dalle colombe. È comodo per Italo Bocchino, che esce con le ossa rotte dal videomessaggio, dire che ormai il caso di Montecarlo è chiuso. Che spudorata ipocrisia! Il caso Montecarlo è tutto aperto e le prove contro Fini sono già più che sufficienti a farlo dimettere.

Faccio notare che Fini ha dichiarato che il cognato gli assicura di non essere il proprietario della casa di Montecarlo. Se colleghiamo questa dichiarazione a quella dell’avvocato Ellero, uscita molte ore prima, gli crediamo. La domanda che Fini doveva fare al cognato (sicuro che non gliel’abbia fatta?) era un’altra (e dalla dichiarazione di Ellero erano passate molte ore perché Fini potesse fargliela e riferircela). Questa: Sei o sei stato proprietario della Timara Ltd. Perché è di tutta evidenza che è assai probabile che Giancarlo Tulliani attualmente non sia più il proprietario della Timara Ltd, come lascia credere l’avvocato Ellero, ma che lo sia stato al momento della costituzione della Timara Ltd, come dichiara l’avvocato Gordon. Ergo: l’appartamento fu acquistato da Giancarlo Tulliani, che nelle settimane scorse, o comunque dal momento in cui è scoppiato lo scandalo, ha pensato bene di liberarsene.

Anche i giornalisti, intervistando questo e quello, non pongono mai la domanda in modo corretto, e si limitano a chiedere se Tulliani sia il proprietario della Timara Ltd. In questo modo danno a Fini la opportunità di non mentire. Mentre mentirebbe se rispondesse no alla domanda: Giancarlo Tulliani è stato il proprietario della Timara Ltd?

Alla luce della clamorosa rivelazione di Michael Gordon, manterrà, Fini, la promessa di dimettersi fatta l’altra sera? Non credo proprio. Sono sicuro che resterà attaccato alla poltrona dove ormai si è incollato con il finavil.

La sua strategia è infantilmente chiara.
Le parole di armistizio pronunciate nel videomessaggio, infatti, sono palesemente l’ultima trappola che un Fini messo all’angolo, e vicino a subire il ko, cerca di imbastire per farvi cadere il suo avversario.
Una volta graziato dal ko, egli avrà più di due anni per rivitalizzarsi e riprendere la tattica di logoramento, che non ha nessuna intenzione di abbandonare.

Quella di sabato sera è stata una mossa furbastra, poiché Fini sa bene che Berlusconi è ancora irretito dalle maglie della pavidità e della confusione ordite dalle cosiddette colombe, tra le quali primeggia Gianni Letta.
Fini è a loro, e non certo a Berlusconi, che ha inviato il messaggio cifrato. Conta su Gianni e compagnia per rimettersi in carreggiata e per consumare poi la sua vendetta.

Per natura, penso proprio per il suo dna, Fini è inaffidabile. Lo ha mostrato in gioventù (ci hanno raccontato della sua codardia) e lo ha mostrato nel momento in cui ha tradito sfacciatamente il partito che ha contribuito (malvolentieri) a cofondare. Non si sbaglia se si afferma che molte sono le falsità su cui imbastisce la sua strategia di vittima. La prima falsità è quella che sparge ai quattro venti, secondo la quale è stato cacciato dal Pdl, cercando con ciò di far cancellare dalla memoria degli italiani tutto il lavorio da lui imbastito, con continue dichiarazioni avverse, per mettere in difficoltà il governo Berlusconi. La seconda falsità è l’insieme delle verità non dette nella vicenda della casa di Montecarlo, oltre che della Rai. Sulle cose non dette sull’affaire Montecarlo, si è già scritto, e tutta la stampa è concorde nel registrare che Fini non ha detto tutta la verità.

Non è credibile, infatti, che egli non abbia mai saputo nulla di ciò che si stava orchestrando in casa sua, con la complicità, così sembra dalle dichiarazioni apparse sulla stampa, anche della sua compagna, dalla quale partivano le direttive circa la ristrutturazione dell’appartamento.

Ricordiamoci anche che ci sono cittadini di Montecarlo pronti a testimoniare, se chiamati dal magistrato (il quale si guarda bene dal convocarli), che Fini fu presente nella casa monegasca nei giorni della ristrutturazione.
Manca solo che qualcuno abbia avuto la fortuna (perché guadagnerebbe un sacco di soldi) di fare un filmato o una foto che comprovi oggettivamente quella visita, e così avremmo la terza falsità, documentata, collezionata da Fini.

Ieri sera Donna Assunta Almirante, intervistata nella trasmissione della TV7 “Niente da perdere” ci ha regalato (era intorno alle ore 22) due bei fiorellini sull’affaire Montecarlo, che avranno fatto tremare il presidente della Camera. Ha detto in sostanza: Se Fini avesse tenuto una conferenza stampa aperta ai giornalisti avrebbe detto l’incontrario di ciò che ha detto nel videomessaggio. Ad un’altra domanda ha risposto (sintetizzo anche qui): Non c’era niente di scandaloso vendere la casa a Giancarlo Tulliani, se la sua fosse stata la migliore offerta. Invece si è andati a finire ai Caraibi a costituire una società off-shore e poi un’altra ancora. E si è venduto un immobile a 300 mila euro, con i quali, a Montecarlo, non ci si compra nemmeno uno scantinato.
Se si pensi che Donna Assunta è molto amica di Franco Pontone, chi può escludere che non abbia raccolto una sua confidenza?

Tuttavia, ripeto, le prove e gli indizi finora emersi sono più che sufficienti per indurlo alle dimissioni.
La sua permanenza, anche di un solo giorno in più, dopo la testimonianza di ieri di Michael Gordon, lo priverebbe anche di quel briciolo di rispetto e di dignità che si è disposti a dare ad un uomo sconfitto ed in pena.

Ma ora, così vicini al tracollo di Fini, aspettatevi l’azione delle colombe. Esse torneranno a tubare forte, ringalluzzite dalla mano tesa furbescamente dal presidente della Camera. Il loro è un canto di morte per Berlusconi, se le ascolterà.

Doveva scacciarle subito. Ne sono ancora fortemente convinto. Non lo ha fatto, sbagliando (e lo vedremo meglio nelle prossime settimane), e ora esse, inconsapevolmente o meno, comunque ottusamente, gli stanno scavando la fossa.

Non patteggi con Fini, dunque. Se ne guardi bene! Non ascolti nessun consiglio che venga da quelle anime morte che sono le colombe che gli stanno attorno. Ne va della sua sopravvivenza politica.
Invece, basterà toccare Fini con un solo dito per farlo cadere dallo scranno.

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Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 27 settembre 2010. Qui.


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2 Comments

  1. Commento by Antonio — 27 Settembre 2010 @ 13:03

    La sua e-mail di tiscali non mi accetta.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 27 Settembre 2010 @ 13:22

    Non ho più da tempo la casella Tiscali. Alla voce Scrivimi troverà la mia e-mail, che comunque è:
    info@bartolomeodimonaco.it

    Cancellerò, secondo il suo desiderio, i suoi commenti.

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