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Scalfari non si rassegna e la faccenda s’ingarbuglia sempre di più

11 Luglio 2012

Alle osservazioni dei pm di Palermo che praticamente danno dell’ignorante in materia giuridica a Eugenio Scalfari (lo ha fatto intendere anche Pietro Grasso) per il contenuto del suo editoriale di domenica, nel punto in cui affronta le famigerate intercettazioni che coinvolgono il capo dello Stato, il fondatore di Repubblica replica a sostegno delle sue affermazioni, ossia che le telefonate che hanno intercettato il capo dello Stato vanno distrutte. Vi insiste anche l’11 luglio, qui.

Perché tanta ostinazione? È lecito sospettare che sulla procura di Palermo si stiano esercitando forti pressioni affinché la distruzione di quelle intercettazioni avvenga al più presto possibile, così da far scomparire una prova molto probabilmente compromettente in capo a Napolitano. Altrimenti non si spiegherebbero il massiccio dispiegamento di giuristi a difesa del Colle e la scesa in campo di un giornalista famoso come Scalfari. Evidentemente per tentare di arginare l’inchiesta aperta e proseguita con molto coraggio da il Fatto Quotidiano.

Eppure basterebbe che il capo dello Stato decidesse di venire incontro al desiderio di verità dei cittadini perché tutto questo annodarsi di dubbi intorno alla sua figura trovasse materia per il suo scioglimento.

Il silenzio di Napolitano autorizza invece a sospettare che, insieme con il dispiegamento inusuale di forze per spingere alla resa i pm palermitani, si stia tentando di insabbiare la vicenda e seppellire così responsabilità che forse  recherebbero grave pregiudizio al prestigio del Quirinale.

In ogni caso, siano distrutte o meno tali intercettazioni, è indubbio che qualcuno ne conosce il contenuto (dunque, come si diceva per Berlusconi, Napolitano potrebbe essere ricattabile) ed è probabile, come è avvenuto con la confessione dell’ex ministro della Giustizia Giovanni Conso, che prima o poi costui ci dica tutta la verità.  Come pure è indubbio che tali intercettazioni non si sottrarranno all’analisi degli storici. Perciò Napolitano farebbe bene ad affrontare, ora che è in vita e può rispondere e difendersi direttamente, la verità, anche se fosse sgradevole.

La Storia condannerà il suo silenzio allo stesso modo che i fatti di questi mesi stanno condannando molti vertici dello Stato, fino ad oggi considerati delle icone della nostra democrazia.


P.S. Segnalo qui l’editoriale di ieri di Maurizio Belpietro, qui quello di Antonio Padellaro e qui un articolo sulla Trattativa Stato-mafia di Filippo Facci.

 

 


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Bart