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Schulmers e Ingroia, due casi molto simili

6 Marzo 2013

Sul famigerato caso delle intercettazioni telefoniche che hanno riguardato le conversazioni intervenute tra il nostro capo di Stato e l’ex presidente del senato Nicola Mancino, indagato eccellente nella causa relativa alla trattativa tra lo Stato e la mafia, ho già scritto più volte sottolineando:

– che non sono affatto un estimatore di Antonio Ingroia, ma che sulle intercettazioni la procura di Palermo aveva ragioni da vendere;

– ho giudicato la sentenza della corte costituzionale n.1/2013 un vero e proprio scandalo e un deprecabile atto di servilismo, visto che essa andava contro un analogo giudizio espresso nel 2004;

– ho rimproverato a Ingroia di far torto alla propria lista intitolata Rivoluzione Civile, nel momento in cui non ha trovato il coraggio di denunciare all’opinione pubblica il contenuto di quelle conversazioni.

Naturalmente non ho mai mancato di accusare Napolitano di scarsa trasparenza e di mancata sensibilità nei confronti dei dubbi insorti in una larga parte dei cittadini.

Ora si presenta un nuovo caso, su cui la grande stampa tenta disperatamente di fare silenzio, allo stesso modo che tentò nel caso Napolitano-Mancino.
Ma ciò che pubblica “il Fatto Quotidiano” (qui e qui) appare molto credibile e induce a sospettare, come accade a me, che il capo dello Stato sia in qualche modo incline ad intervenire laddove la costituzione lo impedisce.

Robert Schulmers è un giovane bolzanino diventato procuratore regionale della Corte dei Conti, il quale, capitato da poco a occuparsi – era il 2006 – della sua regione di origine, ha osato mettere il naso in certe faccende riferibili a spese sostenute dal presidente altoatesino, Luis Durnwalder, considerate poco chiare.

Apriti cielo. Sembra che Durnwalder si sia precipitato al Quirinale e abbia chiesto soccorso. Di lì a poco sono arrivati al giovane magistrato contabile strani avvertimenti e strani consigli da parte dei superiori. Ma anziché intimorirsi, Schulmers si mette a scriverne sulla mailing list dell’Associazione Nazionale Magistrati, e infine ecco che Marco Lillo, il giornalista de “il Fatto Quotidiano”, riesce a carpire la notizia e a divulgarla.

Non lo avesse mai fatto. Così come la procura di Palermo fu aggredita dalla grande stampa e subì le reprimende del capo dello Stato, che ricorse addirittura alla consulta, ottenendone la sentenza surrichiamata n. 1/2013, allo stesso modo una stessa imponente valanga rischia di abbattersi sul giovane magistrato, sul conto del quale è stato aperto immediatamente un fascicolo per aver attentato all’onorabilità del capo dello Stato.

Ad un cittadino sprovveduto come me, queste circostanze molto simili paiono inquietanti e tali che non possono essere ricondotte ad una sorta di fatalismo. Qui c’è materia per dubitare che il nostro capo dello Stato abbia un vero e proprio vizietto che lo induce ad interessarsi,  quando di un amico, quando di un potente politico, per tirarlo fuori dai guai, laddove la costituzione gli impedisce di intervenire.

Durnwalder, fra l’altro, ha confermato di aver incontrato Napolitano, ma ovviamente si è guardato bene dal dichiarare di aver mai parlato con lui, o con altri dello staff quirinalizio, del magistrato Schulmers e del suo interessamento contabile.

Anche in questo caso, come in quello relativo alla procura di Palermo, torno   a dubitare che almeno un po’ di verità sia dalla parte di Schulmers, come lo era dalla parte di Antonio Ingroia e della procura di Palermo, e che dunque Napolitano continui a tenerci nascosti alcuni suoi comportamenti “scottanti”.
La sua figura e il suo prestigio ne risentono e ne risentiranno, a mio avviso, e massimamente se egli si rinchiuda nel riserbo più assoluto, limitandosi solo ad una generica e insoddisfacente smentita.


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Bart