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Se Bersani si è convertito, tanto meglio

11 Novembre 2012

La legge elettorale che si sta approntando su imput di Giorgio Napolitano è una delle più assurde ed antidemocratiche che si potessero immaginare. Solo in Italia era possibile agire così. Ci facciamo del male contenti di farlo. In realtà il male al Paese lo procurano, e in abbondanza, coloro che dovrebbero guidarci ispirandosi alla saggezza e al bene comune, ossia quella classe dirigente che invece sta scavando la fossa all’Italia, e già è salita sulla scialuppa di salvataggio con tutto il tesoro che in questi anni ha racimolato a danno dei cittadini. Ora, ignorando le direttive della Commissione europea – come ha fatto notare Grillo – la quale vieta il cambiamento della legge elettorale a un anno dalle elezioni, i nostri partiti ne stanno elaborando una che ha un solo obiettivo: quello di rendere la prossima legislatura ingovernabile. Si è mai sentita una cosa così? Ossia, che chi dovrebbe guidarci con saggezza e al servizio del Paese, si sta adoperando per renderlo ingovernabile e gettarlo nel caos. E a che scopo? Quello di esaudire un presidente della Repubblica uscente il quale, con un ultimo colpo di coda (Feltri qui), in pratica benedirà una legge elettorale che porterà inevitabilmente ad un governo Monti-bis,  a lui gradito. Della sovranità popolare si fa carta straccia, e la si irride sfacciatamente. Nell’urna non decideremo un bel niente. Tutto si sta decidendo ora mentre si lavora sulla nuova legge che ci porterà al voto nella prossima primavera.

Ma Napolitano forse ha fatto male i suoi conti. Il suo Monti-bis potrebbe abortire se Bersani mantenesse la parola (Alfano qui) e si negasse a governare con quella “strana maggioranza” che ha sorretto Monti e gli ha consentito di farci cadere nel baratro. Infatti, se al tempo di Berlusconi si era vicini al baratro, con Monti ci siamo finiti dentro. Tutti i dati interni ed internazionali segnano un vistoso peggioramento di tutti gli indici economici, nonostante che Monti finga di non conoscerli e si autoincensi con interviste con le quali cerca di farsi passare per il salvatore della Patria. Ma credo che sappia bene che per rimediare ai guasti prodotti da lui e da Napolitano – un’autentica desertificazione, come se sull’Italia si fosse scatenata la biblica piaga delle cavallette – occorrerà un concorso di intelligenze e di forze superiori, e di molto, a quelle che occorsero all’indomani della seconda guerra mondiale.

Dunque, guardiamoci bene dal favorire, con atti e con pensieri, la ripetizione di questo governo pestilenziale. Prendiamo le distanze dai politici che vorrebbero di nuovo imporcelo negandoci di fatto il valore della scelta nell’urna.

Sappiamo tutti che Bersani e il Pci, di cui faceva parte, nel 1953 si schierarono contro la legge truffa, mentre oggi sono favorevoli, per ragioni di bottega, ad un premio di maggioranza che consenta di governare a chi ha avuto più voti, ma una tale conversione è gradita e benvenuta, giacché al punto in cui è arrivata la nostra democrazia (un punto, ahimè, di confusione, di rattoppi e di squilibri) ci si deve ficcare in testa che una rappresentanza proporzionale che rispecchi la realtà degli elettori è divenuta pericolosa, essendo carica di una tempesta di ingovernabilità che spaventerebbe il più navigato nocchiero.

Oggi la governabilità si può ottenere soltanto in un modo, assai più drastico di quello che sostiene Bersani, ed è questo: il partito che prende anche un solo voto in più (pure se rappresenti un terzo dell’elettorato, ma anche meno), acquisisce il diritto di raccogliere la maggioranza dei seggi alle due camere e di formare  il governo.

Se siamo arrivati a questa necessità (l’unica che può veramente funzionare, e che gli elettori non esecrerebbero, a mio avviso) la colpa è, ancora una volta, della politica inaffidabile e corrotta che ci ha guidato fino ad oggi, indignandoci e massacrandoci.

Resto ancora convinto che occorre perseguire – al modo di Grillo – lo sfascio delle istituzioni, per ricostruire da capo il Paese, ma se una nuova legge elettorale si dovrà e potrà fare, per lo meno si vada nella direzione reclamata dal segretario del Pd.


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