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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Se continua cosi’ si potrebbe parlare di complotto?

19 Agosto 2010

Dopo i documenti, spuntano come funghi i testimoni che hanno visto Fini e la compagna visitare l’appartamento di Montecarlo. I testimoni si presentano con nome e cognome, disposti anche a rendere la loro testimonianza davanti ai magistrati.

Assistiamo cosi’ che a Roma – nonostante che in qualche modo si e’ riusciti a far chiudere in un mutismo rigoroso proprietario e commessi che avrebbero venduto a Fini e compagna alcuni arredi destinati alla casa di Montecarlo – uno dei commessi ha ritenuto di rompere il silenzio e, presentatosi con nome e cognome, ha raccontato la sua verita’, ossia che ha visto nel negozio i due personaggi e li ha sentiti interessarsi per l’acquisto di mobili destinati alla famigerata casa di Montecarlo. Naturalmente subito i difensori del presidente della Camera si sono affrettati ad insinuare che il testimone sia stato pagato perche’ dicesse il falso, scartando dunque aprioristicamente la sua verita’, forse imbeccati da Fini. Ma se Fini, ad esempio, avesse mentito agli italiani, costoro si presterebbero, consapevoli o meno, ad un gioco molto pericoloso, di spalleggiamento, cioe’, di una non verita’.

Poiche’ gli addetti del negozio romano non hanno detto ne’ si’ ne’ no, ma si sono chiusi in un mutismo assai sospetto, al punto che invece si potrebbe anche pensare che abbiano subito, loro, delle indebite pressioni, il commesso che ha infranto la regola risulta percio’ l’unico che ha avuto il coraggio di parlare, esponendosi al rischio di essere sbugiardato. Siccome non risulta che sia un millantatore ne’ un mitomane, la questione dei mobili, che i lecchini di Fini (e di Napolitano) tentano di ridicolizzare, resta in piedi con tutta la sua pregnanza. Non e’ importante, infatti, individuare se si tratti di una Scavolini o di un tavolo da cucina. Importante e’ sapere se Fini si e’ interessato in qualche modo alla casa di Montecarlo. Se la risposta fosse si’ egli avrebbe mentito agli italiani, commettendo un gesto di indegnita’ non confacente alla sua carica. L’ho chiamato effetto Clinton, per ricordare l’autorevole precedente. Cio’ varrebbe anche se Fini non avesse, lui o la compagna, acquistato alcunche’. Basterebbe soltanto che egli in qualche modo avesse accennato alla casa di Montecarlo. Uno dei commessi assicura di si’, e si espone. Gli altri del negozio invece hanno scelto un imbarazzato silenzio.

Da tutto cio’, e’ evidente che il cittadino e’ indotto a pensare che Fini gli abbia mentito. Zero testimoni del negozio a suo discarico e uno a suo carico. La bilancia pende a sfavore del presidente della Camera.

Se poi ci spostiamo a Montecarlo, le testimonianze si accrescono ed alcune sono autorevoli, come quella dell’ambasciatore italiano a Montecarlo, il quale ha dichiarato al Giornale che Giancarlo Tulliani si e’ presentato piu’ volte presso di lui per chiedere un elenco di imprese di ristrutturazioni edilizie alle quali rivolgersi per procedere ai lavori di una casa in Montecarlo. Ma non solo. Ha anche dichiarato, l’ambasciatore, che in sua presenza (sottolineo: in sua presenza) Giancarlo Tulliani ha telefonato ad Elisabetta Tulliani. La domanda e’: Possibile che la compagna di Fini non gli abbia mai riferito di cio’ che stava succedendo in quel di Montecarlo, ossia che Giancarlo, il fratellino, stava ristrutturando la casa che fu di An?
Difficile, difficilissimo credere che Elisabetta abbia potuto tenere tutto per se’.

Ma non basta l’ambasciatore? E allora ecco che un ingegnere, inquilino dello stabile in cui si trova l’appartamento monegasco, autorizza il Giornale a rivelare il suo nome e cognome e dichiara che ha visto recarsi in quella casa sia Fini che la compagna. Quando il presidente della Camera arrivo’ aveva con se’ la scorta che fece molto rumore, attirando su di se’ l’attenzione dei condomini, i quali riconobbero Fini e la compagna. Uno di questi condomini, l’ingegnere appunto, non ha avuto paura di esporsi, comportandosi come il commesso romano.

Fini, si apprende, sta preparando una nuova difesa concordandola con il suo avvocato. Evidentemente si e’ reso conto che la prima dichiarazione aveva lasciato nei cittadini piu’ di un sospetto.
Non so che cosa riuscira’ a combinare per colmare le lacune e le contraddizioni. Sono sicuro che fara’ un altro autogol, a meno che non si provi che a Montecarlo sono tutti mentitori, e quell’aria e’ perfino contagiosa.

L’ho gia’ scritto e lo ripeto qui come un mantra: il principale punto dell’affare Montecarlo e’ diventato quello di scoprire se Fini abbia mentito agli italiani, dichiarando che della casa di Montecarlo non sapeva niente. Tutto il resto e’ passato – sembra un paradosso, ma e’ proprio cosi’ – in second’ordine. Perfino se Fini avesse compiuto un reato. Perche’ il reato e’ di competenza della magistratura, e solo se pronunciato farebbe seguire le dimissioni del presidente della Camera, ma la menzogna pronunciata a tutti gli italiani per nascondere le malefatte, non potrebbe che ricevere una diretta e immediata sanzione politica, come ricorda il caso Clinton.

Poiche’ un altro giorno e’ passato senza che Napolitano e i suoi giornalisti lecchini si siano premurati su questo punto per conoscere la verita’, si potrebbe essere autorizzati a configurare una forma di complotto ordito a piu’ mani per ribaltare il risultato elettorale. Gia’ il tentativo di preparare l’opinione pubblica al ribaltone la dice lunga sulle intenzioni dei boiardi di Stato.

Oggi anche Dini riconosce che la situazione e’ cambiata dal tempo in cui egli fu nominato presidente del Consiglio da Scalfaro, dando vita al primo ribaltone. Oggi siamo in presenza, afferma, di una Costituzione materiale che non puo’ essere disconosciuta.

Leggo con piacere che il Pdl non disarma. Confido, lo ripeto per l’ennesima volta, sui falchi. Che spennino a colpi di rostro le colombe. C’e’ una guerra istituzionale in atto, anche se si cerca di nasconderla. E’ una guerra (parlo di guerra e non di un conflitto di idee, a giusto proposito) in cui appare che due cariche super partes agiscano, con interferenze non previste dalla Costituzione, per far cadere un governo. La guerra la si combatte – ove occorra rammentarlo – tra i sostenitori del ritorno alla prima Repubblica, e gli innovatori.

E’ inutile nascondersi dietro un dito: Napolitano sembra oggi aver rivolto il capo al passato. La carica istituzionale super partes su cui i cittadini possono contare per un rinnovamento del Paese e’ rimasta quella del presidente del Senato, Renato Schifani che, ricordiamolo, e’ la seconda carica dello Stato. A lui gli elettori del centrodestra dovranno affidarsi nel momento in cui, precipitati nella crisi di governo, si tentasse un infame ribaltone.

Si parla spesso di complotti, anche a sproposito. Il silenzio di Napolitano, ormai ingombrante, sul caso Fini, le sue dichiarazioni all’Unita’, fanno pensare che il presidente della Republica prepari qualche brutta sorpresa all’elettorato di centrodestra.

Non abbassiamo la guardia, dunque. Il caso Fini sta diventando la cartina di tornasole per comprendere le intenzioni del capo dello Stato. Il quale su Fini non sente, non vede e non parla.


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9 Comments

  1. Pingback by Se continua cosi' si potrebbe parlare di complotto? | Politica Italiana — 19 Agosto 2010 @ 09:46

    […] via  https://www.bartolomeodimonaco.it/?p=13495 Posted by admin on agosto 19th, 2010 Tags: Fini-Tulliani Share | […]

  2. Commento by Ambra biagioni — 19 Agosto 2010 @ 12:20

    Buon San Bartolomeo !
    Un abbraccio     Ambra

  3. Commento by giuliomozzi — 21 Agosto 2010 @ 16:05

    Bart, visto che sostieni che il sig. Fini avrebbe mentito agli italiani, mi sapresti dire quali sono le dichiarazioni del sig. Fini che vengono smentite da queste testimonianze?

    Sarebbe utile fare una tabella comparativa: da una parte le dichiarazioni del sig. Fini, tra virgolette, e dall’altra le dichiarazioni dei testimoni che le smentiscono, tra virgolette.

    Così quelli come me, che hanno l’impressione che tutte queste testimonianze (una già ritrattata, tra l’altro) non smentiscano nessuna dichiarazione del sig. Fini, potrebbero cambiare opinione.

    Poi una domanda: dell’ex dipendente del negozio di arredamenti che ha dichiarato di aver visto Fini nel negozio con la Tulliani, tu scrivi: “non risulta che sia un millantatore né un mitomane”. Puoi dire da dove ti viene questa informazione?

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Agosto 2010 @ 00:14

    Ciao, Giulio.

    Fini ha sostenuto di aver appreso che il cognato abita nella casa di Montecarlo con stupore, perché non lo sapeva. Ci sono state testimonianze, dapprima anonime, di inquilini dello stabile ove si trova la ex casa di An che sostengono che Fini è stato visto con la compagna in visita alla casa. Uno di questi si è rivelato con nome e cognome, un ingegnere pronto a testimoniare.

    Se il commesso di Roma fosse noto come millantatore o mitomane ne avrebbero parlato i difensori di Fini: ossia il Corsera, la Repubblica e la Stampa. Lo avrebbero passato al setaccio.

    Nota come questi giornali cerchino di difendere Fini, pur non riuscendo ad assolverlo.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 22 Agosto 2010 @ 00:15

    Grazie, Ambra. Sono tornato poco fa.

  6. Commento by giuliomozzi — 23 Agosto 2010 @ 06:40

    Bart: no.

    1. Fini ha dichiarato di aver appreso dell’insediamento del Tulliani a Montecarlo a cose fatte (e che la cosa non gli è piaciuta).

    Non vedo come questa sua dichiarazione sia smentita dal fatto che la sua compagna, con o senza lui, sia passata un giorno, appunto a cose fatte, dalle parti di quell’appartamento.

    2. Parlando dell’inquilino “pronto a testimoniare”, intendi quell’ingegner Giorgio Mereto che, dopo aver lette le proprie dichiarazioni riportate nel “Giornale”, le ha smentite e ha annunciato azioni legali contro il “Giornale” stesso? Non mi pare mica tanto “pronto a testimoniare”, costui.

    3. “Se il commesso di Roma fosse noto come millantatore o mitomane ne avrebbero parlato i difensori di Fini: ossia il Corsera, la Repubblica e la Stampa”.

    Faccio una scommessa. Se i giornali che tu ritieni “difensori di Fini” avessero pubblicato articoli sostenendo che il Davide Rossi (l’ex dipendente del mobilificio) è un millantatore e/o un mitomane, tu ne avresti dedotto che il Davide Rossi non è né un millantatore né un mitomane, proprio perché a sostenerlo sono i giornali “difensori di Fini”.

    In ogni caso, qualunque sia il reato contestabile a Fini, vale per lui la presunzione d’innocenza: come per Brancher, per Scajola, per Caliendo, per Cosentino, per Berlusconi. Giusto?

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Agosto 2010 @ 08:26

    @Giulio

    1- Non è stata vista a Montecarlo solo Elisabetta, ma anche Fini. Quindi sapeva che la casa di An era finita in locazione al cognato.

    2 – Ero all’estero e non ho letto la smentita. Non credo però che abbia smentito il punto che interessa, ossia di aver visto Fini recarsi in quella casa. Vorrei leggerla. Puoi darmi il link? Grazie.

    3 – No. Gli avrei creduto, però se l’affermazione fosse stata corroborata da precedenti.

    4 – Sono già diversi articoli che scrivo, distinguendo il reato (ove ci sia) dal fatto assai grave che Fini abbia mentito agli italiani (ed io credo che abbia mentito). EffettoClinton, ho scritto.

    Per vari motivi Fini deve rassegnare le dimissioni dalla presidenza della Camera,  uno di questi è di aver mentito agli italiani.  L’unico che può agire per chiarire se abbia o meno mentito e per togliere gli italiani dall’imbarazzo è Napolitano, che dovrebbe convocare Fini e farsi dire come stanno le cose. E poi farle conoscere agli italiani.

    L’articolo è incentrato proprio su questo punto. Il silenzio di Napolitano, che assiste a questo deprimente spettacolo senza farci conoscere la verità (ossia se Fini abbia mentito agli italiani) induce a pensare che anche lui stia coprendo Fini per scopi di parte.

  8. Commento by giuliomozzi — 23 Agosto 2010 @ 16:26

    Bart, ma:

    1. Fini non ha mai detto di non sapere che in quell’appartamento era andato in affitto al Tulliani. Ha scritto di averlo saputo a cose fatte.

    2. Non so cos’abbia smentito l’ing. Mereto. Ma il fatto che abbia annunciato azioni legali verso “Il Giornale” mi fa pensare che non sia esattamente “pronto a testimoniare”, come tu hai scritto.

    Non mi pare che “Il Giornale” sia riuscito a dimostrare che, su questa storia, Fini abbia mentito.

     

  9. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 23 Agosto 2010 @ 20:08

    La dichiarazione di Fini è esattamente questa:

    “8) Qualche tempo dopo la vendita ho appreso da Elisabetta Tulliani che il fratello Giancarlo aveva in locazione l’appartamento. La mia sorpresa ed il mio disappunto possono essere facilmente intuite.”

    Fini non esclude di essersi interessato alla vendita. Ciò che è molto improbabile (vedi anche la testimonianza dell’ambasciatore) è che la compagna non abbia mai parlato con lui del fratello che si stava sistemando in quella casa.

    Le azioni legali si possono fare per vari motivi. Possono non riguardare il punto della visita di Fini alla casa di Montecarlo, per la qual cosa l’ingegnere potrebbe essere disposto a testimoniare (del resto, a questo punto, credo che lo inviterà a farlo   la stessa magistratura)

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