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Se Fini non chiarisce, Napolitano lo faccia dimettere

1 Agosto 2010

Non si tratta di scovare eventualmente un bugiardello della porta accanto, ma qui, sulla questione della casa di Montecarlo, sollevata da Il Giornale  e ripresa da Libero, si tratta di dignità delle Istituzioni. E Napolitano ne è il custode e il garante.

Fini avrebbe dovuto già dimettersi spontaneamente a seguito dei fatti accaduti nel Pdl. Francesco Damato su Il Tempo, ha riportato il caso delle dimissioni date nel 1967 dal presidente del Senato Cesare Merzagora: “Un altro precedente parlamentare non proprio favorevole all’arroccamento del presidente della Camera è costituito dalle dimissioni da presidente del Senato che Cesare Merzagora presentò nel 1967, e che furono accettate, per avere espresso critiche e preoccupazioni, non gradite nella maggioranza di governo, sull’attuazione delle Regioni. Ed era Merzagora, con 14 anni di presidenza del Senato alle spalle, un liberale, peraltro dichiaratamente ateo, che la Dc si era sempre onorata di candidare alle elezioni nelle sue liste come indipendente sino al 1963, quando fu nominato senatore a vita.”

Ricordo benissimo la figura di Merzagora, un uomo esemplare. I suoi interventi in Parlamento erano sempre seguiti con la massima attenzione. Dall’eloquio efficace e piacevole, non era mai ovvio o banale. Lo si ascoltava in silenzio.

Il caso che lo coinvolse è analogo, anzi, direi, è identico a quello che coinvolge Fini. Merzagora espresse “critiche e preoccupazioni, non gradite nella maggioranza di governo”, e sentì il dovere, da quel galantuomo che era, di dimettersi. Le dimissioni furono accettate.

Fini ha manifestato continuamente un’opposizione addirittura accanita contro le scelte del governo e della sua maggioranza, al punto che il Pdl ha dovuto censurarlo con un documento ufficiale.
Eppure, tutto ciò non gli basta per sentire il dovere di dimettersi. Altra stoffa Merzagora, a cui non dava alla testa il potere, né ambiva conservarlo.
Spero che il ricordo di Merzagora turbi queste notti di Fini, e lo induca a riflettere in quali condizioni il suo antiberlusconismo lo ha ridotto.

Ma ora si sta aggiungendo, a rinforzare l’esigenza delle sue dimissioni e della sua uscita di scena, come è avvenuto ad esempio per Scajola, una vicenda che a quella di Scajola somiglia. Sempre di case si tratta, e certo, se nessuno ha creduto a Scajola quando dichiarò che non ne sapeva niente, anche per Fini non può che valere la stessa regola: non poteva non sapere che la casa di Montecarlo, dopo una serie di passaggi tortuosi, è finita nella disponibilità del cognato Giancarlo Tulliani, fratello della moglie Elisabetta, e che per fare questo è stato registrato come prezzo di vendita una cifra ridicola, al fine di non pagare le tasse sul valore reale, enormemente più alto. Se sono esatti i dati che appaiono qui e qui, tutto è accaduto quando Fini era già presidente della Camera, eletto il 30 aprile 2008.

Una ipotesi, se i fatti fossero confermati, potrebbe essere questa: Fini fa sapere al partito che il cognato deve trasferirsi a Montecarlo e quindi occorre mettergli a disposizione l’appartamento di proprietà di An. Però è imbarazzante locare un appartamento di An al cognato di Fini. Allora si deve fare in modo che sia un altro locatore a darglielo in affitto. Così viene creata una società a Santa Lucia, paradiso fiscale delle Antille, alla quale An vende nel 2008 l’appartamento alla ridicola cifra di euro 67.445. La società off-shore è la Printemps Ltd, che poi, per mescolare un po’ le acque, cede l’appartamento ad una società costituitasi poco dopo e che le somiglia come una goccia d’acqua ed ha lo stesso indirizzo, la Timara Ltd, per il prezzo di euro 330.000. È questa che loca l’appartamento a Tulliani, per una cifra ancora sconosciuta (articolo di Franco Bechis su Libero del 31 luglio 2010), ma si presuppone di favore.

Se le indagini avviate dai giornalisti, arricchite da documenti, non trovassero una pronta smentita ed un chiarimento convincente, saremmo indotti a pensare che si tratti di un’operazione losca ed inquieta del tipo descritto, e quindi molto probabilmente con violazioni di legge (la legge fiscale, ad esempio, o la truffa aggravata come sostiene Storace, che ha fatto ricorso alla magistratura). Operazione deplorevole, e in specie se ascrivibile ad una partecipazione, anche indiretta, del presidente della Camera, la terza carica dello Stato. Perciò è necessario e urgente che qualcuno (Fini stesso, preferibilmente) ci spieghi come sono andate le cose, per uscire finalmente da questo infamante sospetto.

Ricordo che negli Usa l’evasione fiscale è considerata talmente grave che è prevista per gli evasori la prigione, e ormai fa parte della Storia che fu l’evasione fiscale a consentire alla legge di incastrare e imprigionare Al Capone.

Se si dovesse trattare di evasione fiscale o di truffa e una qualche responsabilità fosse ascrivibile a Gianfranco Fini, che è stato presidente di An, non v’è dubbio che egli non possa più ricoprire l’incarico di presidente della Camera, essendo stata violata la legge.
Per molto meno, il Pd costrinse Marrazzo a dimettersi. E Marrazzo era un semplice governatore di regione e non certo la terza carica dello Stato.

Vi ricordate quando la sinistra cercò di coinvolgere il presidente del Senato Renato Schifani in una storia di mafia e ne chiedeva le dimissioni? Finita poi in una bolla di sapone. Ora invece su Fini tace.

Se la faccenda dovesse prendere qualche sostanza nella direzione indicata dalle indagini dei due quotidiani, mi piacerà vedere come si comporteranno i giornali di sinistra, il Pd e l’Idv, paladini, come Fini, della legalità e della questione morale.

In ogni caso, voglio sperare che in Aula, se permarrà il silenzio di Fini, saranno presentate delle interrogazioni. Non certo, ovviamente, dalle opposizioni che dalle dimissioni di Fini hanno tutto da perdere, ma almeno dal Pdl. Il quale Pdl dovrà prepararsi ed attrezzarsi a non riconoscere più la presidenza Fini, come pure dovrà prepararsi ed attrezzarsi (magari salendo sull’Aventino) nel caso che Napolitano, piuttosto che andare ad elezioni, varasse un governo tecnico, al quale Bossi ha già dichiarato guerra acerrima:

«Lavoreranno sotto sotto di nascosto, i massoni, ad agosto – afferma – e a settembre scopriranno le carte. Ad agosto staranno a trafficare per vedere come “uccidere” Berlusconi ». A questo proposito, però, Bossi aggiunge: «La Lega fortunatamente ha qualcosa come 20 milioni di uomini pronti a battersi fino alla fine. Se non c’è democrazia nel Paese, la portiamo noi ». Alla domanda sul come, Bossi risponde: «Abbiamo la forza popolare ». «Noi preferiamo andare a elezioni piuttosto che un governo tecnico ». La priorità del Carroccio, prosegue, è come sempre il federalismo e «o ce lo dà Berlusconi o non ce lo dà nessuno ».

Tuttavia a me oggi interessano, in modo particolare, l’atteggiamento e il silenzio di Napolitano. Egli è attento – così dichiara – alle nostre Istituzioni. Non manca di vigilare. E allora? Non legge Il Giornale? Non legge Libero? È spazzatura ciò che scrivono? Come si fa a dire che è spazzatura quando ci sono documenti che parlano di una operazione sospetta, inquinata quantomeno da una frode fiscale, messasi in moto poco prima che Giancarlo Tulliani si trasferisse nell’immobile indagato?

Chi ha fondato, con due lire, quelle due società off-shore che si somigliano come due gocce d’acqua e attraverso le quali, ad un prezzo stracciato, è transitato l’immobile, per finire nella disponibilità, guarda caso, del cognato del presidente della Camera? Si fa queste domande Napolitano?

Se non ci saranno chiarimenti che ci liberino da dubbi sulla legalità e moralità dell’operazione, Fini dovrà dimettersi. Se non lo farà spontaneamente, toccherà a Napolitano, se è davvero il garante delle Istituzioni, ad imporgliele.

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3 Comments

  1. Commento by Veritas — 1 Agosto 2010 @ 01:05

    Penso che oltre a “il giornale” ed a”libero” vi siano anche altri giornali da leggere, comunque meno male che FINI C’E’ altrimenti poveri noi!

    A proposito, le società del berlusca che fine hanno fatto? te lo sei dimenticato? e isuoi dipendenti (te compreso) dove sono finiti?

    Ciao, a presto!

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 1 Agosto 2010 @ 08:43

    Ne leggo molti di giornali, e poi ragiono con la mia testa, al contrario di te, che ti sei dato un nick un po’ troppo presuntuoso, e ciò la dice lunga.

  3. Commento by Mario Di Monaco — 1 Agosto 2010 @ 10:55

    Nel progetto messo a punto dai gattopardi per la restaurazione della prima repubblica, il ruolo di Fini di Presidente della Camera è essenziale e difficilmente assisteremo alle sue dimissioni.

    Con la costituzione alla Camera del gruppo autonomo “Futuro e Libertà per l’Italia”, composto da 33 deputati, saranno in grado di scompaginare l’intero quadro politico e sarà proprio Fini ad impartire di volta in volta gli ordini di battaglia al genio guastatori.

    Penso che alla base del progetto ci sia sempre la costituzione di quel grande centro auspicato dai poteri forti dell’economia e della finanza che consentirà loro di sostituirsi alla volontà popolare orientando le scelte dei partiti   attraverso  un perverso meccanismo di mediazione.

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