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Se Fini smette di fare il pierino

21 Ottobre 2010

In questi giorni stiamo avendo un esempio lampante che la maggioranza uscita dalle urne ha tutte le potenzialità per riformare lo Stato.
Così avevano voluto e sognato gli elettori.

L’impazzimento finiano ha creato più di un mal di pancia, una peritonite direi, da curare immediatamente. I dubbi, ovviamente, sulla malattia di Fini non sono ancora sciolti, e siccome intorno a lui stanno degli autentici esaltati non è detto che non riescano a farlo impazzire di nuovo.

Di Fini, occorre in ogni caso fidarsi poco, ma ciò che sta succedendo dimostra che se si vuole ammodernare lo Stato, ciò è possibile con la maggioranza uscita dal voto.

Chi dunque vuole riformare lo Stato per trasformarlo da un baraccone di ubriaconi e profittatori in una residenza di uomini efficienti e giusti, non ha che farsi avanti. C’è posto per tutti gli uomini di buona volontà.

Il lodo Alfano è il primo segnale. È necessario tutelare il presidente del Consiglio (quello di oggi e quelli futuri) dagli assalti dei magistrati. La governabilità è il bene più prezioso, lo scrivevo mesi fa giustificando qualunque provvedimento mettesse la tutela al presidente del Consiglio. Necessaria sempre, ma di più in questi anni in cui è evidente a tutti che certa magistratura vuole rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale.

Pensate a ciò che un pm è riuscito a fare con le sue inchieste rivelatesi un buco nell’acqua, e a causa delle quali si sono spesi 9 milioni di euro a vuoto e si sono infangati cittadini e parlamentari risultati innocenti. Oppure i 450 mila euro spesi per il riconteggio dei voti in Piemonte, a causa di una sentenza del Tar riformata poi dal Consiglio di Stato. Sono singoli magistrati che creano un tale sperpero di denaro a carico di tutti noi. Oppure le spese per le pletoriche intercettazioni telefoniche (circa 2 milioni di persone sono sotto intercettazione, fonte al tg4 di ieri l’altro sera della sottosegretaria alla Giustizia) che vanno in ogni direzione e hanno prodotto i guasti della persecuzione dei giornalisti del Giornale e di quelli di Panorama. Si pensi che Amadori di Panorama non ha fatto altro che pubblicare ciò che era già di dominio pubblico (qui). Ma Panorama, e il Giornale, sono organi di informazione scomodi, vicini al centrodestra.

Nella settimana prossima si avvierà anche la riforma giudiziaria. Era ora. I cittadini non ne possono più. In essa non deve mancare la previsione, che fu approvata da un referendum, della responsabilità personale dei giudici che sbagliano. La mancanza di una sanzione a fronte di una sentenza smaccatamente ingiusta ha generato il marasma attuale, con taluni pm che si sono divertiti, per mettersi in mostra, a fare il tiro al bersaglio. Sfacciatamente. In futuro staranno più attenti.

È la riforma delle riforme, la più attesa, perché è proprio l’esondazione di certa magistratura dai suoi ambiti una delle cause della crisi dello Stato, oltre che del diritto.
Più che uno Stato oggi siamo ridotti a vivere come una tribù di sbandati.

L’opposizione deve capire che al primo posto per mandare avanti un Paese deve stare la governabilità. Il marasma non aiuta se non i furbastri e i profittatori. Certamente non aiuta i più deboli.
Se si prepara, come dichiara Bersani, alle barricate, significa che per l’opposizione il bene della governabilità conta meno del due di briscola.


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Bart