In questi giorni stiamo avendo un esempio lampante che la maggioranza uscita dalle urne ha tutte le potenzialità per riformare lo Stato.
Così avevano voluto e sognato gli elettori.
L’impazzimento finiano ha creato più di un mal di pancia, una peritonite direi, da curare immediatamente. I dubbi, ovviamente, sulla malattia di Fini non sono ancora sciolti, e siccome intorno a lui stanno degli autentici esaltati non è detto che non riescano a farlo impazzire di nuovo.
Di Fini, occorre in ogni caso fidarsi poco, ma ciò che sta succedendo dimostra che se si vuole ammodernare lo Stato, ciò è possibile con la maggioranza uscita dal voto.
Chi dunque vuole riformare lo Stato per trasformarlo da un baraccone di ubriaconi e profittatori in una residenza di uomini efficienti e giusti, non ha che farsi avanti. C’è posto per tutti gli uomini di buona volontà.
Il lodo Alfano è il primo segnale. È necessario tutelare il presidente del Consiglio (quello di oggi e quelli futuri) dagli assalti dei magistrati. La governabilità è il bene più prezioso, lo scrivevo mesi fa giustificando qualunque provvedimento mettesse la tutela al presidente del Consiglio. Necessaria sempre, ma di più in questi anni in cui è evidente a tutti che certa magistratura vuole rovesciare per via giudiziaria il risultato elettorale.
Pensate a ciò che un pm è riuscito a fare con le sue inchieste rivelatesi un buco nell’acqua, e a causa delle quali si sono spesi 9 milioni di euro a vuoto e si sono infangati cittadini e parlamentari risultati innocenti. Oppure i 450 mila euro spesi per il riconteggio dei voti in Piemonte, a causa di una sentenza del Tar riformata poi dal Consiglio di Stato. Sono singoli magistrati che creano un tale sperpero di denaro a carico di tutti noi. Oppure le spese per le pletoriche intercettazioni telefoniche (circa 2 milioni di persone sono sotto intercettazione, fonte al tg4 di ieri l’altro sera della sottosegretaria alla Giustizia) che vanno in ogni direzione e hanno prodotto i guasti della persecuzione dei giornalisti del Giornale e di quelli di Panorama. Si pensi che Amadori di Panorama non ha fatto altro che pubblicare ciò che era già di dominio pubblico (qui). Ma Panorama, e il Giornale, sono organi di informazione scomodi, vicini al centrodestra.
Nella settimana prossima si avvierà anche la riforma giudiziaria. Era ora. I cittadini non ne possono più. In essa non deve mancare la previsione, che fu approvata da un referendum, della responsabilità personale dei giudici che sbagliano. La mancanza di una sanzione a fronte di una sentenza smaccatamente ingiusta ha generato il marasma attuale, con taluni pm che si sono divertiti, per mettersi in mostra, a fare il tiro al bersaglio. Sfacciatamente. In futuro staranno più attenti.
È la riforma delle riforme, la più attesa, perché è proprio l’esondazione di certa magistratura dai suoi ambiti una delle cause della crisi dello Stato, oltre che del diritto.
Più che uno Stato oggi siamo ridotti a vivere come una tribù di sbandati.
L’opposizione deve capire che al primo posto per mandare avanti un Paese deve stare la governabilità. Il marasma non aiuta se non i furbastri e i profittatori. Certamente non aiuta i più deboli.
Se si prepara, come dichiara Bersani, alle barricate, significa che per l’opposizione il bene della governabilità conta meno del due di briscola.