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Se fossi Berlusconi

2 Agosto 2013

Non ho dubbi che l’avvocato Franco Coppi sia dalla parte della verità, e che nel caso Mediaset non vi sia stata frode fiscale, per cui la sentenza della cassazione è più frutto di una viltà, come ha scritto Giuliano Ferrara, che del rispetto che si deve alla giustizia.
Come per il caso Ruby, anche per Mediaset non vi è uno straccio di prova, e nonostante che la costituzione prescriva che per condannare un cittadino occorra una prova che vada oltre ogni ragionevole dubbio, da qualche tempo la magistratura ha introdotto metodi e criteri impropri che le hanno procurato un discreto internazionale senza precedenti. Quella che fu la patria del diritto è piombata in una anarchia così spregiudicata al punto che due sentenze della Cassazione hanno scagionato Berlusconi perché non più coinvolto nelle sue aziende da quando è sceso in politica, e una sentenza, quella di ieri, che le contraddice comminando con ciò la prima condanna definitiva all’odiato avversario politico della sinistra, e togliendolo di scena una volta per tutte.
Un servizio reso ad una ideologia, e non certo alla giustizia come la disegnarono i padri costituenti.
Fa bene la difesa – e spero che non muti parere – a rivolgersi alla corte europea per vedere cancellato un tale obbrobrio.

Ho più volte ricordato gli Stati Uniti e il loro rapporto con Al Capone. Pur sapendolo mandante di molti delitti, i tribunali non hanno osato condannarlo poiché mancanti di prove certe e al là di ogni ragionevole dubbio. Quando sono riusciti a condannarlo è stato perché hanno trovato prove incontrovertibili, concrete, di un suo reato fiscale.
Per Mediaset le prove mancano del tutto, e perciò il ricorso alla corte di giustizia europea, non contaminata dalle patologie nostrane, appare una scelta condivisibile.
Ci vorranno però mesi e forse anni. Invece la condanna di Berlusconi sarà esecutiva a breve, dopo l’espletazione delle consuete pratiche burocratiche, e quindi al massimo entro ottobre (visto che siamo nel periodo feriale) sapremo del destino di Berlusconi.
In questi giorni si fanno varie ipotesi, soprattutto due: sconto della pena agli arresti domiciliari, oppure ai servizi sociali.

Se fossi Berlusconi farei di tutto – del resto lo dichiarò lui stesso qualche giorno fa – per esigere la carcerazione. Non credo che la si possa rifiutare ad un condannato che la pretenda.
Solo in questo modo Berlusconi potrà ricoprire di vergogna quella parte della magistratura che ha mandato al macero la costituzione, permettendosi di condannare un cittadino, pur in assenza delle necessarie prove al di là di ogni ragionevole dubbio.
Se scegliesse questa strada – che consiglio caldamente – non vi è dubbio che troverebbe una forte resistenza proprio dai magistrati, che sanno bene quel che hanno combinato e un Berlusconi dietro le sbarre costituirebbe la prova provata di una giustizia in disfacimento, e pressoché inesistente, ma Berlusconi dovrà battersi e vincere questa battaglia.

L’ho già scritto qualche giorno fa: non appena avrà ricevuto formalmente dai carabinieri la sentenza di condanna, non dovrà far altro che chiamare il proprio autista, raccogliere una piccola valigetta con spazzolino e dentifricio e presentarsi alle porte del carcere di San Vittore. Al piantone che si affaccia al finestrino o che fa servizio all’esterno dell’edificio, dovrà mostrarsi con i polsi incrociati affinché vi siano apposte le manette e dichiarare stentoreamente: Mi chiamo Silvio Berlusconi e sono qui per scontare la pena del carcere.
Ci sarà, molto probabilmente, dello smarrimento tra i carcerieri, sarà chiamato il direttore del carcere il quale balbetterà di non avere istruzioni al riguardo, interpellerà fior di superiori, perfino il ministro della giustizia, e infine cercherà di far tornare al proprio domicilio Berlusconi in attesa di ricevere indicazioni più precise. A questo punto, guai se Berlusconi si arrendesse. Dovrà continuare a pretendere la detenzione dietro le sbarre. Quando il rifiuto diventerà insuperabile, allora dovrà appendersi un cartello al collo con una scritta grosso modo come questa: Sono un condannato al carcere e non mi vogliono far entrare.

Da tutto il mondo saranno intanto arrivati televisioni, radio e giornali, e articoli e immagini scorreranno a fiumi in ogni angolo della Terra. Nessuno se ne andrà finché tutto non sarà finito. All’eventuale tentativo di ricondurlo al proprio domicilio a forza, Berlusconi dovrà fare ancora di più: farsi legare con una grossa catena alle porte del carcere, dotarsi di un sacco a pelo, dove trascorrere le notti, sempre con il cartello al collo ben in vista.
Le nostre istituzioni dovranno essere ridicolizzate in tutto il mondo per aver lasciato che la magistratura facesse il bello e il cattivo tempo nel nostro Paese.
Ritengo che solo agendo in questo modo, si potrà davvero arrivare ad un riforma della giustizia, seria e rapida.
Berlusconi dovrà farlo sulla propria pelle, scontando insulti e becerume, ma solo in questo modo potrà ancora rendere un servizio alla nostra democrazia.


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4 Comments

  1. Commento by zarina — 2 Agosto 2013 @ 21:36

    … se fossi Berlusconi ..   io invece   avrei già venduto tutto e me ne sarei andato   con tutta la famiglia fuori da questo dannato paese,   lasciando   gli   ingrati italiani al loro destino, con i bersani, i vendola le boldrini   le kyenge, questi infatti sono i personaggi che si meritano!
     
     
     

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2013 @ 09:58

    Ciò che di paradossale è accaduto a Berlusconi, forse servirà a ridimensionare l’arroganza e lo strapotere della magistratura. Staremo a vedere.

  3. Commento by zarina — 3 Agosto 2013 @ 11:05

    Non sarei così ottimista. La magistratura continuerà ad impedire   qualunque tentativo di riforma che possa anche solo minimamente intaccare le sue prerogative e i suoi illimitati   poteri,   e   certa   politichetta   ha troppa paura di finire nel   tritacarne dei giudici. Solo Berlusconi ha avuto il coraggio di affrontarla e combatterla per 20 anni, ciononostante abbiamo visto come   è andata. E’ una lobby diventata troppo potente. A volte penso che persino qualche magistrato avrà   paura dei propri   colleghi.
    Purtroppo siamo veramente messi male, e il fatto che una percentuale di   italiani   continua   a non rendersene conto   non lascia ben sperare   per il futuro .
    Credo che la svolta potrà avvenire solo dall’interno della magistratura stessa   ad opera di quei magistrati che non fanno politica ma  lavorano con equilibrio (spero ce ne siano ancora) e che potrebbero avere   interesse e il coraggio di ribellarsi   per   far recuperare un po’ di credibilità,   nazionale e internazionale,   alla giustizia   di   questo paese.
     

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 3 Agosto 2013 @ 14:10

    Cara Zarina, dalla magistratura non mi aspetto niente di buono…
    E’ arroccata nel suo potere e nei suoi privilegi; ne ha fatto una fortezza diffile da espugnare.
    Ci vorrebbe un politico forte e determinato. Berlusconi si è fatto ammorbidire da alcuni suoi consiglieri, soprattutto Gianni Letta, e ha ritirato gli artigli. Ora si è aggiunta l’età… In chi sperare?

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