di Vittorio Feltri
(da “il Giornale”, 14 ottobre 2012)
Hanno dato il premio Nobel per la pace all’Unione europea.
Non stupisce. Quando non si sa a chi conferire un premio, lo si assegna a chi non esiste. Non è un caso se l’onorificenza fu regalata anche a Barack Obama prim’ancora che cominciasse a la vorare alla Casa Bianca. Un Nobel sulla fi ducia, un auspicio, una speranza. Peccato che poi il presidente americano abbia con tinua to nella politica bellica del suo prede cessore, George W. Bush, passato alla sto ria come guerrafondaio. Lo dimostra il fat to che in Afghanistan il fuoco non sia cessa to, e non cesserà presto. Dettagli.Bisogna riconoscere che da oltre ses sant’anni, cioè dalla fine della seconda guerra mondiale, nel Vecchio Continente non avvengono scontri armati, se si esclu dono le invasioni sovietiche dell’Ungheria e di Praga. Sorvoliamo su Varsavia. Robet ta comunista, quindi accettabile. Vero, presidente Giorgio Napolitano?Detto questo, ricordiamo che oggi, glo balizzati come siamo, non usiamo più i cannoni per farci del male, ma la finanza: il risultato finale, morti a parte, è lo stesso. C’è chi perde le penne e chi fa i soldi.Il con flitto in atto in Europa ( e non solo) vede pro tagonista soprattutto la Germania, more solito . I tedeschi sono bravi, tenaci e ubbi dienti, capaci di farsi rispettare, comanda no e vincono. Tra poco tempo disporranno dell’ago gnato Quarto Reich senza aver sparato un colpo. Cosicché dimo streranno urbi et orbi che il Nobel all’Europa in fondo è merito loro. Così sia.
Chi avesse dei dubbi sui destini fatali di Berlino, e di Angela Me rkel (fosse nostra…), ascolti o leg ga il discorso pronunciato ieri a Napoli dal capo dello Stato. «Oc corre che l’Europa… partendo dal dato irrinunciabile della moneta comune, seguiti ad andare avan ti… sulla strada dell’approfondi mento dell’unione economica e monetaria sia nel campo della fi nanza e delle banche, sia in quello delle politiche economiche e di bi lancio. Le innovazioni richieste comportano ulteriori trasferime n ti di poteri decisionali e di quote di sovranità; in questo senso si pone ormai la questione degli avanza menti necessari nel processo d’in tegrazione anche sul piano politi co istituzionale ».Il linguaggio è quello che è, da ufficio studi che studia poco, ma il senso, sia pure faticosamente, emerge: se l’Italia vuole salvarsi, ceda il timone all’Ue,cioè alla Ger mania (che conta), rinunci alla propria sovranità, si adatti al ruo lo di periferia terrona del Reich, si faccia governare dalla cancellie ra, e che Dio ce la mandi buona. Lessico oscuro, concetto chiaro: Napolitano, col silenzio-assenso del suo braccio destro (o sini stro?) Monti Mario, annuncia al popolo che l’Unità d’Italia non ba sta, occorre calare le brache al l’Unione (europea).Forse non ha torto. Piuttosto che farsi governare dai Franco Fio rito e dai Domenico Zambetti, me glio gettarsi fra le braccia di Ange la, con rispetto parlando. Ovvio, per acconsentire al trasferimento di quote della sovranità alla patria della signora teutonica è necessa rio mettersi l’orgoglio nazionale sotto le suole, ma è sempre meglio che fidarsi dei banchettatori lazia li e lombardi, stando con i quali al massimo crescono il debito pub blico e il tasso di colesterolo, ma non certo l’economia e neppure il Pil.Prepariamoci a cantare Deut schland über alles e a dimenticare La società dei magnaccioni . Affon derà Er barcarolo romano ? Mah! Di sicuro affonderanno i partiti ca sarecci o nostrali (come direbbe Matteo Renzi). La Merkel è l’uni co dio e Napolitano è il suo profe ta. Le prossime elezioni saranno una formalità; chi governerà è già scritto nei sacri testi del Quirinale. Tutti zitti e pedalare. Capito Bersa ni? Non ti agitare.