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Se questo è il Terzo Polo

16 Dicembre 2010

Si legge:

“Intanto finiani e centristi replicano al premier ufficializzando la nascita del terzo Polo e sperando così di arginare l’emorragia di deputati richiamati dalle sirene berlusconiane. «Da oggi queste forze si uniscono in un unico polo », ha detto Adolfo Urso annunciando fin da subito un’azione comune di Fli, Udc, Api e Mpa.”

E ancora:

“Fini affila le armi in vista della ripresa dei lavori alla Camera. Nel pomeriggio il presidente della Camera incontrerà Rutelli e Casini, per fare il punto dopo la batosta di ieri. L’intenzione di Fli, dopo la bocciatura della sfiducia, è quella di andare a una sorta di “Vietnam” parlamentare, imboscate e trappole per dimostrare che senza i loro voti una maggioranza non esiste.”

Basterebbe quanto sopra per convincere i moderati, tanto quelli del Fli che quelli dell’Udc che il Terzo Polo, o Polo della Nazione come sembra si chiamerà, nasce già con una pretesa: quella di impedire la governabilità del Paese.
Il cardinale Bagnasco, presidente della CEI, ha così commentato il voto di fiducia di ieri:

“Secondo il presidente della Cei Bagnasco, il voto di ieri in Parlamento ha espresso «un desiderio di governabilità in modo chiaro e democratico ».”

Dunque, mi domando se i moderati che si sentono vicini alla Chiesa possano accettare un Terzo Polo che ha come suo immediato progetto quello di impedire il governo del Paese.

Si dirà: Ma Casini mica vuole questo? E chi lo dice? In realtà Casini vuole questo, perché il Terzo Polo ha, in una parte della sua componente finiana, la componente antiberlusconiana, quella, ossia, che lo trascinerà decisamente e inevitabilmente nell’area dell’opposizione di sinistra e dipietrista. Non dimenticando, poi, che Rutelli è un fuoriuscito dal Pd, quindi non certo vicino al centrodestra.

Con una tale componente finiana il Terzo Polo nasce in realtà come plotone di guastatori e non ci vorrà molto per rendersene conto. Basterà attendere le prossime settimane quando si porranno in discussione provvedimenti delicati (“Le tappe più insidiose per il premier sono il decreto legge sui rifiuti, le mozioni di sfiducia contro i due ministri, la riforma Gelmini dell’Università, la mozione Fli sul pluralismo in Rai.”).
Un Terzo Polo, quindi, che già si configura come intralcio alla governabilità, da esso fintamente reclamata.

Per questo, credo che i moderati ne debbano prendere le distanze al più presto ed accogliere l’invito offerto da Berlusconi. Se i leader del Terzo Polo sono impazziti, proprio per questo non c’è nessun obbligo per essi di seguirli su di un terreno che non solo li porterà alla sconfitta, ma segnerà i prossimi mesi di altra sofferenza per il Paese.
Se non si vuole andare ad elezioni, non c’è tempo per tergiversare.

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“Dal tentato ribaltone alla nascita del centrino” di Alessandro Sallusti. Qui.

Video. Belpietro sulle dimissioni di Fini. Qui.

Video Sallusti sul voto di fiducia. Qui.

“Casini fa il terzopolista ma anche i vescovi lo vogliono lontano da Fini” di Salvatore Merlo.
Qui.

Corriere e Repubblica lasciano Fini. Qui.


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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 16 Dicembre 2010 @ 13:12

    L’obiettivo comune evidente e dichiarato che tiene insieme  la grande ammucchiata formata dal PD e l’abborracciato terzo polo è quello di riuscire a sostituire il governo Berlusconi con una manovra di palazzo che eviti il ricorso a nuove elezioni.

    E’ ovvio che per conseguire questo ambizioso risultato è assolutamente preclusa ad essi qualsiasi possibilità di individuare anche una sola traccia di minimo comune denominatore di programma di governo, pena l’immediato disgregamento dell’improvvisato artificiale terzo polo.

    Il solo argomento che sono in grado di proporre, riciclandolo ogni volta in maniera ossessiva ed in varie salse, è una generica accusa di insufficienza dell’azione di governo di fronte alla grave crisi internazionale, badando bene però a non indicare mai proprie ragionevoli e specifiche proposte alternative.

    Un tale progetto non può che avere corto respiro, e la possibilità di evitare le elezioni dipenderà esclusivamente dal numero di coloro che in un sussulto di responsabilità decideranno di far marcia indietro per tornare a sostenere l’attuale governo.

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