Libri, leggende, informazioni sulla città di LuccaBenvenutoWelcome
 
Rivista d'arte Parliamone
La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Sentenza Berlusconi. La magistratura conferma la sua egemonia sulla politica

25 Giugno 2013

A cominciare da Ezio Mauro (qui), alcuni commentatori si limitano ad evidenziare le colpe di Berlusconi e l’applicazione corretta da parte dei giudici di Milano delle pene previste dalla legge.

In realtà i giudici di Milano hanno emesso una sentenza di condanna senza che nel dibattimento e negli stessi atti dell’accusa sia emersa una sola prova (“la pistola fumante”) a carico dell’imputato.
La prova che per definizione costituzionale deve essere aldilà di ogni ragionevole dubbio deve sempre costituire il perno di una condanna. Altrimenti l’imputato deve essere assolto.

Ora non vi è dubbio che tutte le argomentazioni dell’accusa, che abbiamo ascoltato in diretta tv per bocca del pm Ilda Boccassini e che sono state evidentemente accolte dal collegio giudicante con correzioni addirittura peggiorative, si basano su presunzioni e su illazioni. Una intercettazione telefonica non può e non deve sostituire la prova di cui ha bisogno la giustizia, può servire da complemento, ma non può mai essere essa stessa a rappresentare il perno della condanna. Il perché è molto semplice. Trattandosi di materia suscettibile di manipolazione (e con la moderna tecnologia tutto è ormai possibile), essa non può che essere subordinata alla testimonianza diretta dell’intercettato. Si dà il caso, ad esempio, che le intercettazioni a carico di Ruby, sulle quali s’inchioda la sentenza di condanna, sono state dalla stessa ridimensionate al rango di vanterie nei confronti delle amiche, così pure le costrizioni di Berlusconi supposte dalla accusa nei riguardi della questura di Milano sono state smentite in aula dal personale interessato.

Dunque il collegio giudicante ha considerate attendibili solo le testimonianze presentate dall’accusa, mentre ha reputato mendaci (salvo una, mi pare) quelle presentate dalla difesa. Al punto che questi testimoni sono stati rinviati a processo per supposta falsa testimonianza.

Il giornalista Marco Cavallotti su Lsblog ha colto la gravità di quest’ultima decisione, che non ha precedenti nemmeno nei famigerati processi staliniani e scrive:

“Ma in quei tempi, in cui Togliatti e gli altri avevano modo di osservare da vicino e di ammirare il sistema sovietico – giustizia compresa –, a conclusione del processo, con l’immancabile condanna, il giudice non era solito trasmettere gli atti alla procura, per verificare se i testimoni non fossero perseguibili… per falsa testimonianza. Si limitava a considerarli non funzionali alle tesi dell’accusa, e dunque ad ignorarli.”

Ciò che è accaduto ieri è rilevante proprio perché ha fatto cadere la maschera indossata da certa magistratura.

Conoscete il modo in cui si possono leggere le parole scritte su di un foglio con l’inchiostro simpatico? Si espone il foglio al calore di una fiamma e le parole emergono dal nulla.
La sentenza del caso Ruby è stata quella fiamma. Essa ha fatto emergere la vera natura di una certa magistratura, proprio nel momento in cui ha inteso mandare a processo di verifica le testimonianze favorevoli all’imputato, ciò che, come nota Cavallotti, nemmeno il regime staliniano osava fare.

Dunque una sentenza che supera i canoni costituzionali del giusto processo collocandosi tra le sentenze più orribile della giurisprudenza universale. La stessa interdizione perpetua dai pubblici uffici svela un obiettivo di finalizzazione che appare fin troppo sproporzionato al reato.

Perciò è legittima l’interpretazione che vede nella sentenza la disapplicazione assoluta del principio di imparzialità, soprattutto se si ricorda che reati più gravi come quello dell’omicidio ha visto applicate pene sostanzialmente meno severe. Lo ricorda nel suo editoriale di oggi sul “Corriere della Sera”, Pierluigi Battista, che scrive:

“ (solo un anno meno di Misseri ad Avetrana e uno più di Scattone e Ferraro condannati come gli assassini di Marta Russo, si twitta sui social network)”.

Allora è giusto tornare a riproporre la solita domanda: Perché questo marcato accanimento contro Silvio Berlusconi?

Nella trasmissione “Otto e mezzo” l’editorialista de “La Stampa”, Marcello Sorgi coglie una analogia (che conferma nel suo editoriale) con i fatti di Mani Pulite. Il tribunale di Milano con le condanne del 1993 fece cadere la prima repubblica, colpendo in particolare l’uomo simbolo, con Giulio Andreotti in parabola discendente, di quel periodo, Bettino Craxi, il quale aveva una spiccata personalità e una autorità sgradita a taluni apparati, tra i quali va annoverata anche la magistratura.
Secondo Sorge con la sentenza di ieri, la magistratura chiude la seconda repubblica, condannando colui, Silvio Berlusconi, che l’ha personificata, combattendo il sistema e in particolare  il mal funzionamento proprio della giustizia.

Da queste due coincidenze emerge, a mio avviso, che in realtà tutte le volte che qualcuno si è proposto di mettere mano a riforme che toccassero la magistratura, questa ha reagito sempre duramente, colpendo gli uomini politici più determinati al suo cambiamento.

È accaduto ben due volte, dunque, con conseguenze micidiali (la fine di due periodi storici e l’annientamento delle due personalità che li hanno contraddistinti) e tutto lascia immaginare che anche nel futuro, a fronte di tentativi analoghi, l’intervento della magistratura resterà implacabile e cinico, come sempre.

Dunque?
Scomparendo il leader dei moderati, sarà difficile che si proponga qualche altro con la stessa determinazione, e perciò avremo la classe dei moderati subalterna al potere politico voluto e scelto dalla magistratura. I moderati saranno ridotti ad una massa di servi destinati a trascinare i cubi di pietra con cui costruire le nuove piramide del potere costituito. Potranno, ossia, agire solo nel rispetto ossequioso dello status quo.

Attualmente (lo si vede dall’andamento dei processi che vedono coinvolti uomini della sinistra) appare che sia la sinistra la corrente politica più gradita alla magistratura, poiché la sinistra non ha intenzione di colpire al cuore i suoi poteri e i suoi privilegi.
E ciò durerà fintanto che la sinistra manterrà questa posizione di subordinazione.

Decidete voi se siamo in democrazia, o in presenza di una dittatura di tipo robespierrano?


Letto 1593 volte.


3 Comments

  1. Commento by Felice Muolo — 26 Giugno 2013 @ 18:00

    Lo si poteva ammonire, magari mandandolo simbolicamente ai servizi sociali o spillandogli altro denaro da devolvere in beneficenza ma tentare di toglierlo di mezzo brutalmente puzza troppo di bruciato.

    Credo comunque che questa sentenza alla lunga peserà più a sinistra che a destra. Specie se in Italia le condizioni economiche rimarranno immutate.

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 26 Giugno 2013 @ 19:12

    Qualche giornalista ha commentato, come ho fatto io, che la sentenza, con l’invio a processo dei testimoni a favore dell’imputato, richiama alla memoria il tribunale di Robespierre.

  3. Commento by Logorro — 29 Giugno 2013 @ 00:28

    In Italia c’è chi, per molto meno, è in galera da anni con plauso dei vari Giovanardi, Gasparri, Quagliarello, Ferrara ecc. ecc. L’inasprimento delle pene per lo sfruttamento alla prostituzione sono state approvare proprio dai vari governi Berlusconi e basta molto meno di quanto è successo ad Arcore per prendersi una condanna. Leggete almeno le leggi prima di dire sciocchezze.

RSS feed for comments on this post.

Sorry, the comment form is closed at this time.

A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart