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Sfortuna per Di Pietro: nel giorno del No B-Day acciuffati due capimafia

5 Dicembre 2009

Quando si dice la scalogna. Ieri il flop di Gaspare Spatuzza che aveva attirato folle di giornalisti e di telespettatori, e oggi, mentre Antonio Di Pietro leva sulla piazza di Roma tutti gli improperi possibili contro il governo Berlusconi, quest’ultimo, ancora una volta, risponde coi fatti. Presi proprio nel primo pomeriggio due pezzi da novanta, i boss Nicchi e Fidanzati: fanno 17 su 30 i boss accompagnati in carcere dall’azione decisa e continua del governo Berlusconi.

Viene da chiederci chi sul serio stia combattendo la mafia: se la magistratura o le forze dell’ordine, che accumulano in questi ultimi tempi successi incredibili, da mozzare il fiato.

Il mio convincimento è che la mafia è combattuta prevalentemente e con successo dalle forze dell’ordine sotto la regia del governo, mentre certa parte della magistratura sta facendo tutt’altra battaglia: non contro la mafia ma contro il governo Berlusconi, con ciò dando, inconsapevolmente o meno, un contributo al disegno mafioso.

Chi ancora ha le classiche due fette di prosciutto sugli occhi, faccia il piacere di togliersele, dunque, mettersele dentro due fette di pane e fargli fare la fine che meritano: nello stomaco, una bella digestione, e poi la evacuazione d’obbligo. Il risultato è sicuro: soddisfatti e per di più ripuliti.

Ricordo il post che feci qualche giorno fa: “Il disegno della mafia“. I fatti mi stanno dando ragione, come me la dà quella parte della deposizione di ieri in cui Spatuzza fa sapere a voce alta ( da qui):

“A tratti, «Asparino », sembra aver voluto concedersi anche il ruolo di «portatore di altro », come quando si attarda a descrivere il suo «rapporto particolare » coi Graviano: «Tutti e due sono come mio padre, li ho sempre rispettati, voglio bene a tutta la famiglia, parlo di famiglia di sangue, voglio bene alla loro mamma, la signora Quartararo ». Insomma, sembra dire di non aver mai rotto, né con Filippo né con Giuseppe, che lui colloca nel gradino più alto definendolo addirittura «Madre natura ». Ed anche i Graviano, per la verità, non sembrano nutrire sentimenti ostili contro Spatuzza. Certo non fino a far da riscontro alle sue rivelazioni, ma senza mai additarlo come bugiardo e infame. Proprio questo incomprensibile legame, più forte delle stesse leggi della mafia, continua ad offrire spunti di dubbi sulla natura del pentimento di Spatuzza. Se il pentito non è rinnegato dalla proprio «famiglia », vuol dire che può parlare tranquillamente, anche in nome del capofamiglia? Se così fosse, troverebbe conferma la suggestione che vuole i Graviano impegnati in una sorta di braccio di ferro col governo «inadempiente » rispetto alle aspettative di Cosa nostra. Ne sapremo di più venerdì prossimo, quando la Corte sentirà entrambi i boss di Brancaccio.”

Ossia, Spatuzza parla ai Graviano perché suocera (il governo) intenda.
I Graviano, infatti, per il momento smentiscono Spatuzza, ma lasciano intendere che se il governo continuasse la sua lotta alla mafia (altro che il mantenimento di fantasiosi impegni assunti dal governo a favore della mafia!), potrebbero cambiare versione e corroborare la deposizione di Spatuzza.

Ciò non cambierebbe nulla nella sostanza, perché si tratterebbe sempre di criminali che parlano con parole di pura invenzione e non con fatti riscontrabili, ma comunque loro sanno bene che ci sarebbero orecchie pronte a recepire l’accusa e a farne scempio contro il governo.

Certi giornali e certa magistratura non aspettano altro che questo capovolgimento della posizione dei fratelli Graviano per gettare nuovo fango sul governo e sul Paese.

Ma la risposta del governo ai fratelli Graviano e al messaggio mafioso lanciato ieri da Spatuzza è arrivata pronta, con i fatti e non con le chiacchiere.

Capiranno finalmente certi magistrati e certi quotidiani che hanno sbagliato bersaglio, e così facendo stanno dando una mano al disegno mafioso?

Se non apriranno gli occhi accecati, oltre che dal prosciutto, dall’antiberlusconismo, domani potremmo davvero accusarli di aver dato una mano alla mafia.

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Sugli arresti dei due capimafia. Qui

“Perché Cosa Nostra fa la guerra al Cavaliere” di Eugenio Scalfari. Qui.

“Si scrive No B-day, si legge Italia dei valori La grande bufala “viola” di Tonino” di Gianni Pennacchi. Qui.

Il pensiero di Bersani. Qui.

Cicchitto: tutti in piazza. Qui.


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4 Comments

  1. Commento by Ambra Biagioni — 5 Dicembre 2009 @ 18:30

    La mafia ha mani lunghe; che ne sappiamo noi se non siano arrivate minacce a certi personaggi che conducono ufficialmente il gioco contro il Governo ?

  2. Pingback by Bartolomeo Di Monaco » Sfortuna per Di Pietro: nel giorno del No … — 5 Dicembre 2009 @ 21:29

    […] Continua Articolo Originale: Bartolomeo Di Monaco » Sfortuna per Di Pietro: nel giorno del No … […]

  3. Commento by Ambra Biagioni — 5 Dicembre 2009 @ 22:16

    Ridiamoci su

  4. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 5 Dicembre 2009 @ 22:40

    Esilarante, Ambra. Mi hai dato l’ispirazione per un post. Ora vado a scriverlo. Vorrei però poter vedere un film, ma lo farò più tardi.

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