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Si arriverà al buio nelle strade e nelle case

12 Ottobre 2012

Perché meravigliarsi? C’è coerenza nell’azione del governo Monti. La desertificazione che sta causando una moria di aziende italiane senza precedenti e il livello di disoccupazione da quarto stato non potevano avere altra logica conseguenza che quella di riportarci indietro nel tempo, quando in casa nostra si usava la candela e per le strade le luci a petrolio.

Rivedremo presto l’omino dei primi anni del secolo scorso che al tramonto, con la sua lunga canna, girava per le strade ad accendere i lampioni, e in casa torneremo a cenare al lume di candela, non come si fa oggi nei ristoranti di un certo nome, ma perché il nostro Paese non sarà più in grado di sopportare il costo dell’energia elettrica e perché i cittadini avranno le tasche vuote per poter pagare una bolletta salatissima.
Da quando la lampadina ha sostituito sia la candela che il petrolio da illuminazione, è la prima volta che mi capita di sentir dire che il governo sta per prendere una decisione di questo tipo. Non mi sono arrabbiato, ma mi son messo a ridere.
Hai voluto la bicicletta? E ora pedala! dice un saggio proverbio. Il quale proverbio va ricordato a tutti coloro che ancora credono nel taumaturgo Monti, il quale del taumaturgo ha solo la capacità di creare illusioni.

Non c’è affatto alcun risanamento nel Paese e chi ci crede è uno sciocco.
Si sta andando a rotoli e la ragione principale sta nel fatto che i cittadini sono stati spremuti fino all’osso e, proprio per questo, in Italia i consumi sono al lumicino.
Tassare, tassare e tassare ancora e all’infinito, significa introdurre veleno nel tessuto produttivo fino a distruggerlo.

Ormai le aziende vedono come fosse il diavolo il nostro Paese, e colgono l’occasione della crisi per uscire dai nostri confini con il proposito di non tornarvi mai più. Agli operai dicono che la colpa del loro licenziamento è del governo e delle troppe tasse che soffocano la produttività. Hanno ragione e gli operai lo sanno, e dunque non possono protestare con l’azienda, ma solo con il governo che le ha costrette a chiudere. Quale occasione migliore di lasciare l’Italia per queste aziende che magari si trattenevano qui per amor di Patria.
Monti sta riducendo l’Italia a Paese da cui fuggire come se vi fosse scoppiata la peste. Chiunque vi entri, può solo soffocare e morire se proprio non farà in tempo ad andarsene.

Prepariamoci al peggio. Come sapete, tutti i nostri sacrifici al momento non sono serviti a niente: tutti i dati segnano un declino inarrestabile, a partire dal debito pubblico che ingrossa a vista d’occhio.
Monti non sa più che pesci prendere. Ha voluto scegliere la strada della tassazione forsennata, e si è trovato in un vicolo cieco. Difficile uscirne. Non ha capito – lui che è stato nominato senatore a vita per meriti che solo Napolitano conosce – che nessuna crescita è possibile se le tasche dei cittadini, ossia dei consumatori, sono vuote.
Naturalmente anche il parlamento ha le sue responsabilità. La sua incompetenza è ormai di domino pubblico anche fuori dai nostri confini.

Vi è una sola ragione per riuscire a capire questa ottusità (io dico: finta ottusità) della politica: ed è che le tasche dei politici sono sempre piene. Si rifiutano di prendere atto che le nostre sono vuote. Ci immaginano come i cavalli che riescono a correre e correre a più non posso, finché non cadono a terra stremati e muoiono. Sono convinti che possiamo ancora correre e portare altra ricchezza alla loro cupidigia.
Oggi in Italia ci sono solo due classi sociali: quelli che stentano e quelli che se la godono nonostante le tasse. Alla prima apparteniamo noi, normali cittadini, alla seconda gli uomini delle istituzioni.


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Bart