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Si finge di non capire Grillo

28 Marzo 2013

Ho questa impressione: alcuni influenti commentatori vorrebbero che Grillo scongelasse i voti dei suoi parlamentari per aderire ad un governo che piace a loro.
Non si contano più gli inviti al leader del M5Stelle affinché aderisca alle proposte di Bersani onde consentirgli di formare il governo. Sono entrati in gioco anche Dario Fo (nei giorni scorsi) e oggi anche Adriano Celentano con la sua lettera alla Repubblica. Per citare solo i nomi più in vista.

L’articolo di Cesare Martinetti di stamani su “La Stampa”,  è uno dei tanti segnali che dimostrano che non si vuole capire o si finge di non capire l’obiettivo del M5Stelle. Tale obiettivo è stato dichiarato nel corso di tutta la campagna elettorale, e non si dovrebbe dubitare che chi ha dato il voto a Grillo non lo abbia dato se non allo scopo che si realizzasse il suo obiettivo. Che è semplice e chiaro: non riconoscere l’attuale dirigenza politica; fare di tutto per svilirla, mostrarne le lacune e le ipocrisie, e infine mandarla a casa, completando una rivoluzione che si è avviata democraticamente, nel segreto delle urne.

Non si vuole capire, ossia, che qualsiasi approdo, anche minimo, che leghi il M5Stelle al sistema attuale, significherebbe la fine del movimento e l’annientamento dei suoi propositi rivoluzionari.
Che forse un tale pericolo, che angustia Grillo, non sia avvertito dai suddetti commentatori politici? Ne dubito. Penso, al contrario, che lo avvertano, giacché sanno bene che l’abbattimento dell’attuale sistema implicherebbe anche una svolta epocale nei confronti della stampa di regime in cui sono coinvolte le maggiori testate nazionali.

Non ne parlano, dunque, nell’illusione di conservare a se stessi l’immagine di una trasparenza e di un’equidistanza dagli avvenimenti che di fatto non esiste, poiché la corruzione a cui il sistema è pervenuto ha inglobato anch’essi, alimentando una sacca di privilegi e di connivenze ormai inestricabili.

Per Grillo, qualsiasi contatto con il vecchio potere significherebbe incorporarne il virus corruttore, perciò se ne tiene lontano e usa la mano forte nei confronti dei suoi parlamentari che rischiano di essere suggestionati e corrotti dall’abilità del vecchio potere corrotto.

Il tallone d’Achille di Grillo è rappresentato dalla sua stessa novità rivoluzionaria, la quale è nata e si sta muovendo nel solco di una democrazia che principia ad avvalersi degli strumenti della modernità, ai fini di una chiarezza e di una trasparenza prima sottovalutate, se non addirittura aborrite, dal sistema.

Se si vuole una dimostrazione della paura di una tale contaminazione, che assilla la mente del leader del M5Stelle, basterà pensare alla proposta avanzata più volte in questi giorni: se fallisce Bersani, il M5Stelle chiede a Napolitano di ricevere l’incarico di formare il nuovo governo.
Si potrà sorridere davanti a questa richiesta, pensando che i grillini non conoscono niente della politica e sono privi di qualsiasi corazza protettiva, ma si dovrebbe prima riflettere che fare un governo non significa affatto scegliere tra i parlamentari grillini, ma tra personalità preparate e determinate della società che condividessero i 20 o 30 punti proposti dal movimento. Non mancherebbero. Ergo: i voti dei grillini non sono affatto congelati.
Questa richiesta è, altresì, la controprova manifesta di un rifiuto pregiudiziale, quindi irrinunciabile, a collaborare con il vecchio sistema, giudicato irrimediabilmente corrotto e inaffidabile. Vi è in ciò una logica talmente ferrea che si stenta a credere che qualcuno non riesca a vederla.

In questo momento non so prevedere se Bersani avrà successo e potrà sciogliere positivamente la sua riserva e dunque formare un nuovo governo, ma so per certo che se a farlo nascere contribuiranno i voti dei grillini, o anche di uno sparuto numero di essi, la rivoluzione di Grillo si potrà dire fallita, o quanto meno rimandata ad altra data, quando, dalla eventuale esperienza negativa, si sarà imparato a scegliere uomini di maggiore resistenza e fede.


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