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Sì, la nostra è una dittatura

1 Dicembre 2012

Concordo con Piero Ostellino che stamani, in una lettera diretta a “il Foglio”, rimarca (qui) alcuni fatti che confermano che in Italia siamo ormai sotto una dittatura non più mascherata che ha il suo asse nel duo Napolitano-Monti.
La nascita del governo Monti, le continue esternazioni fuori ambito di Napolitano, le sue pressioni sul parlamento al di fuori delle modalità consentite dalla Costituzione, la decisione pro Hamas assunta fuori dai percorsi previsti, la sudditanza ai diktat della Germania, che ci sta sfruttando, ed oggi perfino a Hollande, ci dicono che la nostra situazione è disperata. Disperata giacché non c’è forza politica che siede in parlamento che si opponga a questo strisciante logorio della democrazia, ormai fortemente violata.

Oggi si aggiunge l’arresto (e qui) in una sede di giornale del suo direttore Alessandro Sallusti. Una vergogna che ci fa inorridire.
A quando il delitto Matteotti?

I cittadini sono sottoposti ad uno spionaggio continuo e asfissiante, la loro vita privata è passata al setaccio, come accadeva nella Russia del Kgb.
Stalinismo e fascismo si sono fusi, qui in Italia, in una miscela che preoccupa, giacché il rischio è una esplosione devastante.

La polizia non basterà a fermare i cittadini che il governo Monti sta umiliando riducendoli in miseria, mentre nello stesso tempo salvaguarda tutti i privilegi della casta, in primis quelli di Napolitano, il quale, come ha scritto Franco Bechis ieri su “Libero”, ai suoi circa 250 mila euro di stipendio vedrà aggiungersene altri circa 8.500. Uno schiaffo ai nostri sacrifici ed un insulto. Per non parlare dei costi pazzeschi del quirinale.
Anche Napolitano, dunque, ci prende per babbei.

Come ci prende per babbei quando, a riguardo delle sue quattro telefonate con Mancino, ha chiamato la consulta ad assisterlo affinché siano distrutte.
Il 4 dicembre sapremo se questo servilismo di una delle più importati istituzioni del Paese avrà raggiunto il suo culmine, mandando in malora procedure e vincoli stabiliti da una legge molto chiara, ma non gradita al nostro presidente. La consulta, pur di accontentarlo,  si prostituirà accampando ragioni che non staranno né in cielo né in terra visto che contrasteranno con un suo nettissimo pronunciamento del 2004 contro il presidente Cossiga.
Sarà il sigillo autorevole che la dittatura ha avuto la sua certificazione ufficiale e il suo avallo.

La sfortuna di tutti costoro, però, sta nel fatto che il movimento a cui hanno dato vita si troverà in primavera a scontrarsi con il diritto del popolo a votare nuove elezioni.
Avranno il coraggio di impedirle o di camuffarle in qualche modo, magari con una legge elettorale che trasformerà – come accadeva nella prima repubblica – gli elettori in tanti ovini e bovini, munti a dovere per sostentare la casta?

Occorre vigilare. Voci che avvertono finalmente il pericolo, da me denunciato più volte, stanno moltiplicandosi. Mancano ancora: il coraggio di approntare una democratica rivoluzione da esercitarsi nell’urna, e soprattutto una personalità che sappia trasformarci in una forza temibile e dirompente.
Quanto ancora dovremo aspettare?


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Bart