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Silvio, ferma la rapina

15 Dicembre 2011

di Maurizio Belpietro
(da “Libero”, 15 dicembre 2011)

Caro presidente Berlusconi, mi perdo ¬≠ni se la disturbo con una lettera aperta. So che da quando se ne √® andato da Pa ¬≠lazzo Chigi lei vorrebbe essere lasciato in pace. Dopo quello che ha visto negli ultimi tre anni, √® difficile darle torto: gli agguati subiti e gli insulti ricevuti avrebbero fatto uscire di testa chiun ¬≠que. Lei al contrario la testa l’ha con ¬≠servata ben salda sulle spalle, accettan ¬≠do di uscire di scena nonostante avesse ancora la maggioranza. E adesso, fatto il bel gesto che la sinistra sollecitava dal giorno stesso in cui fu eletto, ha deciso di starsene alla finestra e godersi lo spettacolo.

E che di spettacolo si tratti non c’√® ombra di dubbio. Quando la cacciaro ¬≠no ci fu chi esult√≤ in piazza, stappando champagne, ma a distanza di un mese la festa √® gi√† finita: nessuno pi√Ļ brinda ma molti piangono. Quello che doveva essere il governo del rigore e della cre ¬≠scita, l’esecutivo che avrebbe dovuto applicare alla lettera le riforme richie ¬≠steci dall’Europa, in realt√† si √® rivelato il governo delle tasse. Ogni giorno che passa gli italiani si rendono conto che i professori non si sono messi a tagliare le spese per far ripartire la locomotiva del Paese. Non hanno ridotto gli spre ¬≠chi per aumentare le risorse. Semplicemente hanno fatto ci√≤ che tutti i mini ¬≠stri del passato facevano quando c’era da recuperare un po’ di soldi. Il gover ¬≠no dei fenomeni ha messo un po’ di tasse sulla benzina, un altro po’ sulle si ¬≠garette e poi se l’√® presa con l’unico pa ¬≠trimonio che gli italiani posseggono, cio√® la casa. In pratica, nonostante tan ¬≠ta scienza riunita in un solo gabinetto, Monti e compagni hanno fatto quanto avrebbe fatto Andreotti. La strada delle tasse era la pi√Ļ facile. Si fa in fretta a fare quadrare i conti con i soldi degli al ¬≠tri. Pi√Ļ difficile riuscirci eliminando i privilegi.

All’inizio l’ex rettore della Bocconi ha provato ad applicare le teorie economiche apprese in tanti anni di studio, ma poi ha capito la lezione e si √® piegato alle lobby e alle corporazioni, cedendo sui tagli e le liberalizzazioni. Lui che aveva cominciato snobbando i partiti e che ave ¬≠va ignorato le richieste dei sindacati, convocandoli sulla porta di casa, alla fine ha do ¬≠vuto genuflettersi. Via l’aboli ¬≠zione delle province, rinviate le decurtazioni alla casta, rimaneggiati i provvedimenti sugli ordini professionali e sospesi quelli riguardanti le licenze dei taxi. Alla fine, della manovra equa e rigorosa so ¬≠no rimaste in piedi solo le tas ¬≠se. E per giunta quelle a cari ¬≠co dei soliti noti, ovvero dei lavoratori dipendenti o delle persone per bene che ogni anno versano il loro tributo al fisco. Case, conti correnti, re ¬≠sidenze estere regolarmente denunciate e su cui vengono pagate le tasse: tutto √® stato saccheggiato. Gli italiani leali col fisco, tartassati; quelli che lo frodano, premiati. Gi√†, per ¬≠ch√© come sanno anche i sassi, ma prima di questi gli ispet ¬≠tori dell’agenzia delle entrate, gli evasori non verseranno un euro. Altro che prelievo sugli scudati e divieto di pagare in contanti. Chi ha dei soldi in nero ha provveduto a farli sparire da mesi, prima che Monti si svegliasse. Dunque, quando lo Stato busser√† a quattrini, non ci sar√† nessuno a rispondere.

O meglio, a rispondere saranno gli onesti. Quelli che non evadono e versano fino all’ultimo euro. Quelli che hanno gi√† pagato e continue ¬≠ranno a farlo anche se con con sempre meno voglia. Quelli che vorrebbero uno Stato ef ¬≠ficiente e non sprecone.

Quelli che pensano che le tasse devono essere eque e devono avere come contropartita un servizio da parte dello Stato. Dunque, caro presidente Berlusconi, a su ¬≠bire la manovra di Monti e compagni sar√† gran parte di quel popolo che sognava una rivoluzione liberale. Il popolo che quasi vent’anni fa la ac ¬≠colse come un liberatore, co ¬≠me un uomo della Provvi ¬≠denza che avrebbe cambiato per sempre le cose della Pri ¬≠ma Repubblica. Se li ricorda gli slogan dell’epoca? Meno tasse per tutti, ognuno pa ¬≠drone in casa propria, non metteremo le mani nelle ta ¬≠sche degli italiani… L’elenco √® lungo, ma credo possa basta ¬≠re a capire che le parole d’or ¬≠dine di allora contrastano con quelle di oggi. E qui sta il punto. Monti non l’ha eletto nessuno: √® un nominato del capo dello Stato. Ma lei, caro presidente, lei come tutti gli altri parlamentari, siete stati votati da quel popolo che ora il governo tecnico vuole tosa ¬≠re.
E qui arrivo alla ragione per cui ho deciso di scriverle una lettera aperta. Come pu√≤ il Pdl votare una manovra che va contro tutti i principi che ha predicato per vent’anni?

Come pu√≤ lei avallare una stangata che colpisce il ceto medio, quello stesso ceto me ¬≠dio che in lei ha creduto e crede e che per ben due de ¬≠cenni l’ha premiata con il vo ¬≠to?
Lo so, lei mi dirà che è fuori dai giochi e non ha la possi ­bilità di intervenire. Che a decidere è Monti e poi ce lo spread che incombe. Tutto vero. Però è altrettanto vero che votando questa manovra il Pdl non solo colpisce gran parte dei suoi elettori, ma colpisce se stesso. Crede dav ­vero che gli stangati dimenti ­cheranno o attribuiranno le colpe solo ai professori? La scelta ricadrà anche sul suo partito e rimediare non sarà facile.

√ą per questo dunque che mi sono deciso a scriverle. Oggi la manovra arriva in au ¬≠la. A differenza di quanto promesso, il governo porr√† la fiducia, impedendo di fatto ogni cambiamento. Le misu ¬≠re dunque dovranno essere votate oppure no, senza nemmeno poterle discutere. Prendere o lasciare. Cio√® nes ¬≠suno si potr√† opporre. Nessu ¬≠no tranne lei. Ed √® questo che le chiedo: voti no alla mano ¬≠vra. Si opponga e faccia opporre tutto il Pdl. Le misure per salvare il Paese e farlo tor ¬≠nare a crescere non sono queste. Cos√¨, al pi√Ļ, se ne af ¬≠fretta il decesso, deprimendo l’economia e affossando il Pil. Dica no. Lei √® la nostra ultima speranza.

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“Berlusconi e la manovra: Monti disperato. ¬ęNon √® detto che duri, noi pronti al voto ¬Ľ”. Qui.


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Bart