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Sono d’accordo con la Lega

2 Luglio 2011

In questi giorni piovono articoli sullo stato di salute del Pdl, ed anche di Berlusconi. S’intende: stato di salute politica. Si dice che il premier sia cotto, non abbia più l’entusiasmo di una volta, e soprattutto la combattività. Probabilmente anche le preoccupazioni del figlio Piersilvio a riguardo delle ripercussioni che l’odio verso il padre alimentato dissennatamente nel Paese ha verso le aziende del gruppo, contribuiscono a provocare nel presidente del Consiglio un certo malessere e una voglia sempre più pervasiva di venirne fuori, abbandonando tutto.
Chi sa quanti lo avrebbero fatto da tempo, anteponendo ai propri ideali le ragioni della propria tasca.

Talune di queste supposizioni possono anche avere qualche fondamento, ma in me resta la convinzione che Berlusconi, pur fiaccato, non intenda rinunciare a cambiare in meglio questo nostro Paese. Il destino ha voluto che un uomo simile si sia imbarcato nell’impresa nel momento peggiore. Tanti fattori hanno contribuito a remargli contro, in primis la lunga e drammatica crisi economica che ha investito e investe l’intero mondo, e che in Italia ha trovato il governo alle prese con un debito pubblico mastodontico, con cui ogni proposito di resistenza e di investimento deve fare i conti, e conti asprissimi.

Rinunciare a sperare in Berlusconi significherebbe, a mio avviso, mettersi definitivamente alle spalle il sogno di un’Italia all’altezza dei grandi Paesi occidentali. Saremmo la solita macchina arrugginita che arranca e si ferma, coi governi balneari, ad ogni sbuffar di vento.

Se prevalessero i Casini, i Bersani, i D’Alema, la politica cesserebbe di aver interesse, almeno per me. Il futuro che ci promettono io lo conosco, giacché l’ho vissuto. Un futuro che abbiamo ben sperimentato, e malamente. Quello che, ad esempio, ha creato proprio quel gigantesco debito pubblico di cui, a mio avviso, non riusciremo mai a liberarci. Quello che, ad esempio, confida nel popolo bue e fa e disfa i governi secondo le bizzarrie del Palazzo, senza sentire il dovere di rispettare la volontà dei cittadini.

Mi aspetto dunque che nell’anno e mezzo che ci divide dalla scadenza naturale di questa legislatura, Berlusconi non si faccia soffocare dall’aria malsana che gli gira attorno e sfoderi le sue qualità di tenace lottatore.

Architettura dello Stato e riforma della giustizia sono i due pilastri che devono essere costruiti per determinare le basi irreversibili dello Stato moderno, da cui, cioè, nessuno possa più tornare indietro.

Si possono fare. Si possono fare: a condizione che se ne sia ancora convinti e che si abbia la tenacia di combattere le ostilità forti che vi si frappongono.

Ho scritto più volte che Napolitano è il vero oppositore del governo Berlusconi. Le continue e monotone esternazioni fuori del suo ambito istituzionale sono dettate dalla volontà di sostituirsi ad una opposizione confusa e priva di mordente.

Se Berlusconi vuole realizzare il sogno che ha fatto nascere in molti italiani deve mutare i suoi rapporti con il presidente della Repubblica. Combatterlo, ossia. Combatterlo senza alcun timore delle reazioni dell’opposizione, compresi i media e i quotidiani. È inutile sforzarsi a reagire ai tentacoli di una piovra, quando la testa venga salvaguardata. È questa che si deve affrontare direttamente e vincere.

Mi fa piacere, perciò, che lo stia facendo la Lega Nord, per bocca del suo leader storico, ma non solo. Scrissi che per Napoli il governo non avrebbe dovuto muovere un dito. Quello che c’era da fare (un intervento eccezionale) lo aveva già fatto e il problema era stato risolto. La competenza è degli enti locali: comune, provincia e regione. Dunque dimostrino di saper governare, o altrimenti se ne vadano a casa e lascino il posto ad altri. De Magistris in primis che sulla promessa di risolvere il problema, e in ben cinque giorni, ha vinto le ultime elezioni amministrative, ingannando gli elettori, che si son ben guardati dal riconoscere che Berlusconi li aveva aiutati. È facile ora invocare l’intervento del governo. Far risalire al governo responsabilità che non esistono. E Napolitano, ovviamente, ci si mette in mezzo, pur di dare addosso a Berlusconi.

E Berlusconi che fa? Come reagisce? Asseconda Napolitano, che addirittura pretende (e in base a quale norma?) che il governo faccia di più. Napolitano si sostituisce al governo e al parlamento. Una cancrena che sta infettando tutti. Nessuno in parlamento segnala una tale pericolosa invadenza. Se può capirsi per l’opposizione che trova in Napolitano il leader che le mancava e ancora le manca, non può capirsi per la maggioranza, e per il Pdl in particolare, maggior partito di governo.

Ecco perché qualcuno deve cominciare a rispondere direttamente a Napolitano, facendogli capire che il potere di governare il Paese, il potere di fare delle scelte spetta a coloro che sono stati eletti dai cittadini.

E bene fa Bossi ad esigere anche che l’Italia si ritiri da quella che subito al suo inizio definii una sporca guerra. Sporca perché voluta dagli interessi soprattutto francesi, nostri accaniti e spregiudicati competitori in campo economico. Si tratta di una guerra sostenuta dall’opposizione e subito gestita da Napolitano, che ne è divenuto il principale e autorevole protettore.
Un Napolitano dunque strabordante fino al punto di portarci diritti diritti ad una guerra.

Di questa guerra tireremo le somme alla fine, ma sono già sicuro che l’Italia ci rimetterà le penne, anche se ha pensato per un momento di potersi sedere al tavolo dei vincitori per spartirsi il bottino. A mio avviso, non ci sarà bottino da spartire, e se ci fosse, a noi andrebbero le briciole, come un’elemosina. Come un gesto di compassione verso un Paese che dimostra di non avere ancora, a tanti anni dall’unità, una spina dorsale e una schiena dritta.

Altri articoli

“Autogol del governo sulle pensioni” di Filippo Caleri. Qui.

“Così rischiano la fine di Prodi” di Mario Sechi. Qui.


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Bart