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Sperare è lecito?

6 Giugno 2013

Si supporrebbe di sì. Luigi La Spina, editorialista de La Stampa, ci prova stamani con un articolo intitolato “Il paradosso che può aiutare il cambiamento”. Il paradosso nascerebbe dal fatto che il governo Letta è debole, e basterebbe un niente per farlo cadere. Ma la sua caduta si porterebbe dietro un sacco di conseguenze (ad esempio le dimissioni del capo dello Stato) che porterebbero diritto alle elezioni anticipate, per il momento non gradite ai grossi partiti.
Da questa debolezza nascerebbe la speranza che finalmente si potrĂ  mettere mano alle riforme costituzionali e istituzionali attese da almeno un quarto di secolo.

Non riesco a condividere una tale speranza. La ragione sta nel fatto che non vedo uomini nuovi dotati di quel carisma necessario a guarire il nostro Paese. Quelli che abbiamo vengono tutti dal passato, anche se appaiono giovani e pieni di buona volontĂ . La loro preparazione fa a pugni che le urgenze della modernitĂ . Nel loro sangue scorre un dna forgiatosi nella prima repubblica, vero e proprio vaso di Pandora, che non ha ancora esaurito i suoi malefici effluvi. Basti pensare che alla guida del governo vi sono tre sedicenti giovani che provengono tutti dalla scuola di un partito, la Dc, che nel bene e nel male ha posto le fondamenta del nostro Stato e lo ha costruito con pietre che paiono resistere all’usura del tempo. Pietre di una qualche fascinazione se oggi forze politiche un tempo ostili alla Dc si battono affinchĂ© a nessuno venga la voglia di rimuoverle. Si grida ai quattro venti che, ad esempio, la nostra costituzione è la piĂą bella del mondo e se ne è talmente convinti che ci si oppone a cambiarne perfino una virgola. Eppure è di tutta evidenza che proprio, radicandosi le istituzioni alla costituzione, l’edificio Italia fa acqua da tutte le parti. Non funziona la giustizia, ormai inquinata dalla parzialitĂ , non funzionano i partiti lontani dalla gente, non funzionano le istituzioni le cui regole si sono smarrite tra ambizioni e personalismi, non funziona la burocrazia che tratta i cittadini come colpevoli se non addirittura delinquenti. AnzichĂ© osservare, come vuole la costituzione, la presunzione di innocenza si è arrivati al punto che il cittadino è macchiato dalla presunzione di colpevolezza. Lo si tratta con diffidenza e sospetto.

Ci si domanda a chi giova mantenere uno Stato così deviato e corrotto. La risposta è la solita, scontata e repellente. Giova a chi, da questo disordine, trae i propri interessi e i propri privilegi. Chi sono? Tanti, di solito nascosti nei meandri di una consorteria burocratica da cui ogni decisione dipende. Coì forte da saldare insieme con un collante formidabile le solide pietre che reggono l’edificio del nostro Stato.

Per tentare di riformare lo Stato, è stata insediata una commissione composta da 35 “saggi”, a cui sembra che ne siano stati aggiunti altri 7 con il compito di tradurre in testo scritto le risoluzioni raggiunte dalla commissione.
La storia del nostro Paese è piena di commissioni partite per fare grandi cose e arenatesi sul nulla di fatto. Una storia di continui fallimenti.
C’è da sperare che sia questa la volta buona?
Luigi La Spina ha qualcosa che io ho smarrito da tempo: l’ottimismo.

Riconosco che essere ottimisti oggi in Italia è una grande qualitĂ . Lo ero anch’io, fino ad appena qualche anno addietro, poi è subentrata la delusione, e con essa, la prostrazione ed infine la rabbia malefica e distruttrice. Solo il ritorno all’isolamento e all’incanto delle quattro mura domestiche, con i nipotini che nei loro giochi mi richiamano alla memoria la mia infanzia, riesco a sedare il tormento.


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Bart