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Spero che a Mirabello Fini non parli di questione morale e di legalità

4 Settembre 2010

Avrebbe una bella faccia tosta! Si meriterebbe delle pernacchie e spero proprio che qualcuno ci vada per fargliele, di quelle alla romana, grasse e rumorose.

Non ci sarebbe da meravigliarsi se Fini, ormai disperso tra le nebbie della tullianide, spinto da chi sa quale forza perversa, si rappresenti come un santone che arringa la folla.

Ha detto di essere del segno del capricorno, e che perciò non molla. Lo sono anch’io, ma a me nessuno mi ha mai soprannominato “er caghetta”. Che cosa non molla? Non intende certo la sua battaglia politica, che quella è libero di farla per quanto e per tutto il tempo che vuole. Qualche sprovveduto che non si rende conto da che pulpito viene la predica, può sempre trovarlo. Anzi, l’adesione a Fini misurerà quanti ce ne sono ancora che approvano quelle che si intravvedono come le malefatte della terza carica dello Stato, malefatte compiute, si badi bene, nel corso del suo mandato istituzionale.

Ma Fini, quando dice che non intende mollare, si riferisce alla sua poltrona di presidente della Camera, quella che gli offre denaro a volontà e libertà di movimento, libertà che, stando a quanto si legge sulla stampa, gli ha consentito di trasformare i suoi uffici in agenzie di affari pro domo sua.

Coloro che andranno a Mirabello per battergli le mani, si ricordino, quando lo udranno invocare la moralità e la legalità, delle accuse che incombono sulla sua testa, suffragate da documenti e testimonianze, come sostiene la stampa.

Magari prima di battergli le mani, gli chiedano, avanti addirittura che inizi il suo comizio, di chiarire tutti i punti della losca vicenda che lo coinvolge:

1 – chi si nasconde dietro la società off-shore. Buontempo sostiene che vi si nasconde Fini stesso: “L’appartamento di Montecarlo? È nella sua disponibilità, ne sono convinto” (qui).

2 – A quanto è stato realmente venduto l’appartamento e dove sono finiti i soldi avuti in più.

3 – Quanto paga di affitto Giancarlo Tulliani.

4 – Se è vero che ha raccomandato in Rai i vari Tulliani ed ha usato l’influenza della sua carica istituzionale per ottenere quei contratti.

5 – Se è vero che ha fatto sbloccare 1,5 milioni di euro a favore dell’imprenditore Piscicelli, coinvolto nella P3.

Basterebbero le risposte a queste cinque domande a far gelare le mani e a far calare il rigido inverno sulla carriera politica di Fini.

Ma nessuno gliele porrà. Nessuno avrà il coraggio. Perché tra i suoi ascoltatori molti non saranno nemmeno del Fli, saranno stati inviati da coloro che hanno tutto l’interesse a utilizzare Fini per cacciare Berlusconi.

Dovrebbe andarci, però, Napolitano, e fargliele lui le cinque domande, fargliele davanti al pubblico, onorare finalmente la sua funzione di garante delle Istituzioni, visto che finora sul caso Fini non ha sentito, non ha veduto e non ha parlato.

Articoli correlati

“UN CAVALLO DI TROIA NEL CENTRODESTRA” di Marcello Veneziani. Qui. Da cui estraggo:

“Era il successore naturale di Berlusconi ed ora è percepito dal suo stesso elettorato come il suo nemico interno, il cavallo di Troia. Era gradito ai moderati, ai cattolici, ai conservatori, ai postfascisti ed ora è la bestia nera di tutti questi. Ed appare dopo le storie emerse sul filo di Montecarlo come un politicante come gli altri, che sistema parenti e usa la Rai per appalti famigliari, che usa o lascia usare in modo indecente il patrimonio di un partito accumulato attraverso donazioni di idealisti e sacrifici, anche umani, dei suoi militanti. In più appare come il coperchio istituzionale di una famiglia fino a ieri nullatenente e ora ricca e possidente, accaparrandosi prima la fortuna di Gaucci nei modi ben noti; poi usando il potere di Fini per acquisire contratti milionari, auto lussuose, privilegi vari. Chi dice che questo è becero linciaggio, dimentica che per molto meno fu linciato e si dimise Scajola. Molti di quelli che oggi si sentono feriti dalle inchieste su casa Fini, ieri ululavano di piacere per le inchieste su casa Berlusconi. Ci sono intimità inviolabili e altre esposte al pubblico ludibrio. La privacy lampeggia a intermittenza…”

“Non so cosa verrà fuori dagli accertamenti sul patrimonio immobiliare del vecchio Msi, dalle società fondate ai Caraibi e dal rientro in patria del giovane Tulliani. Ma so che si può tracciare un bilancio politico. Fini non è un mostro e non è un losco affarista; però si è confermato un modesto politicante, dall’ottima loquela comiziale e televisiva, che si fa pilotare ed è disposto a vendersi chiunque e ogni idea, se serve alla sua carriera. Un politicante non diverso da quelli della prima Repubblica, che abusavano del loro potere; per anni ha campato sull’idealismo nostalgico di un partito emarginato, poi ha goduto i vantaggi e le comodità di un’alleanza che lo ha portato al governo e nelle istituzioni; e infine, quando doveva dimostrare la sua effettiva statura, si è mostrato un inaffidabile opportunista di corte vedute e mosso solo da fini personali, che non sa cogliere nemmeno le grandi opportunità al momento giusto. Qualunque cosa accadrà adesso, perfino la ricomposizione o addirittura la reintegrazione del figliol prodigo nella Casa, abbiamo misurato definitivamente Fini: è un pezzo di meringa, e si scioglie in bocca.”

“Mirabello: in attesa dell’onda finiana, il leader di Fli confida i suoi disagi per il caso Tulliani”. Qui.

Napolitano “ha sbagliato per una vita. Ora ci fa la predica” di Antonio Socci. Qui e qui.

“Prove tecniche di armistizio”. Qui.

Donna Assunta Almirante: “”da Fini voglio soltanto due cose” intervista a cura di Tommaso Labate. Qui. Da cui estraggo:

Giornalista: “Mirabello. Dove nel 1987 Almirante designò l’erede”
Donna Assunta: «E quanta gente c’era quel giorno. Una folla oceanica. No, Fini non si doveva permettere di tornare là. C’è un momento per parlare e uno per stare zitti. Gianfranco doveva parlare un mese fa, assumendosi la piena responsabolità della faccenda dell’appartamento di Montecarlo. Oggi, invece, deve solo stare zitto. Invece è stato zitto un mese fa e domenica (domani) farà sentire la sua voce ».

«Io, in questo momento, da Fini voglio soltanto due cose. La prima è che si assuma le responsabilità della faccenda di Montecarlo, salvando l’onore di due galantuomini come Pontone e La Morte, che hanno soltanto obbedito ai suoi ordini. E poi voglio che sia fatta chiarezza su tutti i beni che appartenevano al Movimento sociale. Voglio sapere che fine hanno fatto i cento miliardi di lire che c’erano in cassa nel 1988, quando morì Almirante. Perché può darsi pure che Gianfranco sia stato messo in difficoltà dai nuovi parenti. Ma ha un’età, ormai è grandicello, deve sapersi assumere le proprie responsabilità ».

“Napolitano picconatore” di Paolo Bracalini. Qui.

“Parlano Confalonieri e Feltri” di Salvatore Merlo. Qui.

“Berlusconi: «Mozione giustizia, non ci sarà il processo breve »”. Qui. Da cui estraggo:

«Per quanto mi riguarda, dentro la mozione sulla giustizia che porteremo all’approvazione del Parlamento prossimamente – precisa – non dovrebbe esserci alcun riferimento a questo cosidetto processo breve. E quindi, per favore, la piantassero di fare tanto baccano e pensassero piuttosto al loro vuoto di idee, di programmi e di leader ».

Casa di Montecarlo ed altro. Rassegna stampa del 4 settembre 2010. Qui.


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3 Comments

  1. Commento by Ambra biagioni — 4 Settembre 2010 @ 17:34

    Interessante da DAGOSPIA

  2. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Settembre 2010 @ 19:10

    Ottimo link, Ambra. Grazie.

  3. Commento by Ambra biagioni — 4 Settembre 2010 @ 19:15

    Allora leggi anche qui e immagina quello che ci possiamo aspettare da Mirabello:

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A chi dovesse inviarmi propri libri, non ne assicuro la lettura e la recensione, anche per mancanza di tempo. Così pure vi prego di non invitarmi a convegni o presentazioni di libri. Ho problemi di sordità. Chiedo scusa.
Bart