di Costanza Caredio
Akiba era un Ebreo di umile origine; lavorando e studiando divenne un maestro e si circondò di discepoli. Visitò Roma e Babilonia: fu un grande organizzatore e cercò di far insorgere le Comunità tutte insieme, nell’ultima guerra giudaica contro Roma (132-135 d.C.). Questa fu combattuta da Bar Kochba (figlio della stella), che Akiba riconobbe come il Messia liberatore atteso da Israele. Bar Kochba si ritagliò un piccolo regno nella Giudea, batté la sua moneta e si collocò nell’area di influenza antiromana che faceva capo ai Parti. I Romani reagirono, il regno fu distrutto e Akiba imprigionato. Egli però mantenne per un certo tempo i contatti con i suoi discepoli (24.000-secondo alcuni). La tradizione ebraica riporta che i Romani infine lo giustiziarono torturandolo in modo particolarmente crudele, strappandogli le carni con pettini di ferro, operazione non facile perché Akiba aveva raggiunto l’età di Mosé, cioé 120 anni o almeno 97 (Vikipedia).
Oltre due secoli dopo, nel 415 d.C. ad Alessandria d’Egitto veniva assassinata con la stessa identica tortura, Ipazia, matematica greca. Fu aggredita da una turba di monaci fanatici che le strapparono la carne con pettini di ferro. La vicenda Akiba-Ipazia richiama alla mente i sacrifici degli animali nei templi pagani e a Gerusalemme. Le ossa e il grasso venivano bruciati, la carne era il pasto comunitario, occasione anche per i poveri di nutrirsi. L’osso è l’elemento invisibile che sostiene il corpo dell’uomo e della donna, esseri dotati di scintilla divina e quindi va restituito alla Divinità; il grasso è il superfluo al quale non abbiamo diritto, La carne è il godimento dei beni della terra, che ci è concesso, purché diviso fra i membri della comunità.