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La scampanata, il romanzo di Bartolomeo Di Monaco trasformato in testo teatrale, qui per chi volesse rappresentarlo.

Due argomenti che meritano qualche annotazione.

11 Ottobre 2013

Il primo riguarda il drammatico problema dell’immigrazione clandestina, passato al centro del dibattito politico dopo la tragedia dei trecento morti affogati al largo di Lampedusa.

Dobbiamo scordarci di ottenere l’aiuto dell’Europa, a meno che non si riesca ad acquisire un’autorità ed un rispetto che al momento non abbiamo. Mi sovviene di Bettino Craxi. Pur essendo il leader di un Psi che stentava ad arrivare al 15% dei consensi, quando si trovò a fare il presidente del consiglio non ebbe riguardi per nessuno e seppe farsi valere. Difficile che prendessero sottogamba un suo intervento. L’episodio di Sigonella con cui tenne testa agli Stati Uniti di Ronald Reagan resta uno degli esempi più forti.

Secondo la mia lunga esperienza, non vi è stato in Italia nessun altro politico che abbia potuto vantare una autorevolezza simile in campo internazionale. Alcide De Gasperi, l’altro grande italiano, lo superava forse in sapienza politica e in una condotta di vita meno spericolata e più legata alla tradizione austro-ungarica, di cui in qualche modo era figlio.

Fatta questa breve premessa, e messo in conto che dall’Europa raccoglieremo solo briciole e magari tante parole di solidarietà, dovremo convincerci che l’immigrazione di massa dal continente africano è stata e rimarrà un problema solo nostro. Come attrezzarci?

Non sono d’accordo sulle proposte, che considero puri ed irresponsabili vaneggiamenti, che si debba eliminare il reato di clandestinità. Essere uno Stato significa anche disciplinare la convivenza civile, il che comporta di fare in modo che la vita sociale dei propri cittadini sia garantita all’interno dei valori che rappresentano la loro storia.

Dunque l’Italia è un Paese che coltiva e ha sempre coltivato la solidarietà, anche in considerazione del fatto che l’ha ottenuta nei lontani anni in cui erano i nostri cittadini ad immigrare in altri Stati. Ma si può, da ciò, passare ad una specie di solidarietà aperta, libera e incontrollata, senza che lo Stato ne valuti le conseguente nei confronti dei propri cittadini? Può uno Stato, insomma, rinunciare alle ragioni della propria esistenza? Non può. Dunque l’immigrazione non può che essere regolata, vigilata e controllata. E quando dovesse superare le norme e le regole che lo Stato ha stabilito, deve essere anche punibile. Il reato di clandestinità, perciò, non vieta di accogliere l’immigrato (chi sostiene ciò è in malafede), ma obbliga colui che desidera entrare in Italia a rispettare le regole che l’Italia si è data in materia. Quando queste regole sono rispettate, l’immigrato entra in Italia, qualunque sia la sua provenienza, la sua condizione sociale, la sua fede, la sua razza.
Ove si tratti invece di rendere più attuali talune norme che abbiano fatto il loro tempo, ciò non solo è augurabile, ma doveroso.

Concludendo: una volta attualizzate le norme (non si parli dunque di abolire questa o quella legge, ma di rivederla, semmai) si deve fare in modo di evitare che siano organizzate fuori dei nostri confini operazioni che alimentino il fenomeno dell’immigrazione clandestina.

Come? Con accordi con gli Stati da cui il fenomeno prende avvio, e per quanto ci riguarda tutto il Nord Africa. Con Gheddafi si stabilì un accordo che funzionò, finché il dittatore libico non fu assassinato.
Se tali accordi non sono possibili con i nuovi governi, si presidino le acque territoriali e si obblighino i famigerati “barconi della speranza” a mutare rotta o a fare ritorno ai porti di partenza.

O siamo uno Stato con tutti i doveri che l’esserlo comporta nei confronti dei cittadini, o siamo la terra di nessuno, dove le regole che ci diamo saranno ogni volta travolte da fenomeni straordinari che non sappiamo arginare.

Il secondo argomento riguarda, ancora una volta, Napolitano.
Grillo ne chiede l’impeachment.
Lo chiesi anch’io, convinto che Napolitano infrangesse la costituzione laddove definisce i suoi stretti ambiti di movimento.

Oggi è sotto gli occhi di tutti quanto una tolleranza succube e cieca ha prodotto. Per la prima volta, ci troviamo ad avere un capo di Stato che, senza essere stato eletto dal popolo, si permette, violando la costituzione, di formare governi, disegnarne il programma, giudicare i partiti, lasciare che la magistratura, pur essendone a capo, tenga sotto scacco il parlamento.
Le mie sono fantasie? O non sono invece fatti che si sono verificati e che continuamente si verificano?

Le ragioni degli impeachment che l’attuale Pd, nelle sue numerose trasformazioni, chiedeva per Leone (ottenendo le dimissioni di un innocente) e per Cossiga, non sono niente rispetto alle ragioni che sostengono, ad esempio, la richiesta di Beppe Grillo.

Qualcuno dirà: Ma se non ci fosse stato Napolitano, in questo periodo così difficile per la politica, che cosa sarebbe successo? Niente di ciò che interessatamente hanno minacciato i poteri che ci stanno impoverendo e sfruttando.

Si sarebbe andati alle elezioni. Di cui sembra che ormai si abbia paura e lo si ritenga un momento pericoloso per la democrazia. Pericoloso perché? Perché i cittadini potrebbero punire certi comportamenti, e chi gestisce il potere teme che siano puniti proprio i comportamenti dei suoi rappresentanti, o meglio dei suoi manutengoli.

Onde evitare che, alla fine il percorso tragico che stiamo compiendo al di fuori della costituzione (leggete qui, si vuol proteggere la costituzione e si nomina solo Berlusconi e mai Napolitano), ci si trovi con un capo di Stato, che dopo essere stato chiamato Re, lo si chiamerà Duce, occorrerà passare da una riflessione che provenga dallo strumento principe della democrazia: le elezioni.

Insomma, lo strapotere di Napolitano può essere fermato solo dal popolo, poiché parlamento e partiti non sono più in grado di farlo.


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1 commento

  1. Commento by zarina — 12 Ottobre 2013 @ 09:57

    Ma quelle   teste   pensanti   credono davvero che elminando il reato di clandestinità si risolve il problema delle tragedie? O sono dei folli o in grande malafede.   Penso più la seconda.Quando la clandestinità non sarà più reato, le carrette saranno caricate non con 250, ma 500 disperati alla volta!!. E se non è più reato non saranno neppure perseguibili i trafficanti di esseri umani che faranno   più corse giornaliere perchè   più corse fanno più guadagnano.   E siccome io penso che i barconi non si rovesciano o si incendiano   “per caso”, ma è il segnale di fine corsa che i trafficanti danno ai “passeggeri” obbligandoli a scendere…. in acqua , le tragedie continueranno impunemente.  
     

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