di Paolo Monelli
[dal “Corriere della Sera”, martedì 2 settembre 1969]
Forse la deposizione da lontano di Idris I è l’ultimo atto di una rapida parabola del senussismo, cioè di quella con fraternita religiosa musulma na che dominò sulla fine del secolo scorso una vastissima zona africana, dal Mediter raneo fino al fondo del deser to del Sahara e al lago Ciad. La storia risale ad un algeri no dal chilometrico nome di Mohammed Ibn Ali Ben as-Sanusi al-Khattabi al-Hasari al-Idris al-Muhagiri, detto più semplicemente il «gran Senusso », rampollo d’una famiglia che si diceva discendente di retta di Fatima figlia di Maometto, nato presso a poco nel 1787 e morto intorno al 1859, fondatore della confraternita sù detta. Dopo aver studiato teologia in Marocco viaggiò per grande parte del mondo musulmano predicando una riforma della dottrina e del rito: fu in Tunisia, a Tripoli, al Cairo, alla Mecca, in altri luoghi d’Arabia. Nel 1842 fondò la sua prima zauija (convento) in Cirenaica; a questa altre ne seguirono rapidamente finché si trovò a capo di una specie di principato con la capitale nell’oasi di Giarabub, nel mezzo del deserto; scelta così remota per stare alla larga dai turchi che governavano la Cirenaica e non vedevano con favore il suo proselitismo.
La grande prova
Lasciò morendo due figli giovinetti. E ne ereditò il potere e la missione il secondogenito, Mohammed al-Mahdi. (Prima di morire il gran Senusso ordinò ai due figlioli di arrampicarsi fino al sommo di due altissime palme che ergevano davanti alla zauija di Giarabub e di lassù gettarsi a terra invocando Allah e il suo profeta. Il secondogenito senza esitare un attimo saltò giù e restò illeso; l’altro si rifiutò di buttarsi e dovette cedere al fratello più coraggioso, o più fiducioso nel miracolo, i suoi diritti di primogenito. Sotto il governo intelligente e animoso di Mohammed al-Malidi la confraternita moltiplicò i suoi conventi ed estese la sua auto rità da Fez a Damasco, da Costantinopoli all’India. I tur chi si accorsero a un certo momento che il potere dello sceicco senussita era assai più grande di quello dei governa tori turchi.
Al-Mahdi predicava ubbi dienza cieca ai precetti del l’islamismo nella loro purez za originaria; vietò il canto, la musica e la danza, e l’uso del tabacco. Ammoniva che l’attività mistica e quella pra tica potevano benissimo coe sistere, era lecito aspirare tanto al benessere materiale quanto al perfezionamento morale, il pieno godimento della vita terrena non escludeva l’aspirazione alle gioie voluttuose del Paradiso; im perativo per tutti i fedeli era la diffusione della potenza musulmana e la guerra con tro gli infedeli, da battere e ridurre in schiavitù.
Alla sua morte, anno 1902, avendo la sciato figli in giovanissima età, il primogenito Mohammed al-Idris non aveva che 12 anni, i confratelli (ikuan) chiamarono a succedergli il figlio d’un suo fratello, Ahmed Ash Sharif. Il quale, quando l’Italia sbarcò in Tripolitania e in Cirenaica l’anno 1911, strinse alleanza con i turchi e continuò la guerra contro di noi anche dopo che la Tur chia, confessandosi disfatta, aveva firmato la pace. Nel corso della prima guerra mondiale, Ahmed si trovò padrone di tutta la Cirenaica salva una breve fascia costie ra alla quale s’era ridotta la occupazione italiana. Per una serie di avvenimenti, troppo complicati per questo brevis simo sunto di storia, poco do po Ahmed scomparve dalla scena e il novembre del 1915 si trovò padrone dello Stato senussita il legittimo erede del secondo sceicco. Mohammed al-Idris, il silurato di oggi.
Di animo mite e pacifico, intavolò subito trattative con l’Italia per creare rapporti di buon vicinato: in seguito alle quali, nel 1917, il governo ita liano, con un trattato conclu so a Regima, nel Bengasino, gli delegò la qualità di capo delle oasi sahariane di Agila, Giarabub, Gialo e Cufra; e in riconoscimento del suo ami chevole atteggiamento gli conferiva, riconoscendolo ca po della confraternita senus sita, la dignità di emiro di Barce, con il titolo di altezza. L’anno 1921 Idris venne a Roma a fare omaggio al re d’Italia.
L’antico feudo
Questo suo contegno umile e sottomesso suscitò lo sde gno dei più ortodossi degli ikuan senussiti; alcune tribù gli rifiutarono l’ubbidienza; finché malaticcio, incerto, inerte, si esiliò in Egitto e lasciò che i suoi fedeli conti nuassero la guerriglia a loro arbitrio. Ma le autorità italia ne considerarono che avesse mancato ai patti, e nel 1922 il governatore della Cirenaica, generale Bongiovanni, dichia rò decaduti gli accordi di Re gima. L’anno seguente la con fraternita fu disciolta d’auto rità e ordinato il sequestro di tutti i suoi beni. L’ultimo e il più tenace combattente dei senussi, Omar al-Muktar, bat tuto e catturato, fu impicca to dopo breve processo per ordine del governatore Ora ziani. Provvedimento feroce e eccessivo, errore psicolo gico e politico; oggi Omar al-Muktar è venerato come il grande eroe della resistenza nazionale, come purissimo martire; e in fondo la sua esecuzione è la sola cosa che viene rimproverata dai libici all’occupazione italiana.
Nel corso della, seconda guerra mondiale Idris e i suoi Senussi collaborarono attiva mente con le forze britan niche durante la campagna nel deserto dal ’40 al ’43. L’ottobre del 1946 i britan nici gli riconobbero il titolo di emiro, nel 1949 lo invita rono a formare un governo in Cirenaica, e il 24 dicem bre 1951 lo riconobbero capo del regno unito della Tripolitania della Cirenaica e del Fezzan con il titolo del re di Libia.
Come ho già detto nelle mie corrispondenze dalla Li bia della primavera scorsa, in quel viaggio riportai l’impres sione che Idris I fosse più legato con il cuore e con le simpatie alla Cirenaica che alla Tripolitania, e soprattut to al suo antico feudo, l’emi rato di Barce sull’altipiano cirenaico. Si recava spesso, lasciando Bengasi e Tripoli, alla nuovissima capitale del regno da lui creata ad El- Beda accanto ad una zauija fondata da suo nonno il gran senusso. Aveva fatto dono di due suoi palazzi in Bengasi a quella erigenda università e all’accademia militare, ma a El-Beda profondeva denaro per fare sempre più vasta una già grande università islami ca. Ma anche in questo suo dominio cirenaico è venuta su una generazione meno fana tica, che giudicava eccessivo il potere palese od occulto che avevano assunto la fa miglia regale ed i capi cabila più influenti e più retrivi. (M’hanno raccontato la sto ria d’una strada che va dal la costa a Sebha nell’interno data in appalto ad un paren te del re, poco più d’una pista da allargare e da asfal tare; il lavoro è proceduto a rilento due anni, poi fu sospeso perché l’appaltatore aveva finito i soldi. Ne chie se e ne ottenne altri, riprese stancamente l’opera, ora la strada è pressoché abbando nata e in condizioni assai peggiori di prima). Non ha avuto molte gioie, del resto, Idris I dalla sua famiglia. Il principe ereditario, che oggi ha invitato la popolazione ad appoggiare la giunta mi litare, è figlio d’un fratello del re, ucciso a pugnalate tempo fa per un’oscura fac cenda di palazzo.
Giusto e savio
In Libia mi hanno parlato tutti bene del vecchio re, in digeni e coloni italiani, me l’hanno definito giusto e sa vio, equilibrato e pacifico. Il suo merito più grande, a mio parere, è l’interesse alacre mente portato al migliora mento delle condizioni econo miche e sociali dei suoi sud diti, rinunciando del tutto â— come non hanno fatto altri sovrani d’Arabia â— a farsi con il gettito dei pozzi petro liferi un suo bel patrimonio personale.
Negli ambienti politici di cevano che era incline ai com promessi, conciliante, attento a non precipitare gli avve nimenti. Non è sempre stato fedele a questo stampo, tut tavia. La fine dello scorso an no il primo ministro Baccusc’, un giovane moderno, nemico dei conservatori e dei capi ca bila della Cirenaica che vor rebbero perpetuare antiquati sistemi di governo, per libe rarsi di due colleghi di ga binetto troppo retrivi offrì al re le sue dimissioni; contan do sul fatto che il re è alie no dal prendere risoluzioni affrettate, e le dimissioni le avrebbe respinte, tanto più che il primo ministro doveva fare prossimamente un viag gio ufficiale in Inghilterra e negli Stati Uniti. Il re, invece, le accettò senza discussione.