Il 25 aprile

di Costanza Caredio

Che fare di questa ricorrenza che divide il popolo? Cercare gli elementi positivi oppure cancellarla? A favore c’è: la fine del conflitto, la conferma dell’Unità, con il ruolo positivo del Re, che NON ha abbandonato il territorio nazionale e della Chiesa che ha provveduto ai soccorsi umanitari senza distinzione; il reinserimento nel quadro tradizionale di alleanze occidentali, con pesi e contrappesi: il contenimento degli Stati centrali (Germania), la conferma di quelli periferici, la posizione di attesa armata verso l’URSS. Ci fu la modifica del sistema di governo con il ritorno a forme rappresentative di mediazione dei partiti e freni all’esecutivo. Eravamo così reinseriti nella tradizione, sia millenaria di autogoverno (comuni e principati), sia pre-risorgimentale, con l’accogliemento e l’esame delle principali ideologie ottocentesche.

Contro c’è: l’esito negativo della guerra con occupazione del suolo nazionale, stermini della popolazione civile – bombardamenti, vendette ideologiche, religiose e private, contrapposizioni sul territorio funzionali a sudditanze straniere, discredito e odio reciproco, ingiusto verso i Repubblichini che combattevano per valori ideali. Determinante in negativo il trattamento subìto dal Governo di Salò con a capo Mussolini, che si interponeva fra la potenza militare occupante (I Tedeschi) e la popolazione civile e le strutture territoriali. La barbara uccisione e il vilipendio del cadavere di un capo di governo italiano, sia pure provvisorio e ex-Primo Ministro del governo legittimo del Re, introduce nella storia dell’Italia unita e moderna, un elemento di barbarie non appartenente alla nostra civiltà e che va respinto. Di conseguenza il 25 aprile non può essere una festa nazionale.

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