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STORIA: Il Risorgimento visto da “Il Conciliatore” toscano #5/33

22 Aprile 2008

[da “Il Conciliatore” toscano, marted√¨ 3 aprile 1849]

Firenze, 2 Aprile (1849)

Per quanto si ritrae dai Giornali e per le voci che corrono, sembra che Genova commossa dalla sconfitta e indignata dell’armistizio, siasi levata in armi ed abbia protestato di voler durare nella guerra.
Da questo fatto che onora l’indole generosa del popolo Genovese, traggono alcuni argomento di nuove spe ¬≠ranze, e si affidano di veder risorta con migliori auspici l’impresa d’indipendenza.
Noi non arriviamo a comprendere le ragioni di que ­sta fiducia, e siccome è tempo di abbandonare le illu ­sioni, esponiamo francamente la opinione nostra.
√ą vero che Genova pu√≤ lungamente difendersi, ed avendo oggi aperto il mare, pu√≤ sfidare anche pi√Ļ lungo assedio di quello che non sostenne con Massena. Se il nuovo Re di Piemonte rifiutando l’Armistizio vi si fosse chiuso, niun dubbio vi sarebbe stato che Genova non riuscisse ultimo baluardo d’indipendenza. L’austriaco avrebbe dovuto attaccarla per avere intiera la vittoria o la pace.
Ma se il Piemonte ¬†si accomoda all’armistizio, la resistenza di Genova di nulla pu√≤ vantaggiare la causa nazionale. Genova si staccher√† dal Piemonte, e far√† guerra non cogli Austriaci ma coi Piemontesi.
L’Austria lungi dal molestarla per aver rifiutato la pace, vedr√† non senza compiacenza questa nuova briga affievolire il suo avversario. E se Genova arriva a separarsi, ci√≤ sar√† con suo danno e senza alcun vantaggio d’ Italia.
Ecco a che condurr√† la resistenza isolata di Genova, se si conchiude la pace: una divisione di pi√Ļ, una guerra da aggiungere a quella che riarde fra Napoli e Sicilia.
Venezia finch√© potr√† combattere, combatter√† sem ¬≠pre contro l’Austriaco: ma Genova e Sicilia, sebbene inalzino la bandiera Italiana, non potranno combattere che per la loro speciale autonomia e contro Italiani.
Questo ci sembra il vero stato della questione, que ¬≠sto il criterio onde giudicare dal punto di vista nazio ¬≠nale i fatti di Genova. Della possibilit√† di rivoluzioni pi√Ļ larghe, dell’imprevisto degli avvenimenti, non siamo usi di tener calcolo, e chi lo fece non ebbe a gloriarsene.

[da “Il Conciliatore” toscano, marted√¨ 3 aprile 1849]

CASALE, 27. – Il 24 ed il 25 del marzo 1849 sono stati per questa antica capitale del Monferrato giorni solenni che ricordano il suo antico splendore ed eroismo, di cui la storia del Piemonte sapr√† fare il debito conto. Situata essa alla destra del Po, fiancheggiata da un piccolo Castello provvisto solamente di 10 ad 11 cannoni e di altrettanti cannonieri invalidi, e circondate da vaste mura si trov√≤ in questo generale scompiglio quasi all’improvviso senza alcun soldato ed uffiziale, a fronte del nemico austriaco, che forte di due altri mila uomini voleva varcare il Po ed entrare nella Citt√† e nel Castello.
Il municipio ¬†considerati i propri mezzi di difesa e la poca speranza di soccorso della nostra truppa propose di capitolare, ma il nemico insolente confondendo l’uno coll’altra non volle nem ¬≠meno trattare se non si arrendevano ad un tempo ambidue. Quin ¬≠di concesse solo due ore per deliberare, e la sua insolenza giunse a tale, che nascendo questione su alcuni punti egli rispose gene ¬≠rosamente che ce ne faceva grazia. Avendo ci√≤ non ostante il Governatore del Castello persistito, siccome era suo dovere, nel pen ¬≠siero di difendersi, il municipio dovette pensare anch’esso a resistere, considerando pi√Ļ al suo onore, ed alla causa per cui si combatteva, che non alle enormit√† del nemico alle quali colla resistenza si andava tutta la popolazione esponendo. Erano i suoi difensori la Guardia Nazionale, i veicolari della Citt√† e della provincia, non che alcuni soldati che qui si trovavano, dietro ai quali stavano a riserva tutti coloro che al primo tocco delle campane sarebbero accorsi dalle vicine terre, e quegli altri della Citt√† i quali non vilissimi e non nemici della comune Patria, scossi al ¬≠fine al grido supremo, avrebbero amato meglio di schiacciare il Barbaro fra le nostre mura piuttosto che essere passati a fil di spada.
Si ordinarono pertanto barricate, si distribuirono armi e mu ¬≠nizioni da guerra a chi ne faceva domanda si mand√≤ in Alessan ¬≠dria e vi accorse pure il R. Commissario deputato Mellana per soccorso di munizioni da Guerra che si ottennero, per soccorso di un Generale e di soldati che vennero niegati, e della Guardia cittadina la quale generosa vol√≤ al primo grido dei loro fratelli, con militi, cavalieri, ed artiglieria, ma non pi√Ļ a tempo.
Intanto al pomeriggio del 24 cominci√≤ e continu√≤ fino a sera il fuoco dell’artiglieria nemica contro la Citt√† ed il castello, alla quale questo virilmente rispose. A mattino avanzato del giorno successivo cominci√≤ un vivo fuoco di moschetto che dur√≤ fin ad un’ora circa pomeridiana, al quale poscia si un√¨, dopo qualche sospensione, quello dell’artiglieria con maggior vivacit√† del giorno precedente tentando anche con razzi di incendiare la Citt√†. Era uno spettaccolo da trar lagrime dai sassi, se in tali supremi momenti pianger si potesse, il vedere il coraggio e l’ardore dei no ¬≠stri nuovi combattimenti, i quali non contenti di stare in difesa delle mura ed alle porte della Citt√†, si avanzavano al di l√† del ponte e con valore incredibile respinsero per tre volte il nemico che tent√≤ di impadronirsi delle case che gli sono vicine. Tale era l’ar ¬≠dore, e diremo il furore con cui combattevano, che alcuni con modi che certamente riprovan ora perfino da essi medesimi, non vollero a niun conto intendere n√© i delegati del municipio n√© il Vescovo i quali fatti certi dell’imminente arrivo di una ben pi√Ļ grossa colonna di nemici proponevano di domandare nuovamente una capitolazione affine di non sacrificargli ad una morte sicura: finch√© lo stesso nemico venuto a parlamento, e fatto conoscere il nuovo armistizio conchiuso tra i due capi supremi dell’esercito Sardo e dell’Austriaco, si obblig√≤ ad allontanarsi senza ritardo, e rivarcare la Sesia nel giorno successivo.
Due soli sono finora i morti che abbiamo a deplorare per no ­stra parte, ed otto i feriti, oltre il capitano dei carabinieri conte Morozza la di cui vita è in pericolo. Nessun incendio e pochi i guasti. Il nemico invece ebbe tra feriti e morti ben oltre 60 indi ­vidui, e fra questi ultimi un maggiore.
Cos√¨ termin√≤ la gloriosa nostra impresa, dalla quale se il pae ¬≠se condannando al disprezzo quelli che dimentichi di ogni loro do ¬≠vere spinsero la loro vilt√†, o l’avarizia, od il maltalento al segno, da o disapprovare la santa difesa, o rifiutarsi dal concorrervi, o prendere persino vergognosamente la fuga tuttoch√© validi, ebbe argomento di consolazione nel valore dei suoi cittadini, e nel co ¬≠raggio, operosit√† e senno di non pochi suoi amministratori, (e fra questi dell’ottimo caus. Carlo Lanza), i quali col bravo suo sindaco Avv. Degiovanni concorsero a provvedere alla somma delle cose di concerto col nuovo intendente Panizzardi, i prudenti apprende ¬≠ranno ci√≤ che tutto il corso di questa guerra insegn√≤ cio√® volervi ai casi straordinari risoluzioni straordinarie, ed esser sempre vero il detto antico specialmente in guerra audaces fortuna juvat; ed il nemico poi prima di dettare al Piemonte le condizioni della pace, seppure non le ha gi√† dettate, ricorder√†, che se egli non √® ra ¬≠gionevole, tardi o tosto il Piemonte meglio edotto, e pi√Ļ compat ¬≠to, sorger√† collegato cogli altri Stati Italiani a domandargli severo conto delle ingiustizie ed enormit√† commesse, pronto a rinnovare, quando occorra, l’esempio di Sarragossa piuttosto che a sopportare pi√Ļ a lungo la sua presenza in Italia.

(Corr. Dell’Opinione.)

[da “Il Conciliatore” toscano, mercoled√¨ 4 aprile 1849]

LONDRA.

Prendiamo dal Morning Herald la lettera officiale dell’Am ¬≠miraglio francese al Governo Siciliano.

¬ęA bordo del vascello repubblicano francese il Fri√©dland a Palermo, 1 marzo.

Il Vice-Ammiraglio, sottoscritto, commandante in capo delle forze navali della Repubblica Francese nel mediterraneo ha l’onore di trasmettere a Sua Eccellenza il ministro degli affari esteri della Sicilia i documenti qui uniti. – 1 ¬į Copia certificata d’una lettera diretta dal sig. de Rayneval, ministro plenipotenziario della Repubblica Francese presso S. M. il re delle due Sicilie, al Vice-Ammiraglio Raudin in data di Napo ¬≠li il 3 marzo, 2 ¬į copia autenticata d’una nota in data del 28 febbraio scorso del principe di Satriano al sig. de Rayneval, – 3 ¬į Due copie stampate d’un proclama di S. M. il re Ferdinando II in data di Gaeta del 28 febbraio ultimo scorso. Fra nove giorni, sei mesi saran trascorsi da che i vice-ammi ¬≠ragli, commandanti in capo delle forze navali di Francia e d’Inghilterra nel mediterraneo mossi da un sentimento di cristiana compassione per le calamit√† di ogni genere, che hanno decimata la citt√† di Messima, e che adesso minaccia ¬≠no di estendersi rapidamente in tutta la Sicilia, hanno intrapreso, sotto la loro responsabilil√† personale, di opporsi alla continuazione delle ostilit√† per parte dell’armata napo ¬≠letana.
In tutto questo lasso di tempo, i governi di Francia e d’Inghilterra, approvando la condotta dei loro respettivi ammiragli, ed animati d’un comune sentimento di buon volere in favor della Sicilia, si sono adoperati a condurre fra questo paese ed il regno di Napoli una riconciliazione van ¬≠taggiosa alle due nazioni, e che potesse assicurare alla Sicilia una libera costituzione tale, che essa da molt’anni de ¬≠siderava. Gli sforzi delle due Potenze mediatrici furono co ¬≠ronati dal successo. Esse hanno ottenuto da S. M. il re Ferdinando II un atto che garantisce alla Sicilia la base della Costituzione del 1812, con un parlamento separato, un governo separato, tutti i posti del quale saranno esclusivamente riempiti da dei Siciliani. Questi vantaggi sono accom ¬≠pagnati da una formale promessa di obbliare tutte le colpe e tutti gli errori politici commessi nell’ultima rivoluzione Siciliana. √ą parso allora ai Governi di Francia e d’Inghilter ¬≠ra che da quel momento non si affrisse alcuno ostacolo serio al rinnovellarsi di quei legami fra la Sicilia ed il Regno di Napoli, che per lungo tempo ha riuniti i due paesi in una sola e medesima monarchia.
Il Vice-ammiraglio sottoscritto è stato in conseguenza, incaricato, congiuntamente al vice-ammiraglio sir William Parker, comandante in capo delle forze navali di S. M. Britanica nel Mediterraneo, di trasmettere al Governo Siciliano le condizioni di un progetto di riconciliazione, e di una nuova unione fra i due paesi. Egli spera che tali condizioni, che esso risguarda come perfettamente ragionevoli ed onorabili, saranno accettate, e che invece di ricorrere alle armi, e di impegnarsi in una lotta disuguale ed incerta colle forze napoletane, la Sicilia si affretterà ad accettare con gioia il beneficio delle Istituzioni che le sono offerte, senza che ciò le costi   né una stilla di sangue né una lagrima.
Il sottoscritto prega il ministro degli affari esteri della Sicilia ad aggredire l’attestato dell’alta sua stima – Sotto ¬≠scritto Baudin.A Sua Eccell. ¬†il Ministro degli affari esteri da Sicilia a Palermo. ¬Ľ


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Bart