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Su Fini, Berlusconi ci ha azzeccato

12 Settembre 2010

Quando a Mosca ha detto che Fini moriva dalla voglia di farsi una sua aziendina, ha colto nel segno.
Vissuto come monarca assoluto prima nel Msi, poi in An, aveva di mira anche la monarchia dentro il Pdl, di cui smaniava, in un ambito più grande, di divenire presto il padrone. Pensava che Berlusconi avrebbe avuto vita breve, assediato com’era dalla magistratura. La quale gli avrebbe fatto il servizio gratis e spianata la strada senza che dovesse spremersi le meningi e sporcarsi le mani.

Ma il destino gli è stato avverso. La destituzione via giudiziaria tardava e tarda a venire, e Berlusconi anziché invecchiare, era ed è ancora in grado di rubargli la scena.

Chi sa quante deve avergliene dette la nuova compagna: Sei un rammollito. Quello ti sotterra. Fatti valere. Che aspetti a farlo fuori. E via dicendo.
Finché la passione senile non lo ha travolto e i moniti sono diventati comandamenti.

Così Fini ha sferrato l’attacco. Arruolati alcuni smaniosi di potere, relegati a figure di second’ordine nel Pdl, Fini ha disegnato la sua strategia.

Visto che in casa Pdl stava rischiando di diventare il signor nessuno, ha fatto in modo da esserne cacciato. Un’eccellente scusa per costruirsi una casuccia tutta per sé; un movimento, un partito, dove avrebbe potuto tornare a fare il monarca assoluto. Un’aziendina, insomma, come l’ha definita Berlusconi.

Quando diverrà partito, avrà i suoi bei soldini come finanziamento pubblico, e Fini potrà ampliare i suoi progetti fino a quello, inconfessato ma pressante, di fare le scarpe al Pdl. La differenza di età gioca a suo favore.
Da aziendina, poiché l’appetito vien mangiando, Fini mirerà ad espandersi alla grande.

Tutto ciò gli sarà facilitato dai poteri derivanti dalla sua carica istituzionale. Lasciarlo su quello scranno, perciò, è come mettergli a disposizione un fornitissimo deposito di munizioni.

Qualcuno ritiene che Fini non sia il problema del Pdl. Invece lo è, proprio per l’ambizione che lo divora e lo rende pericoloso.

Neutralizzarlo quanto prima significherà togliere dalla scena un politico che, nonostante i nuovi proclami acchiappacitrulli, dentro di sé resta un despota e l’erede del fascismo più ributtante.


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1 commento

  1. Commento by Mario Di Monaco — 12 Settembre 2010 @ 10:36

    Comincio ad essere pessimista e mi sa che piano piano si ritornerà, purtroppo, ai vecchi modelli della prima repubblica dove per ogni provvedimento si doveva procedere attraverso lunghe discussioni,   su tavoli sorretti da una molteplicità di gambe, i cui risultati, dopo estenuanti compromessi, erano leggi inutili o un niente di fatto.

    Siamo un paese disgraziato, in cui predominano le baronie politiche ed economiche le quali, provo imbarazzo a dirlo ma è così, al riparo da una carta costituzionale inadeguata ed intoccabile, esercitano indisturbate il loro strapotere.

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