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Sull’Europa sono d’accordo con Napolitano

23 Ottobre 2012

Il capo dello Stato è in visita in Olanda dove, si legge, cercherà di accreditare un’Italia impegnata seriamente nel risanamento economico e morale. Non so quanto gli olandesi crederanno alle sue parole. Gli esempi negativi non mancano, anche a carico delle nostre istituzioni.

Napolitano si muove allo stesso modo di Obama e di Hollande, come se già in Italia fosse stata scelta dagli elettori la forma semipresidenziale dello Stato. In più di un’occasione non manca di lasciar intendere che è lui che guida la nave verso un più tranquillo approdo. E ciò non va bene, umiliando altri a cui spetterebbe un tale compito.

Sono favorevole al semipresidenzialismo, e perciò lascio correre, sperando che il comportamento di Napolitano ne faciliti l’introduzione, costituendone un precedente.
Ma lascio a Napolitano tutte le responsabilità a riguardo del malfunzionamento dello Stato, a causa dei suoi noti silenzi e della sua partigianeria, anche troppo scoperta.

Tuttavia l’ideale di un’Europa unita in una federazione di Stati, così come avviene negli Usa, appartiene anche a me, e mi dolgo solo che manchi ancora nel nostro continente quello slancio che i padri fondatori si auguravano. Troppe le resistenze, troppi gli egoismi, troppe le gelosie e le invidie. Di strada da fare ce n’è ancora tanta, ma ogni pulsione che vada in tale direzione è bene accolta, almeno da me.

O si vive una piccolissima dimensione, come poteva essere, e lo è stata, la repubblica lucchese fino al 1847, oppure si deve andare verso una dimensione sovrannazionale, cedendo un po’ della nostra sovranità a un potere centrale democraticamente eletto, in grado di emanare nelle materie più importanti leggi valide per tutti i suoi membri.
La globalizzazione, l’emergere di nuove potenze economiche destinate a crescere ancora di più ci spingono a questa passaggio.

Ben venga, dunque, anche la visita del nostro capo di Stato ad un Paese che nutre ancora oggi qualche perplessità nel confederarsi con Nazioni abituate a vivere al di sopra delle loro possibilità, e verso le quali la diffidenza è dura a morire.

Nessuna Nazione europea può affrontare il futuro da sola, nemmeno la severa Olanda, nemmeno la Germania, la quale forse se ne sta rendendo conto, se è vero che la Merkel più di una volta ha dichiarato che l’unione deve restare l’obiettivo comune, anche se, al momento, essa vorrebbe disegnare l’Europa con i suoi colori.

Alcuni partiti italiani sono contrari a fare passi in avanti ma, a mio avviso, sbagliano, come sbagliano coloro che vorrebbero la cancellazione della moneta unica.
Credo che Draghi sia un presidio sicuro a difesa dell’ideale unitario e, proprio grazie a lui, molte titubanze, anche comprensibili, accresciutesi in questi anni della crisi, hanno trovato nella sua azione di governo della Bce un motivo di riflessione in senso contrario.

Non credo, fra l’altro, che si possa tornare indietro. Sono convinto che sarà molto più facile andare avanti che annullare il processo.
La cui irreversibilità è imposta dalla Storia che, quando semina un ideale, lo fa affinché sia realizzato.

Per tutto il resto, Napolitano rappresenta, almeno per me, una grande delusione.

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Sullo stesso tema, Arturo Diaconale, qui.


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