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Taormina denuncia e il Comitato parlamentare per i procedimenti d’accusa respinge?

12 Settembre 2012

Questa eventuale nuova infamia la conosceremo probabilmente nella giornata di domani.
Si tratta di questo. L’avvocato Taormina, fondatore del partito Lega Italia, ha denunciato al Comitato parlamentare per i procedimenti d’accusa Giorgio Napolitano, ravvisando nel suo comportamento (il probabile interessamento a favore di Nicola Mancino) almeno due illeciti penalmente perseguibili, e quindi ne chiede la messa in stato d’accusa.
Si legge qui che “l’intenzione del Comitato sarebbe quella di archiviare subito perché la denuncia ‘sarebbe fondata solo su ricostruzioni giornalistiche’”. Anche qui.
Prepariamoci dunque ad assistere ad un’altra sciocchezza dei politicanti paraninfi, i quali fanno di tutto per proteggere il capo dello Stato e per questo non si peritano di commettere delle castronerie.
Infatti, se fosse vera la motivazione sopra citata, essa denoterebbe scopertamente la mala fede almeno della maggioranza del Comitato che dovesse respingere l’accusa di Taormina.
E ciò perché non è assolutamente vero che abbiamo a che fare con ricostruzioni giornalistiche. Il contenuto, assai probante, delle telefonate tra Mancino e D’Ambrosio è più che sufficiente per indurre chiunque sia dotato di comprendonio a sospettare che nelle telefonate tra Mancino e il capo dello Stato vi sia un contenuto analogo. E tutti sappiamo che D’Ambrosio ha detto a Mancino cose inquietanti quali: che della questione se ne stava occupando Napolitano, e che questi aveva suggerito a Mancino di contattare Martelli per concordare una versione meno contrastante tra i due.
Dunque, il Comitato non può soprassedere a una questione così importante, senza prima prendere visione dei nastri secretati onde verificare se l’accusa di Taormina non abbia un qualche fondamento, come sembrerebbe dalle telefonate tra D’Ambrosio e Mancino, le quali non sono affatto ricostruzioni giornalistiche, ma solidi elementi di prova.
Se così facesse, ne dovrebbe rispondere ai cittadini.
La messa in stato d’accusa è faccenda assai delicata e molto seria ai fini della salvaguardia della dignità delle nostre Istituzioni e nessuno è autorizzato a sorvolare e a prenderla con leggerezza. Fa carico al Comitato esperire ogni azione che possa liberare il Quirinale da un sospetto così infamante.
Perciò voglio augurarmi che il Comitato, anziché sbrigarsela in fretta lavandosene le mani e assolvendo con ciò il capo dello Stato, si ricordi che le accuse di Taormina trovano riscontro  nei nastri conservati alla procura di Palermo (quindi altro che ricostruzioni giornalistiche!) in cui sono registrate le telefonate inquietanti, e note a tutti, quindi anche al Comitato,  tra D’Ambrosio e Mancino.
Vi è un solo modo, dunque, di procedere per appurare la verità, e di fare il proprio dovere come si aspettano i cittadini, ed è quello che il Comitato chieda alla procura palermitana di trasmettergli i nastri contenenti le telefonate tra Mancino e Napolitano.
L’art. 90 parla chiaro e non pone limiti al Comitato nel caso in cui il capo dello Stato sia messo sotto accusa da un cittadino che chiede che sia accertata la verità su quanto denuncia. E la verità può essere cercata solo nei nastri secretati. Taormina, ossia, non si è inventato nulla, come non se la inventano tutti quei cittadini che vogliono conoscere la verità, dopo aver letto quanto D’Ambrosio diceva di Napolitano a Mancino.
Vediamo se domani dovremo ancora una volta vergognarci delle nostre Istituzioni.


Intervista di Lillo a Sabelli, qui


Il vaniloquio di Giuliano Ferrara, qui


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Bart