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Tre interrogativi incombono

4 Dicembre 2010

In questa fase convulsa della legislatura l’unico elemento che appare certo è che Silvio Berlusconi non si dimetterà prima del 14 dicembre: la crisi di governo, se ci sarà la sfiducia in almeno una delle due Camere, dovrà essere sancita in parlamento e solo dopo aver ricevuto la sfiducia nella sede istituzionale propria Berlusconi salirà al Colle e rassegnerà le dimissioni.

Salvo che non prevalga la ambigua tessitura di Gianni Letta, a proposito del quale considero attendibili le rivelazioni di Wikileaks, nonostante le dichiarazioni laudative espresse ieri da Berlusconi nei confronti del consigliere più ascoltato. C’è una ragione perché le considero attendibili. Perché corrispondono perfettamente all’idea che mi sono fatto, non da oggi, di Gianni Letta.

I consigli di Letta non sono stati mai a pro del cavaliere, ma inseriti in una trama corrosiva finalizzata alla sua sconfitta. Un abile doppiogiochista, e non è un caso che si parli di lui come il successore di Berlusconi in un eventuale governicchio.
Ma diamo per scontato che Berlusconi mantenga la barra dritta e giochi bene la sua carta vincente.

Ci sono però tre domande che incombono, e a cui bisogna tentare di dare una risposta.
La prima domanda riguarda l’insistenza, fortissima e inusitata, con cui si chiede a Berlusconi di dimettersi prima del 14 dicembre. Perché lo si fa? Eppure ormai il 14 dicembre è alle porte. A che vale dunque insistere? Ho già toccato nei giorni scorsi questo punto. Il voto in parlamento metterà allo scoperto le tante ambiguità e i tanti tradimenti che si sono consumati in questi mesi, e li metterà allo scoperto davanti ai cittadini. Tutto ciò, ossia mandare in crisi un governo che sta reggendo una situazione di crisi internazionale senza precedenti, non giocherà certo a vantaggio di chi farà cadere il governo. Un governo – e su questo non ci possono essere dubbi – che è sempre migliore di un governicchio che passerebbe il tempo che rimane da oggi alla primavera a scontrarsi su una nuova legge elettorale per la quale finora l’opposizione non è ancora riuscita a trovare un accordo.

Ieri su Libero si poteva leggere un significativo articolo a firma F. C., che denunciava a questo proposito un malessere rispetto al Fli dell’ideologo di Farefuturo, Alessandro Campi:

“Campi ad esempio, come ha scritto anche ieri sul Mattino, giudica la creazione di una maggioran ­za parlamentare antiberlusconiana, che tanto piace all’ala dura di Fli, «un regalo propa ­gandistico fatto al Cavaliere, un oggettivo obbrobrio politico-istituzionale, il governo degli sconfitti a danno dei vincito ­ri, un esecutivo senza nerbo politico, senza programma e obiettivo, destinato a durare appena qualche mese ».”

La seconda domanda riguarda il perché Fini sia così sicuro che non ci saranno le elezioni anticipate. Ne ho già parlato in un altro articolo. Ma ieri Fini queste assicurazioni le ha rinnovate ai suoi, ovviamente per ricompattarli, visto che alcuni moderati sono restii a dare la sfiducia.
Da dove deriva tanta sicurezza a Fini? Se pensiamo che:
a) Fini ha ridotto al silenzio Napolitano che mai ha redarguito i suoi comportamenti,
b) Fini ha cercato, e per il momento con successo, di non farsi condannare per gli scandali che lo hanno coinvolto,
c) Fini ha usato la sua carica e la sua sede istituzionale in spregio ad ogni regola (ha chiesto perfino le dimissioni del governo!),
non possiamo che dedurre e sospettare che Fini abbia alle sue spalle tali poteri di copertura da far impallidire qualsiasi precedente. Non si tratterebbe, a mio avviso, dei soli poteri di casa nostra (troppo deboli e insufficienti), ma di poteri ben più ampi e diffusi, ai quali la politica internazionale imbastita dal governo Berlusconi dà fastidio. Una politica che è riuscita ad aprirsi varchi anche laddove tanti precedenti governi nostrani avevano fallito. Si pensi al mondo arabo, si pensi al pianeta russo. Qui Berlusconi sta sottraendo grossi affari ad altri Paesi dell’Occidente, che certamente hanno deciso di non restare più a guardare. Ricordate il caso di Enrico Mattei, presidente dell’Eni, il cui aereo fu fatto saltare in aria, poiché la sua politica era orientata a trattare grosse commesse fuori dalla sfera Usa?: “Entrando nel “Consorzio per l’Iran” l’Agip avrebbe ottenuto quell’accesso diretto alla materia prima che le mancava, ma la richiesta di Mattei fu respinta. Se le concorrenti si erano riunite in un cartello, che Mattei battezzò delle “sette sorelle”, l’Eni poteva ben muoversi da indipendente, cercando nuovi accordi e nuove alleanze commerciali per svincolare l’Italia dal ricatto commerciale straniero. Mattei cercò allora il rapporto diretto con lo Scià di Persia e la NIOC ottenendo una concessione a condizioni particolarmente favorevoli per l’Iran, ma attirandosi in tal modo l’inimicizia del cartello delle sette sorelle. Altre porte trovò pregiudizialmente sbarrate, sinché ebbe notizia di essere oggetto di una campagna di discredito ordita a sua insaputa da parte delle sette sorelle e decise di ponderare meglio e più accuratamente la sua azione.
Il 27 ottobre 1962 il suo aereo privato si schiantò a Bascapè (Pavia), in un incidente le cui cause non furono mai chiarite, fino a poco tempo fa, quando vennero ritrovati segni di esposizione a esplosione su parti del relitto, sull’anello e sull’orologio di Mattei.“. Qui).
Non è un caso che un tale raffronto abbia in questi giorni attraversato la mente di molti italiani. Lo stesso Berlusconi ha dichiarato di nutrire questa preoccupazione, come si leggeva ieri nell’articolo su Repubblica di Francesco Bei:

“«Non vorrei â— ha buttato lì a mo’ di battuta â— che mi facessero fare la fine di Mattei ». Non con un aereo che si schianta, nell’epoca di Internet «basta cucinare qualche polpet ­ta avvelenata e metterla in rete ». Enrico Mattei, il fondatore del ­l’Eni che morì in un misterioso incidente aereo. O il Bettino Craxi che a Sigonella «difese la sovranità nazionale » e poi ven ­ne travolto da Tangentopoli. So ­no questi i due fantasmi che ven ­gono in mente al premier nell’ora del pericolo.”

La terza domanda riguarda il senatore Beppe Pisanu, corteggiato da Fini al punto che non si è vergognato di invitarlo nel suo ufficio alla Camera per convincerlo a cambiare casacca. È il punto debole di Berlusconi. Ma Pisanu ha davvero dei vantaggi a mettersi contro Berlusconi e il Pdl? No. Vediamo perché.
Se dovesse cambiare casacca subito dopo il voto di fiducia (che ha promesso di rispettare), quale indosserebbe? Probabilmente quella del Fli. A quale scopo? Per paura delle elezioni anticipate? E perché mai? Pisanu, essendo un vecchio parlamentare ha già maturato la sua bella pensione. E allora? Teme che andando ad elezioni anticipate non sarà ricandidato dal Pdl?
Ma è così sicuro che il Fli alle elezioni otterrà tanti seggi da accontentare tutti i suoi pretendenti? E chi accontenterà per  primi, i suoi fedelissimi o Pisanu?
Secondo me Pisanu rischia di rimanere a casa se indosserà la casacca del Fli.

Ma ammettiamo che si faccia un governicchio, magari retto dallo stesso Pisanu (per spingerlo a lasciare il Pdl, ma la concorrenza di Gianni Letta è fortissima): crede Pisanu che questo governicchio arriverà a fine legislatura? O non si fermerà, come prevede il finiano Alessandro Campi, entro pochi mesi?
E allora saremmo da capo. Ossia Pisanu si troverebbe davanti a quelle elezioni che intendeva evitare per paura di non essere ricandidato. Ma anche se riuscisse a portare a termine la legislatura, sarebbe così sicuro di essere candidato dal Fli in una posizione tale da essere rieletto?
La verità è che, lasciando il Pdl, Pisanu si chiuderebbe da solo la strada per una rielezione.

Il solo modo per poter contare su di una rielezione è quello di restare fedele al Pdl, e di restarvi proprio in un momento difficile del partito. Il Pdl ha bisogno, non di traditori e personaggi ambigui, ma di personaggi che rispettino fino in fondo il mandato degli elettori.
Non vi è dubbio, perciò, che la fedeltà al Pdl è la sola carta che ha in mano Pisanu per essere rieletto.

Ma ormai siamo al countdown. E quindi prepariamoci ad osservare come Napolitano giocherà le sue prerogative. Difficile, come ho già scritto, che egli presti il fianco ad un ribaltone che avrebbe vita breve e sciagurata. E in un frangente di crisi internazionale pesante come questa. A mio avviso, anche per lui la strada migliore sarebbe quella di sciogliere le Camere e lasciare al governo in carica, ossia a Berlusconi, il compito di portare il Paese fino alla primavera, quando la parola tornerà agli elettori.

E sul dopo elezioni avanzo una mia ipotesi. Alla faccia degli untori e dei restauratori della prima Repubblica, Berlusconi, anche se per pochi voti, vincerà le elezioni di primavera insieme con la Lega Nord, e grazie all’indispensabile (per ogni sistema elettorale italiano, anche futuro) premio di maggioranza, riscuoterà la fiducia delle nuove Camere. Una fiducia che, emanando da due sole forze che hanno dimostrato in questi mesi difficili una fedeltà reciproca a prova di bomba, consentirà di continuare l’opera riformatrice dello Stato.

P.S. Quando ieri Fini ha dichiarato che non andremo alle elezioni (ma lo aveva già fatto giorni prima), il capo dello Stato non è intervenuto. Quando invece è il Pdl a dire che, se non ci sarà una maggioranza adeguata, si andrà alle elezioni, allora il capo dello Stato interviene. Soltanto dopo la dura posizione di Verdini, il capo dello Stato si è scomodato a diffondere una nota, invitando tutte le parti a non esprimersi su prerogative che riguardano esclusivamente il capo dello Stato.

Si legge:

“Tra gli altri, oggi il presidente della Camera Gianfranco Fini, ha chiamato in causa proprio il presidente della Repubblica quasi «interpretandolo » come ha accusato il ministro Altero Matteoli: Se il governo il 14 dicembre non otterrà la fiducia «l’Italia non andrà a votare », ha detto Fini aggiungendo che «il capo dello Stato sa cosa fare ». «Non si andrà a votare ma non si potrà continuare con la situazione che c’è oggi. Non dico di più », ha concluso il presidente della Camera. Quindi Matteoli ha criticato non solo la presa di posizione di Fini, ma anche il fatto che il Quirinale non abbia diffuso «note di protesta » per questa invasione di campo. Poi in serata la puntualizzazione dagli ambienti del Colle.”

La sicurezza che Fini sta ostentando è più che sospetta, come ho scritto. La domanda è: A che gioco giochiamo, sig. Napolitano? Non ci prenda per fessi. I cittadini non sono più i pecoroni della prima Repubblica!

Articoli correlati

“Parole rozze e autolesionistiche” di Massimo Fraanco. Qui. Da cui estraggo:
“Ma l’episodio di ieri sera lascia intravedere quali pressioni è destinato a subire il Quirinale. Fini ieri ha sostenuto che «il capo dello Stato sa cosa deve fare nel rispetto della Costituzione ». Ed ha escluso il voto anticipato, facendo insorgere il resto del centrodestra e creando malumori anche al Quirinale. Per il Pdl era una scorrettezza istituzionale che richiedeva l’intervento di Napolitano. Il problema è che quando il Colle si è mosso, qualcuno nel Pdl già aveva reagito attaccandolo: quasi un’anticipazione dello sfondo di veleni sul quale Napolitano sarà presto chiamato a svolgere il suo ruolo cruciale di arbitro.”

“Ma perfino l’ideologo di Farefuturo, Alessandro Campi, avverte che «una maggioranza parlamentare antiberlusconiana ed un governo tecnico sarebbero un regalo al premier ed un obbrobrio politico-istituzionale ».”

“Su Libero la letterina ai traditori”. Qui.

“I sospetti di Berlusconi sul Colle. “C’è un patto per evitare il voto” di Carmelo Lopapa. Qui.

“Mosca compra 2.500 Lince «Altro che affari personali »”. Qui.

“Quanto può costare a Fini la sua manovra centrista contro il Cav.” di Salvatore Merlo. a href=”http://www.ilfoglio.it/soloqui/7008″>Qui.

“Evitare la conta”. Letta in campo per uscire dalla crisi” di Ugo Magri. Qui.

Ruini. “Il cardinale al Forum dei cattolici: rafforzare il ruolo del governo e mantenere sistema maggioritario”. Qui.


Letto 1517 volte.


8 Comments

  1. Commento by Mario Di Monaco — 4 Dicembre 2010 @ 14:34

    Presto i paesi della Comunità Europea saranno costretti, sotto la pressione di una Germania sempre più insofferente a subire gli alti costi dei danni provocati dall’allegra finanza di taluni soci,  a sottoscrivere un patto di stabilità che impegnerà i singoli Stati a riportare entro 10 anni lo stock di debito pubblico entro la soglia massima del 60% del PIL. Per l’Italia questo significherà dover destinare ogni anno, in aggiunta a quanto servirà per avviare un’improcrastinabile politica di sviluppo, risorse per non meno di 30 miliardi.

    E’ ovvio che manovre di tale portata possono essere realizzate solo da governi forti capaci di sfidare l’impopolarità.

    In un tale difficile contesto, pensare di risolvere la crisi politica con governicchi di salute pubblica, o peggio ancora con modifiche alla legge elettorale che indeboliscano la governabilità, riducendo o togliendo il premio di maggioranza, mi pare un’assurdità.

    Ciò che invece occorre, è presentarsi senza indugi agli elettori con una coalizione affidabile, che   privilegi la coesione ai compromessi volti ad aumentare il numero delle liste aderenti, in modo che poi, in caso di vittoria, sia  capace   di realizzare senza intralci il programma proposto e concordato.

    Gli italiani sono maturati e sapranno apprezzare e premiare un tale sforzo.

  2. Commento by Cesare — 4 Dicembre 2010 @ 15:30

    A proposito di Eni, sul Corriere della Sera la pensano un po’ diversmente, riguardo ai lucrosi affari che Berlusconi ci farebbe fare in Russia. Tanto per sintetizzare, il pezzo si conclude cosi’: “perché l’Eni si impegna in un investimento miliardario per raddoppiare le onerose importazioni dalla Russia quando c’è tanto gas più a buon mercato nel mondo e il governo promette il nucleare? Chi ci fa l’utile?”

    Come leggerai, ci sono giudizi molto pesanti (su Berlusconi, e piu’ in generale sul livello di competenza di chi fa le scelte sulle strategie energetiche in Italia).

    (Tanto per dare un diverso punto di vista. Poi magari sul Corriere sono al soldo degli Americani e Berlusconi e’ il nuovo Mattei, non metto in dubbio)

     

     

  3. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Dicembre 2010 @ 16:00

    Non posso linkarlo, Cesare, ma leggi l’articolo di Ferrara sul Foglio da cui estraggo:
    “Il Corriere ha deciso l’attacco all’Eni e al suo profilo strategico nonché al retroterra diplomatico, tessuto allo stesso titolo da Berlusconi e dai governi di centrosinistra, che lo ha reso possibile.”

  4. Commento by Felice Muolo — 4 Dicembre 2010 @ 19:58

    Il presidente della repubblica  dovrà, per dovere istituzionale, se Berlusconi non ottiene la fiducia, dare il mandato esplorativo. Il risultato che si otterrà  sarà  una maggioranza effimera. A questo punto, il presidente della repubblica dirà di  andare ad elezioni anticipate. Ci può stare? In  politica bisogna salvare la forma.

  5. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Dicembre 2010 @ 21:00

    Anch’io, Felice, sono convinto che Napolitano non autorizzerà alcun governicchio. Per cui si dovrà tornare alle urne.

  6. Commento by Simone — 4 Dicembre 2010 @ 21:03

    Nella tua ricostruzione scordi che se si dimette Berlusconi ripartono i suoi processi e se la Corte Costituzionale boccia il “legittimo impedimento” ripartono anche se rimane in carica e le condizioni per fare una nuova “leggina” proprio non ci sono. Insomma molti nel Pdl non si scoprono ancora ma se si dimette Berlusconi tutti cominceranno a pensare a cavarsela senza di lui. La sentenza sul processo Mills è prossimo alla sentenza.

    Se Berlusconi di dimette prima del 14 può essere reincaricato e scendere ad un accordo con Fini, come Bossi sta consigliando. Se il “legittimo impedimento” non cade i processi non ripartono. Comunque in cambio di una nuova maggioranza di centro-destra con Fini e Casini un nuovo “legittimo impedimento” si potrebbe trovare.

    Se Berlusconi decide di fare una prova di forza allora avrà deciso di assumersi tutti i rischi di un fallimento.

  7. Commento by Bartolomeo Di Monaco — 4 Dicembre 2010 @ 22:03

    Credo, Simone, che Berlusconi abbia scelto di assumersi tutti i rischi. Ed io sono d’accordo con questa scelta. Se la situazione economica è grave, e lo è, chi provoca le dimissioni del governo è un irresponsabile. Questo governo ha al momento fatto meglio di quanto avrebbero saputo fare Bersani & c.

  8. Commento by Simone — 4 Dicembre 2010 @ 22:57

    “Questo governo ha al momento fatto meglio di quanto avrebbero saputo fare Bersani & c.”

    Affermare quello che affermi non lascia spazio ad altri commenti: è pura propaganda!

    Quando ti avevo detto che il 14 non era una data a caso mi hai risposto a male parole ma invece sembra proprio che a causa del voto di fiducia la sentenza della Corte Costituzionale debba essere rinviata poichè il deputato Ghedini che dovrà essere presente in aula non potrà essere difensore davanti alla Corte.

    Comunque rilassati, sembra che Tremonti possa essere disponibile e sappiamo quanto sia più leghista che forzista. Calderoli sta difendendo Napolitano dagli attacchi di Verdini.

    Il 14 è vicino ma è ancora lontano.

     

    PS: partecipando a questo blog si rischia di prendere un virus Trojan, non so se ne sei al corrente.

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