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Troppe promesse?

30 Aprile 2013

Forse Letta nel chiedere la fiducia alla camera ha esagerato un po’, se è vero che, come minimo, gli interventi che ha promesso ci costeranno almeno 100 miliardi di euro (stime Fassina), e dunque resta l’interrogativo dove possano essere snidati.

Non v’è dubbio che la macchina dello Stato costa una montagna di soldi, e perciò è anche da lì che può affluire una parte consistente delle risorse necessarie, ove Letta riuscisse là dove altri hanno fallito quando si sono levate le barricate a difesa dei cosiddetti privilegi della casta. Avrà, ad esempio, il coraggio di ridurre ai minimi termini gli apparati del quirinale e degli altri vertici delle istituzioni? Al momento tutti i tentativi sono falliti, e perciò se anche Letta farà fiasco, non solo autorizzerà i cittadini a nutrire dubbi sulla sua effettiva volontà di cambiamento, ma sarà costretto a ricorrere a nuove tasse, ritornando nell’alveo della consuetudine secondo la quale la casta gode e gli altri piangono.

Letta dovrebbe proporsi di realizzare il programma di sviluppo delineato traendo le risorse dalla pletorica macchina dello Stato e dagli sprechi, che continuano ad essere una piaga intollerabile.
Se dovesse mettere le mani nelle tasche degli italiani, saremmo da capo, e tornerebbe a svolgersi davanti ai nostri occhi il vecchio film che conosciamo a memoria.

Nel discorso tenuto ieri alla camera c’è un punto che mi trova d’accordo con pieno convincimento, e riguarda la valorizzazione delle nostre bellezze naturali, culturali e artistiche.
Ho scritto più volte che un ministro risoluto e competente potrebbe trarre da questo patrimonio, invidiatoci da tutto il mondo, più di quanto occorre al Paese per risanare le sue finanze, e avviare, dopo l’azzeramento per via graduale del debito pubblico, una politica economica orientata a costruire un modello di Stato attento ai bisogni dei cittadini.

Quante cose si potrebbero fare una volta aperta la miniera d’oro delle nostre bellezze naturali, culturali e artistiche e una volta eliminato il debito pubblico! Un’Italia in grado di investire sullo sviluppo con capitali propri assicurerebbe alle generazioni future una vita degna di questo nome.

Letta è stato tra i più espliciti su questo punto rispetto ai suoi predecessori, e mentre questi ultimi hanno presto abbandonato il progetto, il nuovo premier lascia sperare che questa sia finalmente la volta buona.
Come ci sono Nazioni beneficate dalla natura con immensi giacimenti naturali: dal petrolio, al gas, ai diamanti, alle materie prime necessarie alle nuove tecnologie, all’oro, al carbone, e così via, così l’Italia è stata baciata dalla natura con il dono della bellezza paesaggistica e con il genio dell’arte.
Questa è la nostra miniera aurifera, questa è la nostra poderosa risorsa naturale.

Quanto durerà questo governo che oggi riceverà la fiducia anche del senato?
Credo che abbia la scadenza segnata dal raggiungimento degli obiettivi principali che, dopo quelli economici il cui iter non prevede particolari e lunghi percorsi da compiere se assistiti dalla maggioranza cospicua presente in parlamento, sono soprattutto quelli delle riforme istituzionali.

Si parla di almeno due anni, e ieri il nuovo presidente del consiglio si è dato un significativo appuntamento fra 18 mesi per confrontare i risultati rispetto agli obiettivi e per trarne le conseguenze. Ciò vuol dire che proseguirà solo in presenza di risultanze positive, ed in ogni caso la legislatura avrà termine non appena sarà varata una nuova legge elettorale.

La nuova legge elettorale sarà forse l’ultimo obiettivo del programma, visto che sarebbe completamente illogico continuare a tenere in vita un parlamento la cui rappresentanza è impostata su criteri considerati non più rappresentativi.
Poiché da domani il governo sarà nel pieno delle sue funzioni, torniamo ad augurargli buon lavoro.


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