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Un altro 14 dicembre

14 Ottobre 2011

L’opposizione non riesce proprio ad azzeccarne una.
A Di Pietro bisognerebbe stampare sul viso quel suo “Che c’azzecca” per fargli intendere che il comportamento dell’opposizione, che si è assentata dall’Aula fino al momento della votazione, è proprio uno di quelli che conla Costituzionenon ci azzeccano per nulla.

Ora che il governo ha avuto la conferma della fiducia da parte del parlamento, si può ben dire che l’atteggiamento dell’opposizione è stato di stampo deplorevolmente eversivo.
Si sono spregiate le Istituzioni per una volgare ricerca del potere; ossia, si è tentato (e ancora si tenterà) di sostituire un governo espresso dagli elettori e continuamente confermato nei suoi pieni poteri dal parlamento, con un’ammucchiata di usurpatori. Direi perfino: barbari usurpatori, giacché un comportamento di questo genere è pura barbarie.

Un governo che gode la fiducia del parlamento, gode la fiducia della massima Istituzione del nostro Stato, ed è perciò degno di rispetto.
L’opposizione, a questo punto, dovrà ricominciare a studiare partendo dall’Abc le regole della nostra democrazia. La violenza dell’odio, da cui è offuscata, l’hanno resa oggi non adatta a partecipare alla vita democratica del Paese.
L’aventino praticato cervelloticamente si configura, a mio avviso, come un colpo di stato, fortunatamente fallito.

Perfino il sinistrorso Pierluigi Battista, ha dovuto ammettere che non si tratta di cosa degna. Stamani scriveva:

“Nell’attesa del prossimo, certo, «incidente » che deprimerà sempre più il popolo del centrodestra e galvanizzerà i propugnatori di spallate dal più che dubbio profilo costituzionale, una possibile, dignitosa via d’uscita ancora c’è. Ed è l’ultima.”

Inoltre, ciò che è stato fatto nei giorni 12, 13 e 14 ottobre, senza che alcuna Istituzione (capo dello Stato in testa) abbia fatto notare l’anomalia costituzionale, costituirà per il futuro un esempio che potrà essere imitato proprio richiamando a questa barbara esperienza, praticamente approvata da tutte le massime cariche dello Stato.
Nessuno – se lo ricordino quelli dell’opposizione, Casini in primis –   potrà sanzionare, se non cadendo nel ridicolo, un analogo comportamento che dovesse verificarsi in avvenire.

Ma si sa bene che l’opposizione è brava a gabellare gli italiani, e farà finta che ciò non sia mai accaduto, come ha fatto Franceschini, il quale ha rimosso dalla memoria le sue parole pronunciate appena qualche mese fa e che il deputato Silvano Moffa gli ha ricordato (l’interessato assente, ovviamente, insieme con tutta l’opposizione).
Questa la parte dell’intervento di Moffa che interessa:

“Tuttavia, resta aperto il problema politico sul quale vorremmo interrogare l’opposizione, la quale continua, anche oggi, ad essere assente in Aula. Riteniamo che questo sia davvero un atteggiamento che lede la dignità del nostro Parlamento.
E lo diciamo soprattutto a lei, onorevole Franceschini, che non più tardi di qualche mese fa – in riferimento ad un voto che era stato reso in Parlamento e che aveva visto, anche in quella circostanza, la maggioranza soccombente, ma in quel caso addirittura su un processo verbale – dichiarava:
«Quanto accaduto ieri e stamattina dimostra che le opposizioni hanno il dovere di stare in Aula a fare le proprie battaglie. Finché io sarò capogruppo, noi staremo qui a fare le nostre battaglie. Di Aventino nella storia ce ne è già stato uno e visto com’è andato a finire, direi che può bastare. Noi restiamo in Aula a fare il nostro dovere ». Onorevole Franceschini, siccome questa dichiarazione anche questa mattina compare sul suo sito Internet personale, la inviterei a toglierla almeno per un minimo di coerenza.”

Concludendo, messa da parte l’opposizione confusionaria e inconcludente, ora il governo deve realizzare entro il 2013 ciò che gli interventi degli esponenti della maggioranza hanno richiesto, e si tratta delle note riforme, che sembrano avere il passo della lumaca. Se questo passo lento, anzi lentissimo, continuerà, non è detto che il governo possa arrivare al 2013. Qualcuno degli attuali malpancisti staccherà la spina.
Il caos che ne deriverà sarà ovviamente attribuito all’incapacità di Berlusconi di passare dalle parole ai fatti.

Ho già scritto che Berlusconi ha un solo modo per portare a casa le riforme entro la scadenza della legislatura: sottoporle di volta in volta, dopo che sono state elaborate con il contributo almeno della maggioranza, in Aula insieme con la richiesta su di esse del voto di fiducia.
Chi vorrà far cadere il governo lo dovrà fare a viso aperto, senza trabocchetti e trame nell’ombra.
Le opposizioni, dopo ciò che hanno combinato con l’aventino, non potranno più gridare che con il voto di fiducia si sottrae al parlamento la sua funzione. Hanno perso il diritto di censurare la maggioranza.

Spero che Berlusconi mi dia ascolto. O altrimenti brucerà, con questa inerzia e con questa mancanza di comando, tutta intera la sua esperienza politica intrapresa all’insegna di un rinnovamento che non c’è stato.

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“Fanno i conti senza l’oste” di Mario Sechi. Qui.

“Dopo la fiducia Berlusconi passa all’incasso: “Il golpe è fallito, l’opposizione è allo sbando” di Sergio Rame. Qui. Da cui estraggo:

“In collegamento con Studio Aperto, il premier accusa apertamente le opposizioni di aver tentato un vero e proprio golpe per buttare a terra il governo. Ma non ci sono riusciti. E la spallata è finita nel nulla, proprio come era accaduto il 14 dicembre scorso. Allora la figuraccia l’aveva fatta il leader del Fli Gianfranco Fini, ieri tutto il centrosinistra che aveva provato a disertare la Camera per far mancare il numero legale. “Si sono esposti a una gran brutta figura davanti agli italiani”, dice Berlusconi puntando il leader pd Pierluigi Bersani, il centrista Pier Ferdinando Casini, Antonio Di Pietro e, ancora una volta Fini.”

“E ora, caro Cavaliere, osi l’impossibile…” di Marcello Foa. Qui. Da cui estraggo:

“Osi, finalmente, a costo di rischiare un’impopolarità temporanea e poi si ritiri. Così servirà davvero il Paese e passerà alla Storia; altrimenti vivacchierà per qualche mese e correrà il rischio di uscire di scena dalla porta di servizio, rimpianto da pochi fedelissimi tra l’indifferenza dei più.”


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Bart