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Un articolo scemo

13 Settembre 2011

È quello che stamani ha scritto Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera, dal titolo “L’estetica di Berlusconi”.

Un articolo che poteva andar bene per una rivistina di gossip, ma che è un pugno in un occhio se lo leggiamo sul Corriere che fu di grandi direttori e giornalisti come Albertini e Montanelli.

È vero anche che il Corriere non può vantare più le qualità che emergevano al tempo dei succitati, e anche quando a scrivervi erano uomini come Carlo Bo, Giovanni Macchia, Riccardo Bacchelli, Arrigo Benedetti, Vittore Branca, Dino Buzzati, ed altri come loro.

Forse non è nemmeno colpa del Corriere. La colpa è che non esistono più intellettuali seri e rigorosi. Qualche volta addirittura impreparati, scrivono alla bell’e meglio nel timore che non scrivendo, scompaiano dalla scena italica e dai salotti.
Il loro argomentare è sempre sospetto. Il lettore vi si accosta spesso con diffidenza.
Raro che oggi il giornalismo possa insegnare qualcosa. Forse insegna solo a fingere e ad essere ipocriti.

L’articolo di Gian Antonio Stella è un condensato di banalità e di nullità.
Però è stato scritto per arrivare a dire ciò che stava nel gozzo dell’articolista, e cioè:

“Questo è il nodo: non vorremmo che la maschera giovanilista e sempre più irreale del Cavaliere che rifiuta lo scorrere del tempo fosse letta davvero, alla Baget Bozzo, come metafora di una politica che tende a rinviare la resa dei conti.”

Una serie di paragoni ridicoli ha preparato un tale stocco finale, scomodando i comportamenti del tutto opposti di uomini illustri, anziani anche più di lui:

“La storia dice che i giovani possono essere incantati da certi vecchi. Si pensi a Giovanni Paolo II o Nelson Mandela, Mario Monicelli o Sandro Pertini. Tutta gente che, alla sola ipotesi di tirarsi la pelle o tingersi i capelli, l’avrebbe buttata sul ridere”. Viene citato anche Napolitano.

Questo articolo squallido non può che far corona a quella diffusione delle intercettazioni telefoniche riguardanti il premier che mirano a colpirne la persona fisica, nella speranza che i suoi vizi privati, una volta messi in ridicolo, possano seminare quella voglia di prenderne le distanze, tanto vagheggiata dall’opposizione.

Gian Antonio Stella finge di non ricordare che ben altri uomini, finiti addirittura sui libri di storia, non hanno disdegnato, anche in età veneranda, di porre cura alla propria persona, e non per questo si sono meritati l’attenzione che Stella ha pensato bene di riversare sul premier.
È un modo deplorevole di agire, e spero che l’articolista, prima o poi, se ne dolga.    


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Bart