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Due articoli

14 Gennaio 2012

Declassata la Francia. E ora ridi, pagliaccio
di Vittorio Feltri
(dal ‚ÄúGiornale‚ÄĚ, 14 gennaio 2012)

A forza di prendere schiaffoni in faccia, chissà se i soloni europei (e anche italiani, naturalmente) capiranno che questa crisi non si guarisce con i pannicelli caldi imposti da Angela Merkel agli Stati nazionali. Serve ben altro: una vera politica comunitaria, economie coordinate, unità di vedute, revisione dei trattati che non sono da considerare tavole della legge, ma regole da rinnovare in base ai mutamenti della realtà.

Ma questi sono discorsi teorici. E invece qui √® necessario scendere sul terreno della vita quotidiana che riserva sempre qualche sorpresa. L’ultima, in ordine di tempo, √® il declassamento della Francia (dell’Italia, della Spagna e del Portogallo) che ha perso la tripla A, come a suo tempo la perse l’Italia suscitando lo scherno di molti osservatori, a dire il vero poco neutrali e niente affatto sereni. Sissignori. L’agenzia di rating Standard & Poor’s,ieri,a mercati aperti e in prossimit√† del week end, ha pensato bene di prendere a calci anche gli spocchiosi transalpini, retrocedendoli senza riguardo insieme con noi.

Inutile dire che la notizia ha provocato un terremoto micidiale nelle Borse del vecchio continente. Con le inevitabili conseguenze: un attacco di panico non solo tra i finanzieri, ma anche fra i risparmiatori che da troppi anni vengono salassati. La botta rifilata ai francesi non stupisce pi√Ļ di tanto. Il declassamento era nell’aria da settimane, ma tardava a venire e a Parigi si erano illusi che il pericolo fosse ormai superato.

Superato un corno. A uno a uno, i Paesi boriosi che guardavano il nostro dall’alto al basso sono destinati a subire lo stesso trattamento avuto dall’Italia. Conviene ricordare quel che accadde alcuni mesi orsono a Silvio Berlusconi, quando si rec√≤ a un vertice con Nicolas Sarkozy e Angela Merkel allo scopo di illustrare i piani del governo per rimettere a posto i nostri conti (deficit e debito pubblico). Il Cavaliere parl√≤. Poi la cancelliera lanci√≤ uno sguardo d’intesa al presidente francese ed entrambi scoppiarono a ridere, come per dire: ci si pu√≤ fidare di questo qua? Sarkozy in particolare dette l’impressione di essere molto divertito. Pieno di s√©, esamin√≤ con commiserazione il premier italiano senza abbandonare un sorriso melenso. Ecco. La nemesi storica √® arrivata puntuale a sgonfiare il pallone, affidando il compito di afflosciarlo a Standard & Poor’s, che non ha fallito il colpo: centrata e abbattuta la terza A. Il che significa in termini brutali che la Francia, l’Italia, la Spagna e il Portogallo pari son nel giudizio internazionale sulla loro affidabilit√†.

E allora quale motivo aveva Sarkozy di sfottere Berlusconi? Ora vediamo se ha ancora voglia di deriderci o se non ritenga pi√Ļ dignitoso andare a nascondersi, lui con la sua supponenza ingiustificata. √ą probabile che la bocciatura gli insegni almeno a non fare pi√Ļ il pagliaccio ridens. Intendiamoci. Noi non sposiamo la teoria ¬ęmal comune mezzo gaudio ¬Ľ. Non √® questo il problema. Ci riallacciamo piuttosto a quanto scritto sopra. I guai delle potenze europee dipendono in massima parte dalla cattiva gestione della Ue, che ha una vocazione burocratica e nessuna capacit√† di adeguare la propria politica alla congiuntura.

Per non parlare dell’euro, che ieri ha perso sul dollaro parecchi punti. La difesa della moneta unica sar√† anche doverosa (ne dubitiamo), ma non potr√† proseguire in eterno. Ci sar√† un momento in cui si capir√† che l’adozione della divisa comunitaria √® coincisa con l’inizio della sciagura. Basti pensare che l’Italia ha smesso di crescere dieci anni orsono. Non vuol dire nulla? Mediti il governo Monti che a due mesi dal proprio insediamento ha gi√† ricevuto un cattivo voto da Standard & Poor’s. Professori, forse non avete studiato abbastanza. Invece di pensare ai tassisti e agli edicolanti, preoccupatevi di cose serie. Altrimenti il Belpaese, dopo la batosta di ieri, far√† solo piangere i suoi cittadini. E il presidente bocconiano, che diceva di averci salvati dal burrone, passer√† alla storia per averci buttati gi√Ļ. O stiamo gi√† rotolando nel baratro?


Un ministro da cacciare
di Maurizio Belpietro
(da ‚ÄúLibero‚ÄĚ, 14 gennaio 2012)

Non c’√® niente da fare: la casa √® il punto debole di ogni italiano e gli uomini im ¬≠portanti non fanno eccezione. Pur di averla bella, comoda e in centro sono pronti a fare qualsiasi cosa: anche le stu ¬≠pidaggini. Ne sa qualcosa Claudio Scajola, che per l’alloggio di fronte al Colosseo ha detto addio alla carriera da ministro. Lo sta imparando a sue spese il titolare della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, che per un’abitazione, anch’essa con vista Colosseo, rischia di fare la stes ¬≠sa fine. La vicenda √® nota, ma la sunteg ¬≠giamo qui per il comodo dei distratti. An ¬≠ni fa, dopo lo scandalo di Affittopoli, gli enti previdenziali decisero di mettere in vendita il patrimonio immobiliare. Gran parte degli edifici era in periferia e occu ¬≠pata da gente con pochi soldi. Dunque, per invogliarla a comprare casa, l’Inps e gli altri istituti offrirono un supersconto, calcolando che se avessero venduto a terzi comunque avrebbero dovuto ab ¬≠bassare i prezzi come si fa quando gli appartamenti non sono liberi. E poi, dicia ¬≠mo la verit√†: non essendo di qualit√†, non √® che ci fosse la fila di chi voleva comprar casa. Cos√¨ gli enti si liberarono di un pa ¬≠trimonio che non sapevano gestire e – come dimostr√≤ lo scandalo degli affitti ai politici – quando lo gestivano era per trovare casa agli amici.

La grande svendita per√≤ non si ferm√≤ solo ai palazzi di periferia, ma si allarg√≤ pure a quelli in centro. Cos√¨, per poche centinaia di migliaia di euro, passarono di mano abitazioni di lusso o comunque di un certo prestigio. Ad accaparrarsele furono vari esponenti della Casta, i quali prima occupavano gli alloggi per poco prezzo, poi ne diventarono proprietari con congruo sconto. L’elenco √® lungo e vi si trovano politici, sindacalisti, boiardi di Stato, in pratica un pezzo della nomenklatura di questo Paese. Del grande regalo non entr√≤ per√≤ a far parte un paio di palazzi del centro, uno dei quali riguarda proprio il nostro Patroni Griffi, ministro tecnico del governo di sobriet√† nazionale. Immaginatevi il disappunto dell’alto papavero, all’epo ¬≠ca consigliere di Stato. Lui e gli al ¬≠tri inquilini dello stabile si senti ¬≠rono ingiustamente discriminati e, privati del megasconto, fecero fuoco e fiamme. Cause, citazioni, ricorsi: la storia and√≤ avanti anni. Alla fine a riconoscere il diritto al prezzo stracciato fu il Consiglio di Stato, consesso in cui Patroni Griffi era di casa, visto che ne faceva parte, e in cui il suo legale – l’av ¬≠vocato Carlo Malinconico, quello che si √® appena dovuto dimettere da sottosegretario per le vacanze gratis – era un habitu√© in quanto consigliere di Stato fino a un paio di anni prima. A dar ragione a Pa ¬≠troni Griffi e torto all’Inps contri ¬≠bu√¨ Roberto Chieppa, che di quel ¬≠la causa fu relatore e oggi √® segretario dell’Antitrust per merito di Rigor Monti.

In conclusione, il futuro mini ¬≠stro Patroni Griffi e i suoi coinqui ¬≠lini ottennero ci√≤ che volevano e cio√® di obbligare l’Inps a vendere con lo sconto. Mai si era visto un proprietario costretto a cedere un appartamento contro la propria volont√†, ma grazie alla sentenza del Consiglio di Stato, successiva ¬≠mente confermata dalla Corte costituzionale, successe anche questo. L’alto burocrate divenne dunque proprietario di110 metri quadratidi fianco al Colosseo sborsando appena 177 mila euro, all’incirca 1.500 euro al metro. Un prezzo che, spieg√≤ la sentenza, tiene conto del rischio statico, in quanto nei paraggi passa la me ¬≠tropolitana, certificando che se la cifra √® minima √® perch√© la casa ri ¬≠schia di crollare. L’allora ministro dell’Economia Domenico Sini ¬≠scalco, in un’audizione pubblica, parlando del caso disse che la vendita era un abuso per evitare di pagare il dovuto, ma la storia fi ¬≠n√¨ l√¨, senza che nessuno si distur ¬≠basse ad approfondirla.

Oggi il responsabile della Fun ¬≠zione pubblica protesta la pro ¬≠pria correttezza. E per dimostrare di non aver ottenuto favori, spie ¬≠ga che l’alloggio non era affatto una reggia, ma una stamberga, che soltanto grazie a costosi investimenti √® riuscito a riattare. An ¬≠che da questo punto di vista nulla di nuovo. Come Scajola e molti fortunati acquirenti di immobili di pregio con lo sconto, la giusti ¬≠ficazione √® sempre la stessa. Quando tempo fa, sulle pagine de il Giornale, mi occupai della grande svendita, ricordo che i be ¬≠neficiati si lamentarono tutti, so ¬≠stenendo di non aver ricevuto agevolazioni di alcun tipo. A leg ¬≠gere le loro lettere di protesta c’era quasi da compatirli, perch√©, sfortunati loro, avevano deciso di comprare simili topaie, cos√¨ mal ¬≠messe da meritare molti inter ¬≠venti. All’allora presidente del Se ¬≠nato Franco Marini, ex sindacali ¬≠sta e vecchio democristiano, in uno slancio di piet√† offrii di ri ¬≠comprare l’abitazione, maggio ¬≠rando il prezzo di mille euro. Ma alla fine, nonostante le magagne, forse perch√© si era affezionato al tugurio, Marini non me la ven ¬≠dette.

Viste le spiegazioni del mini ¬≠stro Patroni Griffi, offro anche a lui la stessa opportunit√† che diedi al presidente del Senato. A costo di accendere un mutuo, sono pronto a comprare casa sua allo stesso prezzo da lui pagato e con un premio di 30mila. Se la cifra da lui versata era congrua si tratta di un buon affare. Se non lo era, c’√® una sola via d’uscita: fare le vali ¬≠gie. Ma non dall’abitazione fron ¬≠te Colosseo: da Palazzo Chigi.


Letto 900 volte.
ÔĽŅ

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Bart