Un momento triste

di Bartolomeeo Di Monaco

Sono stato segretario provincciale dei bancari della Cisl (FIB-CISL) per 8 anni (1970-1978), e credo di aver svolto bene il mio incarico. Grazie all’art.28 dello Statuto dei Lavoratori ho anche difeso alcuni miei iscritti presso le varie Preture della provincia di Lucca. Una delle sentenze a me favorevoli (la controparte Monte dei Paschi di Siena era difesa dal compianto avv. Pier Luigi Del Frate), fu la prima in Italia di quella specie e, una volta passata in giudicato, finì sulla Rivista Giuridica del Lavoro e della Previdenza Sociale fondata e diretta dal giuslavorista prof. Ugo Natoli. Difesi anche una causa in cui la mia banca Cassa di Risparmio di Lucca era assistita dall’eccellente e celebre avv. Giuseppe Pera, professore emerito all’Università di Pisa, e padre della scrittrice Pia Pera. Quella causa non la vinsi ma l’avvocato interno della Cassa di Risparmio di Lucca, avv. Augusto Mancini (nipote di quel grande repubblicano e partigiano con il suo stesso nome e con una lunga barba che incuteva rispetto e timore), mi disse che era come se l’avessi vinta io, e infatti il lavoratore fu trattato secondo quanto avevo sostenuto nella mia difesa.
Furono piccole ma godibili soddisfazioni. Ero diventato perfino bravo nell’esprimermi secondo il linguaggio giuridico. So che il prof. Giuseppe Pera, dopo avere letto e ascoltato la mia difesa, espresse alla Direzione Generale della mia banca un giudizio lusinghiero su di me, e gliene sarò sempre grato.
Col tempo divenni funzionario, prima di classe C, poi di classe B. Sarei molto probabilmente passato alla classe superiore, A, se nel 1990, per motivi personali non mi fossi dimesso, stupendo la Direzione generale. Troppa era la mia passione di dedicarmi alla letteratura e forte il timore che il permanere ancora qualche anno in banca, mi avrebbe trovato vecchio e sottratto del tempo prezioso alla mia vita.
Scaduti gli 8 anni del mio mandato di segretario provinciale della FIB-CISL, venne eletta un’altra persona, ed è qui che accadde il fatto spiacevole che mi rattristò e deluse. Avevo fino ad allora partecipato, con ruolo sempre di primo piano, alla trattativa e stipula dei contratti aziendali, sia presso la Cassa di Risparmio di Lucca, sia presso la locale Banca del Monte. Chi abbia voglia di fare ricerche, troverà molti contratti con la mia firma.
Accadde che si doveva rinnovare il contratto dei funzionari della Cassa di Risparmio di Lucca. Ero già funzionario e mi aspettavo che il segretario di allora (che poi passò alla CGIL, e questo in seguito mi fece capire molte cose) designasse anche me nella delegazione; invece, nel corso di una riunione del Direttivo provinciale FIB-CISL mi disse che non mi designava poiché si temeva che vi fossero dei sospettosi e irregolari contatti tra me e la Direzione della Cassa di Risparmio. Ne fui addolorato, vedendo mortificato tutto il mio impegno profuso fino ad allora, ma dovetti ritirarmi, con molto rammarico e molta delusione. Questo ricordo è da me voluto, poiché, con mia sorpresa, nel Direttivo non ci fu nessuna rimostranza a mio favore, come se tutto ciò fosse scontato. Nemmeno l’amico carissimo Paolo Murri, che lavorava all’allora Credito Italiano, filiale di Viareggio, intervenne a difendermi. Mi difese, invece, con forza e calore (e non lo dimenticherò mai) suo fratello Piero, dipendente della filiale di Viareggio dell’allora Banca Commerciale Italiana.
Ebbi la prova che gratitudine e riconoscenza sono virtù importanti ma deboli, facilmente vinte da una qualsiasi manifestazione di gelosia o di invidia o di egoismo o di malafede addirittura.

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